Politica

NEI MEANDRI DELLA COSCIENZA DELL'EUROPA

Articolo pubblicato il 08 maggio 2014
Articolo pubblicato il 08 maggio 2014

Gli 820 milioni di europei possono appellarsi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo senza avvocati né costi. Un sistema ultrademocratico, ma vittima di questa sua caratteristica, visto che riceve 60mila domande l'anno. Ma cos'é e come funziona questa enorme creatura giudiziaria? 

Ci aiu­te­rà a rag­giun­ge­re la pace e la de­mo­cra­zia, per­ciò ab­bia­mo lan­cia­to una cam­pa­gna per la sua li­be­ra­zio­ne”, dice Adem, un curdo che ma­ni­fe­sta con­tro l'ar­re­sto di Ab­dul­lah Öcalan, lea­der del PKK (Par­ti­to dei La­vo­ra­to­ri del Kur­di­stan). Nel marzo 2014, la Corte Eu­ro­pea dei Di­rit­ti del­l'Uo­mo ha de­cre­ta­to che la Tur­chia ha vi­o­lato i di­rit­ti di Öca­lan dopo aver­lo im­pri­gio­na­to in con­di­zio­ni "inu­ma­ne", dieci anni di con­fi­na­men­to so­li­ta­rio in una re­mo­ta pri­gio­ne dell'i­so­la Im­ra­li.

Adem e altri quat­tro curdi si sono rac­col­ti at­tor­no ad al­cu­ni po­ster di Öcalan di fron­te alla Corte di Stras­bourgo. E l'u­mo­re é de­ci­sa­men­te buono dopo la de­ci­sio­ne a fa­vo­re del loro lea­der. Piut­to­sto che ri­cor­da­re con ran­co­re quel con­flit­to con la Tur­chia che ha pro­vo­ca­to 40­mi­la vit­ti­me, sono ot­ti­mi­sti gra­zie alla sen­ten­za. “Ne ab­bia­mo già rac­col­te un mi­lio­ne (di firme ndr) e siamo qui da due anni,” ri­ven­di­ca or­go­glio­so Adem, “con­ti­nue­re­mo sulla stra­da di co­lo­ro che hanno fatto lo stes­so per Man­dela.

DEN­TRO LA CO­SCIEN­ZA DEL­L'eu­ro­pa

La Corte EDU è co­sti­tui­ta da due ci­lin­dri di ac­cia­io co­los­sa­li che bril­la­no in­ten­sa­men­te con­tro il chia­ro cielo di apri­le. Il pa­laz­zo pos­sie­de un'au­ra epica, come due gi­gan­ti ge­mel­li so­spe­si nel blu, con­nes­si da una rete di vetri e travi. La giu­sti­zia sarà anche un idea­le vec­chis­si­mo, ma la "co­scien­za del­l'Eu­ro­pa" sem­bra piut­to­sto pro­ve­ni­re dal fu­tu­ro. La pa­re­te di vetro, in­ve­ce, é come se non esi­stes­se, é pos­si­bi­le guar­dar­vi at­tra­ver­so e nien­te resta na­sco­sto. Mi di­co­no che que­sta co­stru­zio­ne tenti pro­prio di sim­bo­leg­giare la tra­spa­ren­za che la Corte cerca di dif­fon­de­re.

In­con­tro Clare Ovey, capo del­l'UK Re­gi­stry Di­vi­sion in una sala con­fe­ren­ze per­fet­ta­men­te cir­co­la­re. Il suo dia­me­tro è quel­lo di uno dei ci­lin­dri. Un tap­pe­to di un blu in­ten­so, sul quale sono ri­ca­ma­te le stel­le do­ra­te del­l'Ue, dà l'im­pres­sio­ne che que­sta Corte non sia sol­tan­to in Eu­ro­pa, ma sia l'Eu­ro­pa stes­sa, l'in­car­na­zio­ne dei va­lo­ri sui quali è stata co­strui­ta. Le pa­re­ti sono in­te­ra­men­te co­sti­tui­te da ve­tra­te e dun­que Clare e io ci ri­tro­via­mo im­mer­si in una cu­rio­sa luce per­fet­ta­men­te bi­lan­cia­ta. Nien­te ombre, solo luce.

Il si­ste­ma della con­ven­zio­ne è stato con­ce­pi­to per pro­teg­ge­re le mi­no­ran­ze,” spie­ga Ovey, “in quan­to si pre­sup­pone che in ogni de­mo­cra­zia la mag­gio­ran­za sia in grado di ba­da­re a sè stes­sa poi­ché de­tie­ne l'ac­ces­so al po­te­re. Sono le mi­no­ran­ze, dun­que, ad avere mag­gio­r bi­so­gno di pro­te­zio­ne". Parla ve­lo­ce­men­te e con con­vin­zio­ne men­tre sor­ri­de die­tro gli oc­chia­li dalla mon­ta­tu­ra nera.

