Politica

Migliaia hanno manifestato a sostegno dell'Università CEU di Budapest

Articolo pubblicato il 04 aprile 2017
Articolo pubblicato il 04 aprile 2017

Migliaia di studenti e accademici ungheresi hanno manifestato a Budapest la scorsa domenica esigendo il ritiro della legge, emanata dal governo, sulla chiusura dell'università fondata dal finanziere George Soros.  

L'UE accetta i deficit di democrazia senza alcun lamento - Die Wielt, Germania 

L'UE è troppo indulgente con l'Ungheria, critica il quotidiano tedesco Die Welt:

“Bruxelles non riesce a trovare un modo per contrastare i trucchi legalisti del primo ministro ungherese. L'Unione Europea ha anche tollerato, nel 2011, l'introduzione da parte di Orbán della censura sulla stampa, in occasione della presidenza ungherese al Consiglio dell'UE. Presso l'Ente europeo i deficit di bilancio sono puniti, ma i deficit democratici sono accettati senza proteste. La Brexit sta spingendo i burocrati di Bruxelles a pensare punizioni per la 'Perfida Albione', ma non v'è alcuna indignazione per l'operato di Recep Tayyip Erdoğan. Il suo sdegno nei confronti dello smantellamento della democrazia è limitato. E ora, dinnanzi all'autocrate Orbán, l'UE evoca timidamente i valori che si suppone tengano insieme l'Europa. Quel che è troppo è troppo. Gli ideali semplicemente evocati non valgono nulla se non si combatte in loro nome." (01/04/2017)

Attacco sistematico alle università - HVG, Ungheria

L'azione nei confronti dell'Università Centrale Europea (CEU) è solo la continuazione di una campagna, lanciata tempo fa dal governo Orbán, contro quanto viene considerato un sistema universitario odiosamente umanistico, sottolinea il settimanale liberale HVG:

“Questi gangster hanno già privato le università statali della loro autonomia, ora vogliono abbattere l'ultimo baluardo accademico, il CEU. Il lavoro accademico e l'insegnamento senza ostacoli sono sempre stati una rarità in Ungheria, soprattutto nelle facoltà che hanno a che fare con temi di grande rilevanza sociale. I rami delle Scienze Sociali, che da una parte affrontano tematiche inerenti la crisi dei rifugiati e dall'altra forniscono un orientamento in favore della convivenza multiculturale - come per esempio l'Antropologia Culturale o la Psicologia Interculturale - sono stati sistematicamente tagliati. Per non parlare del giornalismo. Ecco perché ciò che rimane oggi è un guazzabuglio di stato vecchio stile in cui vige la censura.” (30/03/2017)

L'Ungheria la pagherà cara - Süddeutsche Zeitung, Germania

Gli attacchi del governo ungherese al rinomato CEU sono l'ennesimo atto scandaloso di questa Istituzione, questi i commenti del Süddeutsche Zeitung:

“E' quasi come se il governo di Budapest sia deliberatamente orientato a suscitare indignazione con le sue continue invettive contro rifugiati, organizzazioni umanitarie, università straniere e comunità internazionale residente nel Paese, con il fine esclusivo di mostrare al mondo l'audacità di Victor Orbán nell'attaccar brighe con tutti. La scorsa settimana ad essere colpite sono state le organizzazioni non governative - un attacco contro la società civile. Questa settimana ha invece visto infrangersi un altro tabù, con la messa in discussione della Convenzione sui Diritti dell'Uomo - un attacco contro l'Unione Europea. Mentre mercoledì è iniziata l'offensiva, a lungo attesa, contro il CEU, l'Università Centrale Europea finanziata George Soros, nemico preferito di Orbán. Questa volta però il politico ungherese si è spinto troppo oltre, forse sperando nel sostegno del Presidente anti liberista degli Stati Uniti Donald Trump. In ogni caso il governo di Budapest rischia di ritrovarsi a pagare un prezzo elevato per l'attacco a Soros, noto esponente del mondo accademico.” (29/03/2017)

Come negli anni Trenta - Die Presse, Austria

Proprio come negli anni Trenta del secolo scorso, le idee liberali sono nuovamente promosse contro un modello che definisce le minoranze e le élite cosmopolite con animosità, avverte l'autore e storico Ian Buruma nel quotidiano Die Presse:

“In effetti, Soros potrebbe essere descritto come la personificazione dell'Occidente. Lui è tutto ciò che nativisti e antisemiti odiano: ricco, cosmopolita, ebraico nonché un liberale dedito a quello che Karl Popper, anch'egli di origine ebraica e figlio dell'Impero Austro-Ungarico, chiamò "Società Aperta". Quando i nemici della cosiddetta Società Aperta minacciavano l'Europa nel corso degli anni Trenta, la Gran Bretagna, e gli Stati Uniti in particolare, raprresentavano dei potenti contro modelli. Le vittime del totalitarismo nell'Europa continentale potevano ancora trovare rifugio in quell'acclamato Occidente, così come i tanti ancora ignari del fatto che fascisti e nazisti avevano nemici formidabili sia a Londra che a Washington. Oggi viviamo in un mondo molto diverso.” (31/03/2017)

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