Politica

Nikola Djukic: "Tutti i bosniaci si sentono europei"

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 24 gennaio 2012
Degli otto Paesi  in attesa di entrare a far parte dell'Unione Europea, cinque sono dell’ex Jugoslavia. Dopo l'ingresso della Croazia, nel 2013, saranno Macedonia, Montenegro e Serbia i principali candidati per l'Unione. Le incertezze maggiori riguardano la Bosnia-Erzegovina. Nikola Djukic, ambasciatore bosniaco in Ungheria, racconta gli sforzi del suo popolo per entrare nell'Unione.

cafebabel.com: In che misura la crisi economica nell’UE ha influenzato il processo d’integrazione della Bosnia ed Erzegovina?

Nikola Djukic: La crisi, per il momento, non ha avuto conseguenze rilevanti, perché abbiamo dei compiti da eseguire, ma con il tempo potrebbe influire sul processo d'integrazione. Si prevede una pausa nella procedura dell’allargamento dell'Unione dopo l’adesione della Croazia nel 2013. E la lista dei paesi in attesa è ancora lunga.

cafebabel.com: L'ingresso della Croazia faciliterà l'integrazione della Bosnia-Erzegovina?

Nikola Djukic: L'adesione della Croazia sarà una forza trainante per gli altri paesi della regione balcanica. Per quanto riguarda lo status di candidato, il Montenegro lo ha già ottenuto, e per quanto riguarda la Serbia vedremo a febbraio 2012. La Bosnia-Erzegovina ha tre pregiudiziali per ottenere lo status del candidato. Il primo è la nostra Costituzione, che non è in accordo con la Carta Europea dei Diritti umani. Quindi dobbiamo modificarla con urgenza. Poi, il censimento, l'ultimo era stato fatto prima della guerra nel 1991, quest'anno è troppo tardi e manca ancora un accordo tra i partiti politici (Il primo ministro, Vjekoslav Bevanda, fresco di nomina, ha avviato le procedure per il censimento nel 2013, ndr ). La terza condizione è adeguarsi alla Legge europea sugli aiuti di Stato.

cafebabel.com: Il processo d'integrazione unisce il vostro paese?

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Nikola Djukic: Il Paese è pronto a tutti i compromessi necessari, adesso che ci siamo avviati sulla strada europea. Abbiamo dimostrato già in passato che siamo capaci di rispettare gli accordi. E' il caso della riforma dell'esercito, a mio parere il più grande successo per la Bosnia. Prima avevamo tre eserciti nazionali, ora abbiamo un esercito nazionale con tre componenti (fanteria, aviazione e difesa aerea), un Ministero della Difesa e il controllo civile sulle forze armate. I nostri soldati partecipano alle missioni delle Nazioni Unite nel mondo. In secondo luogo, abbiamo introdotto un Sistema Fiscale Statale unico, e abbiamo firmato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l'UE nell’aprile 2008. Questo Accordo è stato ratificato dai parlamenti nazionali degli Stati membri dell'UE, ma non è ancora entrato in vigore, in assenza di un Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina, che dovrebbe essere eletto questo mese. Infine, nel dicembre 2010, abbiamo sospeso l'obbligo di visto per entrare negli Stati di Schengen. E' stata un'operazione molto difficile, sia politicamente sia economicamente, dal momento che abbiamo una lista di 174 condizioni da rispettare.

cafebabel.com: Dopo la sospensione dei visti sono aumentate le emigrazioni dal Paese?

Nikola Djukic: Dopo tre mesi dall'introduzione del regime di visto libero per entrambi i lati, sia per la Bosnia ed Erzegovina che per l'Unione Europea, solo alcune centinaia di persone sono emigrate nei paesi Schengen. Abbiamo fatto una campagna di comunicazione molto forte nei media, spiegando cosa significa il libero regime dei visti, e le persone sono ritornate in Bosnia. E' stata una bella sorpresa.

cafebabel.com: Sulla strada dell’integrazione europea, l'ostacolo maggiore della Bosnia è di natura economica o etnica?

Nikola Djukic: È ancora un problema etnico. La nostra legge sulla protezione delle minoranze nazionali del 2005, che riconosce ben 17 minoranze,  è considerata dal Consiglio d'Europa come una delle migliori. L'unico problema da risolvere è che un membro delle minoranze etniche non può essere candidato alle elezioni presidenziali, così come non può diventare capo dello Stato.

cafebabel.com: Quali sono le sue personali aspettative sull’integrazione della Bosnia-Erzegovina?

Nikola Djukic: La Bosnia è un caso molto diverso e specifico. La comunità internazionale ci capisce abbastanza perché durante la guerra sono morte 100.000 persone, un milione di rifugiati vivono all'estero e un milione di persone risultano disperse. La tragedia ha toccato quasi tutte le famiglie in Bosnia-Erzegovina. Non ci sono generazioni che non hanno vissuto almeno una guerra. Ma l'88% dei nostri cittadini si sono dichiarati a favore dell'ingresso nell'UE, e tutti i bosniaci si sentono europei. Prima di tutto, dobbiamo raggiungere l'accordo all'interno del nostro paese, poi costituire un nuovo Consiglio dei Ministri e soddisfare tutte le richieste dell'UE. Solo in seguito saremo in grado di ottenere lo status di candidato e riavviare le trattative. Sorprese spiacevoli a parte, già dal prossimo anno il processo dovrebbe accelerarsi. L'Europa sta facendo del suo meglio per velocizzare l’integrazione della Bosnia-Erzegovina, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte di lavoro.

Foto di copertina: scoobay/flickr; testo: © sito del Ministero degli Affari Esteri della Bosnia-Erzegovina