Politica

Mini-trattato o mini-Europa?

Articolo pubblicato il 19 giugno 2007
Articolo pubblicato il 19 giugno 2007
Il 21 e il 22 giugno Bruxelles ospiterà il Consiglio Europeo. Un vertice decisivo per il rilancio del progetto costituzionale.

Il 2005 è stato un anno nero. Due attori di primo piano nella costruzione europea – la Francia e i Paesi Bassi – hanno detto no al progetto costituzionale, spingendo l’Unione a una crisi di identità senza precedenti. Due anni più tardi Angela Merkel, presidente di turno dell’Ue, vuole rilanciare il progetto. E lo farà al vertice del Consiglio Europeo di Bruxelles, previsto per il 21 e il 22 giugno. Alla vigilia del summit gli stati continuano a essere divisi, ma alcuni fattori lasciano sperare che un compromesso sulla Costituzione sarà raggiunto entro le elezioni europee del 2009, scadenza temporale fissata dalla precedente presidenza austriaca.

La Francia è allo stesso tempo pecora nera e capofila di questa situazione così ingarbugliata. Il nuovo presidente Sarkozy, appena eletto, ha suggerito un trattato semplificato che includa le regole di funzionamento delle istituzioni, senza però fare cenno alla Carta del diritti fondamentali suscettibile di servire come base per i negoziati. Ogni stato membro, tuttavia, ha risposto all'invito di Angela Merkel di prendere posizioni sulla questione entro l'inizio del summit.

Il presidente di turno, al quale si riconoscono grandi qualità diplomatiche, riuscirà a far concordare gli stati membri su uno stesso progetto costituzionale? La Francia saprà negoziare un nuovo trattato rispettando la scelta iniziale dei suoi cittadini? Gli euroscettici troveranno un terreno di intesa con i paesi firmatari?

«La Francia ritorna in Europa»

La sera della sua elezione, Nicolas Sarkozy mise l’Europa al centro della politica francese. «Questa sera la Francia ritorna in Europa» dichiarò, incitando i suoi «partner europei ad ascoltare la voce dei popoli che vogliono essere protetti». Ma la voce della Francia si è indebolita in Europa, anche se il trattato semplificato di Sarkozy riscuote un certo successo. La Germania tende al federalismo, ma è pronta ad accettare questa proposta come base di discussione. Il primo ministro spagnolo José Luís Rodríguez Zapatero afferma che «un trattato semplificato è possibile», purché contenga alcuni punti: riforma del funzionamento del Consiglio, presidenza stabile dell’Ue e Ministero degli Affari esteri.

Il politologo José Ignacio Torreblanca, ricercatore del prestigioso Istituto Elcano di Madrid, vuole mostrarsi ottimista. «All’inizio – confessa – non condividevo le proposte di Sarkozy perché per me “mini-trattato” significa “mini-Europa”. Ma poi mi sono reso conto che abbiamo le stesse idee sull'importanza delle istituzioni europee e di una politica comune in fatto di energia ed economia».

Convincere gli euroscettici

La vera sfida del presidente di turno dell'Ue, però, è un'altra. Indurre i membri più riluttanti – come la Gran Bretagna, la Polonia, e la Repubblica Ceca – a trovare un compromesso e a capire che «solo le istituzioni e le riforme in seno all’Unione Europea possono risolvere i problemi propri di ciascun Paese» spiega il politologo. Il dibattito sulla Costituzione europea ha anche svelato lo scetticismo sempre più dilagante e la debole legittimità degli eurodeputati. Ma il testo costituzionale continua a essere essenziale per la coesione politica dell'Europa. Si potrebbe veramente lasciare da parte i paesi che non vogliono impegnarsi di più?

Il grande rischio è quello di arrivare a un'Europa a più velocità, vale a dire a diversi livelli di integrazione. Ma secondo Torreblanca un perseguimento degli obiettivi più «flessibile» permetterebbe a ogni stato di prendere le distanze rispetto ad alcuni punti senza per questo danneggiare la coesione generale dell'Unione.

In un articolo pubblicato a marzo sul quotidiano tedesco Perlentaucher, il filosofo tedesco Jürgen Habermas invita i governi «artefici della Costituzione a riconoscere la loro impotenza e a “mettere in gioco la democrazia”. I partiti politici che li rappresentano devo decidersi a favore o contro la Costituzione prima delle elezioni, nel quadro di una campagna europea. Se il referendum sarà un successo, l’Europa potrà dire definitivamente addio al cosidetto modello del convoglio, per il quale il vagone più lento impone l’andatura».

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