Politica

Nicolas Sarkozy, un presidente tutto nuovo

Articolo pubblicato il 20 marzo 2012
Articolo pubblicato il 20 marzo 2012
Nel 2007, il futuro presidente ha condotto una campagna incentrata sul valore del lavoro, con il famoso slogan "lavorare di più per guadagnare di più", e sull'idea della discontinuità rispetto al passato. Gli aggettivi usati per descriverlo lo indicano chiaramente: Sarkozy era visto allora come un politico liberale, pragmatico e pro-americano - tutti valori tipicamente poco francesi.
Cinque anni più tardi, nessuno ha più l'impressione che questi valori gli appartengano ancora. Racconto di un cambiamento in dodici punti: eccovi la prima metà.

1 / L'apertura

In politica interna il quinquennio è iniziato sotto il segno dell'apertura: personalità di sinistra e della società civile, come ad esempio Bernard Kouchner e Fadela Amara, hanno fatto il loro ingresso nel governo. L'apertura è una scommessa interessante, e Nicolas Sarkozy riceve giudizi favorevoli per questa scelta strategica: concedendo alcune posizioni a personalità provenienti da altri lidi politici, il presidente vuole dimostrare che certe decisioni non devono necessariamente essere di parte e rivelatrici delle divisioni politiche francesi. Inoltre, la sua decisione destabilizza e indebolisce un'opposizione già asfittica, sprofondata in una situazione sempre più delicata. Ora questa fase è morta e sepolta: troppi malumori in seno alla maggioranza, e le personalità che ne erano l'espressione si sono trovate in grosse difficoltà, soprattutto quando si trattava di difendere posizioni che non erano le proprie. L'ultimo rimpasto ministeriale ha definitivamente posto fine a questa stagione, segnando il ritorno dei fedeli di Chirac.

2/ Il liberalismo

I Rom: i nostri consigli per punire Sarkozy

Il terremoto economico che fa tremare il mondo da quattro anni ha segnato profondamente la presidenza di Nicolas Sarkozy. Il presidente lancia un piano di salvataggio delle banche francesi nel 2008 per evitare ogni possibile fallimento bancario in Francia. Non è tanto il gesto in sé ad essere notevole, quanto le parole che lo accompagnano: il presidente dichiara a Tolone che in fondo "è una certa idea della mondializzazione che volge al termine con la fine del capitalismo finanziario, che aveva imposto la sua logica a tutta l'economia e aveva contribuito a corromperla"; con queste parole viene confermata la morte del liberalismo.  Quest'ultimo lascia il posto a una figura finalmente più francese e soprattutto paterna, al capezzale dei francesi il cui paese sarebbe vittima di un mondo che non gli appartiene più. Le recenti affermazioni, volontaristiche, riguardanti il salvataggio di SeaFrance (la compagnia che gestisce i traghetti sulla Manica) attraverso l'organizzazione di un progetto di cooperativa operaia ne sono un esempio perfetto.

3 / I piani di rigore

L'ultima parte del mandato è segnata dalla crisi dell'euro e dei debiti sovrani. Per ridurre il deficit vengono preparati due piani, rispettivamente da 12 e 7 miliardi di euro. Alcune misure vanno nella giusta direzione, come l'accelerazione della riforma delle pensioni e la riduzione dei crediti di alcuni ministeri, ma non è sufficiente: ancora molte riduzioni di spesa possono essere operate in seno all'amministrazione francese in cui persistono numerosi esempi di inefficacia. Sarkozy nel 2007 si sarebbe probabilmente messo al lavoro per ridurre le spese, ma oggi non ha più né l'audacia né il sostegno della nazione, entrambi necessari per mettere in opera queste riforme. I piani di rigore propongono invece altre misure, quali l'aumento delle tasse sui tabacchi e sulle bibite. Misure trascurabili, vista la situazione della Francia.

4 / L'Europa

Zapatero, Brown, Sarkozy: è la turbo-politica, baby

Sulla scena europea, la gestione burrascosa della crisi della zona euro lascerà postumi che al momento non sono completamente prevedibili. La posizione di Nicolas Sarkozy è molto difficile: è necessario porre fine alla crisi europea ma, allo stesso tempo, bisogna preservare la dinamica della coppia franco-tedesca. La diagnosi della crisi non è la stessa per i due paesi e ciò rende la situazione particolarmente complessa. La gestione di questa crisi è disastrosa: le decisioni sono prese troppo tardi e non fanno che rinviare ogni volta il problema di qualche settimana.

5/ La crisi

Le sfide elettorali in Francia amplificano ulteriormente questa palpabile mancanza d'azione: per Nicolas Sarkozy è molto utile poter bacchettare i banchieri, tradizionalmente molto impopolari oltralpe. Ma, alla fine, queste critiche a 360 gradi sulla deregulation, sulla finanza e sui banchieri servono soltanto a spostare il problema. Avendo a disposizione il capro espiatorio perfetto, non si fa nulla per riassorbire la crisi della governance dell'Unione. A livello europeo, è stata trovata una nuova vittima sacrificale quando il Regno Unito ha rifiutato di firmare il patto fiscale. Questa maniera di riabilitarsi consente di mantenere intatta l'immagine dei leader europei, ma non permetterà di risolvere la crisi - anzi, tutt'altro!

6 / La Germania

"Nicolas Sarkozy è diventato il cagnolino della Merkel"

Da un punto di vista generale, questa crisi dimostra l'assenza di governance a livello europeo, l'assenza di personalità carismatiche e potenti che siano in grado di prendere le decisioni necessarie per mettervi fine. Sarkozy ne è il simbolo: condivide raramente le opinioni della cancelliera tedescaAngela Merkel, ma è troppo occupato a preservare le relazioni tra i due paesi. E, poiché la Germania è in una situazione economica più florida, è Nicolas Sarkozy che si piega. È così che il presidente francese ha dovuto abbandonare, tra l'altro, gli eurobond. Maggiore coraggio, come quello dimostrato durante la guerra in Ossezia del sud e in Georgia, sarebbe benefico per la Francia ed anche per tutta l'Europa. L'impressione che emerge ora è quella di un Nicolas Sarkozy ridotto a fare il cagnolino di Angela Merkel in una zona euro che sta andando incontro al fallimento.

Foto di copertina: (cc) robinhoodtax/flickr, La France forte (cc) mayanais/flickr; Bruni et Sarkozy di Shutterstock; videos:  (cc)rabzouz1414/YouTube; (cc) chocpolitique/youtube.