Politica

«No alla sede unica». Strasburgo vuole tenersi l’Europarlamento

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2008
Articolo pubblicato il 28 febbraio 2008
Ogni mese gli eurodeputati debbono viaggiare da Bruxelles al capoluogo alsaziano per la plenaria. Mentre commercianti e politici protestano, la città immagina le alternative. Per restare europea.

«La Ue non è centralista o federalista, è policentrica, e Strasburgo rappresenta proprio questo», affermano all’unisono Pascal Mangin, vice sindaco conservatore della città, e Pernelle Richardot, portavoce socialista locale. È per questo che le attività del Parlamento si sviluppano per tre settimane al mese a Bruxelles – dove si riuniscono i gruppi parlamentari –, e per una nella capitale alsaziana (che ospita la sessione plenaria).

«Non è logico avere due sedi del Parlamento europeo, ma dovendole unire preferisco che sia a Strasburgo», aggiunge Thierry Johannis, che lavora come commerciale in città. Rivolgendo la stessa domanda ai passanti, per strada, abbiamo ottenuto la stessa risposta: impiegati, commercianti, pensionati, studenti. Sono tutti d'accordo: l’accorpamento a Bruxelles non s’ha da fare.

Strasburgo, ma quanto mi costi?

Secondo l’eurodeputata liberale svedese, Cecilia Malmstrom, la processione mensile dei suoi 750 colleghi e le tonnellate di materiale di lavoro costano all’Ue 200 milioni di euro l’anno. Per questo nel 2006 ha aperto il sito oneseat.eu dove si chiede che il Parlamento svolga i suoi lavori solo a Bruxelles: ad oggi ha raccolto un milione di firme.

I Verdi rincarano la dose: «Il costo ecologico di questo spostamento è incoerente con la rigorosa politca ambientale che l’Ue ha intrapreso».

Bisogna aggiungere che lo stipendio dei funzionari è più alto in Francia che in Belgio, e che i mezzi di comunicazioni, treni o aerei, in questa città di 260.000 abitanti non sono particolarmente brillanti.

«Non riduciamo tutto ai costi economici», reagisce Mangin. «Se cediamo a questo quale sarà il prossimo taglio? Anche il multilinguismo è caro, no?».

«C’è un’importante lobby a favore della centralizzazione delle sessioni a Bruxelles», racconta Kayhan Karaça, giornalista. «Dopo ogni sessione centinaia di parlamentari firmano la petizione che chiede la diminuzione delle sessioni a Strasburgo e, da quattro-cinque giorni al mese, ora siamo a tre», conclude Karaça. «Da quando sono i parlamentari a decidere della sede di un Parlamento?», continua Mangin. «Il criterio di scelta sono, e devono rimanere, i valori comuni».

Verdi e socialisti per Bruxelles

Non esiste una posizione ufficiale dei gruppi parlamentari europei al riguardo, ma tra Verdi, Liberali e Socialisti la maggioranza è favore di una sede unica a Bruxelles.

Ma cosa ne pensa Eric Schultz, portavoce municipale dei Verdi a Strasburgo? Il partito ecologista è l’unico, a livello locale, ad essere a favore del “trasloco” a Bruxelles: «La sede la decidono le relazioni di potere tra gli Stati membri. Bisogna decidere quali sono le sfide e i valori del Ventunesimo secolo». Secondo lui i temi centrali saranno quelli legati al pianeta e all'ambiente, e crede che «Strasburgo debba ridefinire la sua legittimità per continuare ad essere il “cuore verde” d'Europa».

I socialisti europei, quasi all'unanimità, sono per lo spostamento a Bruxelles.

Lo spagnolo Josep Borrell, ex presidente del Parlamento europeo, fu uno dei primi ad appoggiare l’iniziativa della Malmstrom. Ma allora i socialisti non credono nella multipolarità? «Certo. Per questo motivo appogiamo la decentralizzazione di agenzie europee in tutti gli Stati menbri», chiarisce l’eurodeputato socialista britannico Richard Corbett, «ma le tre istituzioni principali dell’Ue devono essere nella stessa città. Esiliare i parlamentari una settimana al mese non è multipolarità. Ne indebolisce solamente il lavoro e l'efficacia».

«Non si compra casa per poi lasciarla subito dopo»

E se lo spostamento a Bruxelles aumentasse il peso e il potere dei lobbisti? «I lobbisti sono persone abbastanza abili da agire indiferentemente dalla localizzazione geografica del Parlamento. Arrivano comunque a raggiungere il loro scopo», assicura Corbett.

Il problema, secondo Chantal Cutajar, portavoce comunale dei centristi del Modem, «è che ancora non abbiamo pensato di aprire un sito per sostenere le ragioni di Strasburgo».

Mangin è ottimista: «I deputati godono di più visibilità mediatica se lavorano da Strasburgo». Inoltre il Parlamento, solo ora, sta finendo di pagare al comune di Strasburgo l'edificio che lo ospita. «Non si compra casa per poi lasciarla subito dopo», conclude.

Per finire, Bruxelles, come capitale di uno Stato, il Belgio, che rischia la secessione da parte delle Fiandre, è veramente un buon simbolo europeo?

«Non lasciamo che speculazioni di politica locale incidano sulle questioni comunitarie», taglia corto Corbett.

Soldi e politica

Strasburgo difende i propri interessi. Senza Parlamento ci sarebbe un calo di entrate. Ce lo conferma Anne Demoulin, vice direttrice dell’ufficio comunale del turismo: «Qui vengono molti giovani invitati dai parlamentari, e le settimane di riunione gli hotel e i ristoranti sono pieni».

Siamo comunque in una città a tradizione universitaria. «Il Parlamento è qualcosa in più», continua la Dumoulin, che conclude: «Anche se si riunissero le istituzioni comunitarie a Bruxelles, Strasburgo rimarrebbe il cuore dell'Ue, il simbolo della riconciliazione (tra francesi e tedeschi, ndr)».

Comunque le iniziative per rilanciare la città non mancano.

I rettori delle tre università propongono di creare un'istituzione universitaria comune; l'europarlamentare polacco Bronislaw Geremek lancia invece l'idea di un'università d'Europa; i membri della Campaign for Parliament Reform propongono la creazione di un “Sciencebourg” che raggruppi il Consiglio Europeo di Ricerca e l’Istituto Europeo di Tecnologia, e vorrebbero inoltre che la città fosse la sede di tutti i Consigli Europei (i summit tra leader, ndr).

Ma ancora una volta sono i Verdi che lanciano la proposta più all'avanguardia e coerente con la multipolarità: «Avanziamo verso un’Europa federale e un sistema bicamerale. Perché non installare qui un senato di rappresentazione territoriale?», si chiede Schultz. Intanto l’Europarlamento, a Strasburgo, resta. La prossima riunione plenaria è fissata per il 10 marzo. Nel capoluogo alsaziano.

Foto nel testo: Vista notturna del Parlamento europeo(foto, Cédric Puisney/Flickr); Il Parlamento europeo a Bruxelles(foto, Chourka Glogowski/Flickr); L'europarlamentare socialista britannico Richard Corbett (foto, cafebabel.com); Anne Dumoulin, vice direttrice dell’ufficio comunale del turismo di Strasburg)(foto, cafebabel.com); Il verde Eric Schultz (foto, Los Verdes)

La gente per strada vuole che il Parlamento resti a Strasburgo