Politica

«Non aspettiamoci risultati concreti. Il bello dell’Asem è il dialogo».

Articolo pubblicato il 05 settembre 2006
Articolo pubblicato il 05 settembre 2006
Willem van der Geest, Presidente dell’European Institute for Asian Studies di Bruxelles, analizza la posta in gioco del summit euro-asiatico del 10-11 settembre 2006.

Dr. Van der Geest, nel 2000 ha partecipato ad una conferenza internazionale sul futuro dell’Asem: come lo vede a sei anni di distanza?

Devo dire che ero e rimango ancora oggi ottimista, specialmente perché per gli Stati coinvolti l’Asem offre la possibilità di discutere di argomenti fondamentali. Ma attenzione: non aspettiamoci nessun risultato “concreto”. L’Asem non può essere considerato un’associazione di Stati. Si tratta di un incontro il cui scopo principale è e resta il dialogo.

Dunque non dovremmo avere particolari aspettative neppure nel summit di Helsinki. Gli accordi commerciali, ad esempio, saranno “congelati” fino alle prossime presidenziali francesi ed ai semestri di presidenza tedesco e francese?

Le elezioni francesi saranno un momento molto importante, questo non si può negare. Ma Helsinki non sarà focalizzato sui risultati: servirà per discutere e proporre. E probabilmente la vera importanza del prossimo meeting non sarà solo nelle discussioni sullo sviluppo sostenibile e su nuove politiche commerciali, come segnato in agenda.

Esiste però chi pensa che l’Asean (che riunisce 10 Stati del Sud-Est asiatico ndr) dovrebbe strutturarsi meglio per controbilanciare il peso dell’Ue nell’Asem. Cosa ne pensa?

Queste analisi non mi convincono. Certo le 38 nazioni che parteciperanno al Summit dovrebbero essere coordinate meglio, ma l’equilibrio dei poteri all’interno dell’Asem non è un problema. Ogni Stato ha gli stessi poteri. Paesi come Cina o Giappone non guidano gli altri. È questo che rende i meeting informali più seducenti, ed è probabilmente questa la chiave del successo dell’Asem.

Veniamo alle relazioni Ue-Cina. L’Ue vuole rinforzarle, specialmente sul piano economico. Allo stesso tempo esiste un crescente scetticismo riguardo agli effetti delle esportazioni cinesi su alcuni settori dell’economia europea. Ritiene che l’Ue sia pronta ad affrontare una questione così delicata con una voce unica, o si tratta di una questione nazionale?

Visto che l’Unione Europea ha finalmente una voce unica in questo campo, saremo in grado di lavorare sulla questione evitando di farla tornare ai singoli governi nazionali: è per questo che si è deciso di attribuire queste competenze, in maniera chiara, alla Commissione..

Eppure l’ultimo G8 in Russia ha mostrato alcune posizioni contrastanti anche all’interno degli Stati membri Ue: quando la delegazione francese ha proposto di cancellare l’embargo al commercio delle armi con la Cina ed il premier giapponese Koizumi ha dichiarato – forte del sostegno statunitense – la propria decisa opposizione, Angela Merkel ha assicurato che l’Unione avrebbe discusso il progetto con «cautela, considerando con attenzione tutti gli interessi coinvolti».

La proposta francese è decisamente importante non solo sul piano economico, ma anche su quello simbolico, questo va detto. Ma in quanto accaduto non dobbiamo vedere “un problema”. Semplicemente perché è questa l’Unione Europea. L’Unione è dialogo e discussione, e questo è ovvio: pensiamo solo a quanti Stati e quanti differenti Governi sono coinvolti. La discussione – e spesso il compromesso – sono la base del processo decisionale e del consenso dell’Ue.

Inoltre non dobbiamo dimenticare l’importanza di eventi futuri come le elezioni francesi ed i semestri di Presidenza tedesco e francese.

Per concludere, vede uno spazio per creare dei nuovi progetti di scambio culturale tra Ue e Cina, così finalmente da avere una migliore comprensione delle rispettive culture e creare un nuovo network non basato solo sugli scambi commerciali?

Assolutamente sì. Vedo questo spazio e devo dire che c’è moltissimo da fare.

Una sorta di progetto Erasmus tra Unione Europea e Cina sarebbe un progetto molto importante: permetterebbe agli studenti cinesi di vivere cosa sia l’Europa e viceversa.. Sfortunatamente esistono ancora due enormi problemi: abbiamo bisogno di più borse, vale a dire di più fondi. E l’altro grande problema è l’influenza che il Governo cinese vuole avere sull’intero processo: Pechino vuole avere tutto sempre sotto controllo e noi dobbiamo convincerli che possiamo portare avanti questi progetti, insieme, senza eccessive interferenze. Con maggiore libertà.