Scen­de­re in campo con­tro gli stati

La Corte é nota per oc­cu­par­si della pro­te­zio­ne dei di­rit­ti delle mi­no­ran­ze con­tro gli stati po­ten­ti. Ha con­dan­na­to la Rus­sia a pa­ga­re più di un mi­lio­ne di euro per ri­sar­ci­re fa­mi­glie dei ce­ce­ni uc­ci­si dal­l'e­ser­ci­to russ­o. Ha co­stret­to Cipro a pro­teg­ge­re le vit­ti­me del traf­fi­co ses­sua­le. Ha ob­bli­ga­to il Regno Unito, la Bul­garia, la Sviz­ze­ra e altri paesi ad as­si­ste­re con mag­gior ri­gaur­do i ma­la­ti men­ta­li. "Qui senti che il tuo la­vo­ro fa la dif­fe­ren­za", af­fer­ma con or­go­glio Ovey.

Ma non tutti sono d'ac­cor­do. Il mi­ni­stro della Giu­sti­zia bri­tan­ni­co Chris Gray­ling ha af­fer­mato che la Corte EDU "non fa di que­sto paese un posto mi­glio­re". Quan­do una sen­ten­za ha sta­bi­li­to che ne­ga­re il di­rit­to di voto ai de­te­nu­ti del Regno Unito vio­la­va la con­ven­zio­ne, David Ca­me­ron ha di­chia­ra­to che il solo pen­sie­ro che que­sti po­tes­se­ro vo­ta­re gli dava il “vol­ta­sto­ma­co”. Il mi­ni­stro del­l'In­ter­no The­re­sa May ha per­si­no mi­nac­cia­to di ta­glia­re i le­ga­mi con la Corte EDU a causa delle sue "in­tro­mis­sio­ni".

Come ha rea­gi­to la Corte a que­ste di­chia­ra­zio­ni al ve­trio­lo? Ovey apre le mani con un ge­sto che te­sti­mo­nia una leg­ge­ra fru­stra­zio­ne. Se­con­do lei, la stam­pa é in parte re­spon­sa­bi­le. "Quel­la sen­ten­za è stata ri­por­ta­ta come se la Corte aves­se detto che gli as­sas­si­ni e gli stu­pra­to­ri aves­se­ro di­rit­to al voto e ciò cer­ta­men­te non cor­ri­spon­de al vero." Se­con­do la fun­zio­na­ria, il ral­len­ta­men­to bri­tan­ni­co nuoce a tutti: “Il Pre­si­den­te dell'Ucrai­na ha pra­ti­ca­men­te detto 'per­ché do­vrem­mo im­pe­gnar­ci a far ri­spet­ta­re le no­stre de­ci­sio­ni quan­do stati come il Regno Unito non lo fanno?'" Con l'av­vi­ci­nar­si delle ele­zio­ni eu­ro­pee, la Corte è en­tra­ta nel mi­ri­no dei po­pu­li­sti anti Ue che la as­so­cia­no er­ro­nea­men­te all'U­nio­ne Eu­ro­pea.

come fun­zio­na?

Men­tre i tri­bu­na­li na­zio­na­li ap­pli­ca­no una nor­ma­ti­va giu­di­zia­ria a sche­ma fisso, del tipo "col­pe­vo­le o non col­pe­vo­le", il com­pi­to della Corte EDU è sem­mai quel­lo giu­di­ca­re nel me­ri­to della le­git­ti­mi­tà di tali nor­ma­ti­ve na­zio­nali. Si trat­ta piut­to­sto della que­stio­ne di cosa sia la giu­sti­zia. Dato che chiun­que può ap­pel­lar­vi­si senza av­vo­ca­ti né costi, la Corte ri­ce­ve 60­mi­la do­man­de l'an­no e ne ha ben 90­mi­la in so­spe­so. Cifre da ca­po­gi­ro. Come si pre­sen­ta­no però nella real­tà?

Nel­l'o­scu­ra sala della posta, un eser­ci­to di ar­ma­di da ar­chi­vio stan­no sul­l'at­ten­ti in file or­di­na­te. Qui i dieci am­mi­ni­stra­to­ri par­la­no 28 lin­gue in to­ta­le e ge­sti­sco­no 1600 let­tere al gior­no. Scen­do di un altro li­vel­lo nei mean­dri della co­scien­za del­l'Eu­ro­pa. Mean­dri che rac­chiu­do­no un te­so­ro ine­sti­ma­bi­le: 60 anni di giu­sti­zia. La giu­sti­zia come idea­le non sarà quan­ti­fi­ca­bi­le, ma nella pra­ti­ca può es­se­re mi­su­ra­ta: 5,2 km di do­cu­men­ti ar­chi­via­ti per es­se­re pre­ci­si. “Una pila 36 volte più alta della cat­te­dra­le di Stra­sbur­go”, spie­ga Eliza che la­vo­ra negli ar­chi­vi.

