Politica

Migranti e UE: è finita la Dolce vita!

Articolo pubblicato il 26 giugno 2015
Articolo pubblicato il 26 giugno 2015

Questo giovedì Matteo Renzi si è infuriato contro Bruxelles: se questa è la vostra idea di Europa, potete tenervela. Un approfondimento dalle stanze del Consiglio europeo.

All'ordine del giorno dell'ultimo vertice europeo del 25 giugno, i Capi di Stato dovevano trovare un accordo con la Grecia di Tsipras, convincere gli inglesi a non uscire dall'UE e risolvere la crisi dei migranti. Non poche cose! E alla fine è sulla questione dei migranti che questo Consiglio europeo ha preso una brutta piega.

Giovedì, la speranza di trovare un accordo sulla ripartizione dei 40 mila rifugiati presenti sul territorio italiano e greco era palpabile. Martin Schultz, presidente del Parlamento europeo, dichiarava nel pomeriggio di voler trovare una risposta solidale a questa crisi, senza passare dal voto.

Ricordiamo che quella cifra, 40mila, rappresenta l'equivalente del 0,008% della popolazione europea. Obiettivo piuttosto modesto quando sappiamo che il Libano accoglie più di un milione di rifugiati, ovvero un quarto della propria popolazione.

La guerra tra fazioni

Ma ieri sera la solidarietà europea è stata di nuovo la grande assente. Verso la mezzanotte sono trapelate le prime notizie: attorno al tavolo si sono affrontati due clan. Da una parte il Premier Matteo Renzi e il presidente della Commissione Claude Juncker, desiderosi di trovare una risposta europea alla crisi, si sono posti a difesa del dossier migranti, con la volontà di creare una reale politica migratoria comune e riformare il Regolamento di Dublino. (Per i non addetti ai lavori: quel trattato scarica l'intera responsabilità delle richieste di asilo sugli Stati ai confini dell'Europa, in quanto primi paesi d'ingresso dei profughi).

Dall'altra, gli altri Stati membri (sopratutto dell'est) sostenuti dal Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che rifutano la clausola dell'accoglienza obbligatoria e si mostrano riluttanti ad instaurare delle quote. Durante la riunione riservata, alla quale la stampa non era invitata, Tusk avrebbe fra l'altro dichiarato: «Coloro che non sono richiedenti asilo legittimi non avranno nessuna garanzia di rimanere in Europa». Ma per determinare chi ne ha diritto, non occorrerebbe poter valutare la disperazione della gente?

«Ce la caveremo da soli», avrebbe risposto Renzi, furibondo. Già due settimane fa aveva minacciato di mettere in atto un piano B da rendere esecutivo se si fosse sentito abbandonato dai colleghi.

I toni fra i due "clan" si sarebbero alzato a tal punto che Tusk, coordinatore del tavolo in qualità di Presidente, avrebbe dato la parola a Cameron per dieci minuti per allentare la tensione... parlando del Brexit (la ventilata fuoriuscita della Gran Bretagna dall'UE, n.d.r.)!

Un accordo non abbastanza ambizioso

Alle tre di notte, l'agitazione nella sala stampa è il segnale che i capi di Stato hanno finalmente terminato le negoziazioni. Renzi concede del tempo ai giornalisti:«L'accordo che abbiamo concluso non è abbastanza ambizioso a nostro parere. Rappresenta tuttavia un primo passo che dimostra che non si tratta soltanto di un problema italiano o greco, ma di un problema europeo. L'UE nasce da un ideale di libertà, democrazia e valori condivisi, non può essere la patria dell'egoismo».

Tale accordo porterà dunque a un meccanismo di ripartizione volontaria, nell'arco di due anni, di 60 mila richiedenti asilo, di cui 40 mila siriani o eritrei già presenti in Italia e in Grecia. Benché sia passata la clausola di un'accoglienza "volontaria", Tusk assicura che tutti gli Stati, eccetto l'Ungheria (ma guarda un po'...) e la Bulgaria che beneficieranno di uno statuto speciale, sono pronti a adempiere ai loro doveri di ricollocazione.

Durante la conferenza stampa, Juncker (coi il volto tirato dalla fatica) ha dichiarato: «Quando vedo le difficoltà che abbiamo a trovare un accordo che, siamo sinceri, è molto modesto, si può dire che l'Europa non è all'altezza delle proprie ambizioni né di quello che afferma all'esterno». E aggiunge: «Il buon senso non è una qualità equamente distribuita fra tutti gli Stati membri». A buon intenditore...