Politica

Non solo euro. I perché del carovita in Europa

Articolo pubblicato il 25 marzo 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 25 marzo 2008
In Europa i prezzi aumentano e il costo della vita sale. La moneta unica, sempre più forte rispetto al dollaro, viene presa di mira. Opec, Bce, grande distribuzione: di chi è la colpa?

I prezzi continuano a salire e l'euro, che ha già oltrepassato la soglia di 1,50 nel cambio col dollaro, continua ad aumentare il suo potere. Nonostante il timore diffuso, la Banca Centrale Europea (Bce) non sembra pronta ad annunciare un abbassamento dei tassi. I politici, per spiegare la crescita debole, accusano l'euro forte, mentre l'Europa, identificata con la Bce, è ritenuta colpevole delle difficoltà economiche. Ma l'aumento dei prezzi è veramente da imputare alla moneta unica?

(Wfabry/Flickr)

I fattori naturali

Prima di puntare il dito sugli effetti anomali dell'euro forte, bisogna tenere conto di un insieme di altri fattori, tra cui alcuni cause strutturali e naturali, che hanno fatto aumentare il costo delle materie prime e delle derrate alimentari. Da questo punto di vista, quindi, l'esaurimento delle risorse naturali non rinnovabili, come il petrolio, unito al rifiuto dei Paesi Opec di aumentare la loro produzione, è in parte responsabile della vertiginosa impennata del prezzo del barile.

Allo stesso modo, la siccità che ha colpito l'agricoltura australiana nel 2006 ha contribuito a ridurre l'offerta mondiale di cereali, che si è tradotta in un decollo dei prezzi. L'esplosione della domanda dei Paesi emergenti e l'aumento della popolazione mondiale non hanno migliorato le cose. Infine è l'attuale pressione speculativa, in particolare alla Borsa di Chicago, dove sono negoziati i prezzi dei cereali, a completare l'impennata dei prezzi.

Le specificità nazionali: il caso francese

Come si spiega il fatto che i prezzi crescono meno velocemente in Germania che in Francia? Perché, di fronte a un aumento del prezzo del latte del 20%, il prezzo di alcuni prodotti – lo yogurt in particolare – in alcuni supermercati francesi sale del 40%? Questo significa che le strutture economiche nazionali, la grande distribuzione in particolare, influiscono sull'impennata dei prezzi. Sulla base di questi dati, il Primo Ministro francese, François Fillon, ha deciso di aprire un'inchiesta sui prezzi praticati dai commercianti, denunciando nel contempo gli abusi commessi dalla grande distribuzione, che ha particolarmente approfittato della legge Galland, un testo votato nel 1996 con lo scopo di vigilare sui rapporti tra la grande distribuzione e i fornitori, per tutelare sia questi ultimi che i consumatori.

«Perché il settore alimentare francese è dal 5 al 30% più caro rispetto agli altri mercati europei?», si chiedeva Fillon in un discorso all'Hotel Matignon lo scorso 25 febbraio. Le prime conclusioni di questa inchiesta «rilevano abusi reali» da parte di produttori e distributori, dichiara il premier francese il 29 febbraio.

La Commissione Europea, avendo rilevato questo aumento «ingiustificato» dei prezzi alimentari, ha invitato le autorità nazionali a combattere, se esistono, i cartelli tra i distributori.

I salari stagnanti

L'abbassamento del potere d'acquisto può essere anche dovuto ad un abbassamento, o almeno ad una stagnazione, dei salari. E la moneta unica non è completamente innocente. L'euro forte gioca un ruolo negativo sulle esportazioni: chi vuole comprare dall'Europa deve pagare più caro ed è quindi difficile per le imprese europee imporsi sul mercato estero. Le conseguenze? La crescita diminuisce e i salari pure.

Ma anche in questo caso bisogna tener presente i casi particolari: la Germania continua, infatti, ad esportare e, in generale, non tutti i Paesi europei sono stati colpiti da una crisi economica. L'Irlanda, per esempio, è in una fase di forte dinamismo.

Il dibattito sulla politica monetaria della Bce e i problemi di policy-mix (combinazione delle azioni monetarie e di budget) si apre. Al di là delle questioni sul potere di acquisto, il problema che si pone riguarda la coordinazione e l'uniformità delle politiche economiche e fiscali in Europa.

Foto: in homepage, fragment (wfabry/flickr), in alto nell'articolo (wfabry/flickr), centro commerciale (armel_rush/flickr)