"I ser­vi­zi se­gre­ti bri­tan­ni­ci mi hanno ta­glia­to la gola"

Fuori dalla Corte, un ac­cam­pa­men­to di tende si esten­de lungo le rive del fiume Ill, men­tre ri­suo­na in sot­to­fon­do la mu­si­ca clas­si­ca. In­con­tro Mai­mou­na El Ma­zougui,  una ma­roc­chi­na 73en­ne. La donna so­sti­ene che il go­ver­no fran­ce­se e quel­lo israe­lia­no si siano al­lea­ti per im­pian­tar­le un mi­cro­chip nel cer­vel­lo allo scopo di con­trol­lar­la a di­stan­za. Le vi­bra­zio­ni le im­pe­direbbero di com­pie­re la vo­lon­tà di Dio. Siede su una sedia da cam­peg­gio ac­can­to alla sua tenda, men­tre tiene stret­ta una ra­dio­li­na nera. Fuori si ve­do­no pa­rec­chie casse di bot­ti­glie d'ac­qua che ha ac­cu­mu­la­to. Starà qui per molto tempo. "Il pia­ne­ta è go­ver­na­to da una banda glo­ba­le di cri­mi­na­li, as­sas­si­ni e ebrei neona­zi­sti", af­fer­ma, "sto aspet­tan­do qui che la giu­sti­zia ar­ri­vi".

In­con­tro anche Jo­na­than Simp­son, che mi mo­stra una lunga ci­ca­tri­ce bian­ca sul suo collo, “i ser­vi­zi se­gre­ti bri­tan­ni­ci mi hanno ta­glia­to la gola”, rac­con­ta in­fu­ria­to. Spie­ga che stan­no con­du­cen­do una cam­pa­gna ter­ro­ri­sti­ca con­tro di lui da de­ci­ne di anni. “Po­trei scri­ve­re da solo un libro in­te­ro sugli abusi den­ta­li”, dice. “Guar­da la linea della gen­gi­va. Un im­pian­to dopo l'al­tro. C'era anche un finto stu­dio den­ti­sti­co. Un edi­fi­cio evi­den­te­men­te af­fit­ta­to per quel­lo scopo, senza pa­zien­ti con un ar­re­do mi­ni­mo, as­so­lu­ta­men­te  fuori dal co­mu­ne.Mou­sta­fa dalla Bul­garia rac­con­ta, in­ve­ce, di aver fatto 48 ore di bus per ar­ri­va­re qui e te­sti­mo­nia­re che un robot giap­po­ne­se della Toyo­ta ha uc­ci­so la sua fa­mi­glia con un laser. Apre la cer­nie­ra della sua giac­ca di pelle per far ve­de­re il suo torso av­vol­to nella pla­sti­ca. Si trat­ta di un'ar­ma­tu­ra ca­sa­lin­ga. 

Ov­via­men­te al­cu­ne di que­ste do­man­de non sa­ran­no ac­cet­ta­te, ma quel­lo che im­por­ta è che sia loro con­sen­ti­to di ap­pel­lar­si. La Corte trat­ta ogni ri­chie­sta con di­gni­tà e senza pre­con­cet­ti. “Penso che sia ve­ra­men­te un buon segno”, af­fer­ma Iver­na Mc­Gowan, Di­ret­tri­ce dei pro­gram­mi pre­sso Am­ne­sty In­ter­na­tio­nal. “I va­lo­ri della Corte sono ba­sa­ti su una so­cie­tà plu­ra­li­sti­ca e de­mo­cra­tica. Va­lo­ri come la li­ber­tà di espres­sio­ne. Chi siamo noi per giu­di­ca­re prima facie se qual­cu­no pre­sen­ta una causa va­li­da o meno?

QUE­STO AR­TI­CO­LO È STATO RE­DAT­TO A STRA­SBUR­GO NEL­L’AM­BI­TO DEL PRO­GET­TO “EU-TO­PIA TIME TO VOTE”. Il pro­get­to è co-fi­nan­zia­to dalla Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea, dal Mi­ni­ste­ro degli este­ri fran­ce­se, dalla fon­da­zio­ne Hip­po­crè­ne, la fon­da­zio­ne Char­les Leo­pold Mayer e la fon­da­zio­ne EVENS.