Politica

Merkel, la signora del "no" ora corteggia l'Europa

Articolo pubblicato il 07 settembre 2012
Articolo pubblicato il 07 settembre 2012
La signora Merkel sta facendo di tutto per mostrare la sua nuova passione filoeuropea. Ma quale Europa si profila davanti alla cancelliera tedesca? Sono in tanti a chiederselo, dopo aver visto "la signora del no" alle prese con la ratifica del nuovo trattato europeo.

Gli inviti a un maggior controllo sul bilancio dello Stato e le punizioni contro quelli che non rispettano le regole si aggiungono a una lista sempre più lunga di richieste proveniente dalla Germania. Simile regole, adottate nel Sixpack (patto si stabilità e di crescita, ndr), abbandonato nel 2011, si ritrovano nel nuovo Semestre Europeo completato dall’Europlus (un pacchetto globale di misure, ratificato il 25 marzo 2011 su iniziativa di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy). Delle regole ancora più dure sono state inserite nel Trattato di stabilità fiscale Europeo, che la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca hanno rifiutato di firmare, e che prevede delle sanzioni automatiche per “i delinquenti” e una regola d’oro sul budget iscritta nelle costituzioni nazionali.

Condizioni sempre più difficili da soddisfare e richieste di volta in volta più dettagliate accompagnano ogni piano di salvataggio dell’Euro. Ed eccoci arrivati a una nuova costituzione europea, nella quale il diritto di controllare il bilancio degli Stati membri è sottoposto all’esame di Bruxelles, revocando in questo modo una parte della sovranità dei Paesi.

Un nuovo passo verso l’Unione sognata dalla Merkel?

Alcuni segnali dimostrano che, questa volta, si nasconde davvero qualcosa. Da una costituente europea, finalizzata a delimitare un nuovo quadro giuridico per l’Unione, si è passati a frasi del tipo “il mio obiettivo è l’unione politica”. Il tono serio di Angela Merkel si fa vanto ormai di una nuova retorica – l’Europa è anche qualcosa che viene dal cuore – e del sostegno verso una nuova iniziativa, quale “Io voglio l’Europa”, che ha meritato una parola di prefazione dalla cancelliera in persona.

La riuscita di queste iniziative dipende da diversi fattori. Molti problemi sono fatti risalire alla stessa Merkel: costei non si è mai fatta notare per il suo essere una fervida sostenitrice dell’Europa, quanto per il suo pragmatismo nelle relazioni di potere. La donna si compiace da molto tempo del suo ruolo di “Madame Non” e di “Cancelliera di ferro”, che rifila politiche di riforma “Made in Germany” agli europei del Sud, qualificati come pigri e allergici al lavoro.

Guardate le immagini di "Io voglio l'Europa" su cafebabel.com

Il fatto è che queste riforme, anche se dotate di senso, almeno nella loro versione di base, si rivelano quasi sempre brutali. E che le economie riformate vadano dalla recessione alla depressione, non basta a smentire le teorie del governo tedesco. La Germania, invece, non fa alcuno sforzo per comprendere i meccanismi politici dei suoi vicini europei, le cui proposte (Eurobonds, Unione bancaria) sono sempre assimilate a un attentato ai risparmi tedeschi.

Ritornano, tuttavia, le accuse di co-responsabilità davanti a questa situazione critica, con riferimenti alle restrizioni salariali drastiche o ai record di esportazioni nel mondo intero. L'accusa che le banche tedesche abbiano incoraggiato un modello economico greco non sostenibile, e l’abbiano mantenuto in vita a fior di crediti a basso costo, è raramente evocata. Così come i giganteschi contratti d’armamento tra i grandi stati dell’Ue e la Repubblica ellenica.

Euro-scetticismo in crescita in Germania

Ancora nel 2007, la Merkel esortava i greci a firmare i contratti d’acquisto di nuovi 60 Eurofighter – per fare un paragone, l’Austria si accontentava di 15 modelli di seconda mano. Le fregate francesi e i sottomarini tedeschi, del pari, venivano rifilate ad Atene, nonostante le voci di protesta all’interno del paese: il salario minimo greco, fissato a 590 euro, sarebbe sceso ancora.

Le gaffes verbali dei politici tedeschi sono in continua crescita. Il vice-cancelliere Philipp Rösler (FDP, partito liberale) ha dichiarato che "l’uscita della Grecia dall’Euro non fa più paura", il ministro delle Finanze della Baviera, Markus Söder (CSU), ritiene che “non c’è altra via d'uscita che il ritiro della Grecia dalla zona Euro”, sono stati entrambi richiamati dalle alte sfere del governo.

Angela Merkel deve ora capire che è stata troppo a lungo testimone di una tendenza, che lei stesso ha contribuito a indirizzare. Dopo anni di retorica e rifiuto di un dibattito più aperto sul futuro dell’Unione Europea, è sempre più difficile riunire i popoli attorno a non importa quale trattato.

Di sicuro, le crisi degli ultimi anni hanno fatto emergere molte carenze nella costruzione della casa comune europea. L’unione monetaria è oggi salva e riformata e il trattato fiscale, l’unione bancaria e altre novità sono in cammino. Ma le deficienze delle istituzioni e dei meccanismi di decisione dell’Ue sono emerse in tutta la loro grandezza. Questi dispositivi sono ancora troppo lenti, caotici, complicati e, soprattutto, troppo poco democratici. Il Parlamento europeo, eletto, non ha ancora diritto di parola, mentre i ministri, i capi di governo e di Stato concludono degli accordi sottobanco e li fanno approvare dalla Commissione, sotto il loro controllo. Tutto questo nasconde motivazioni difficilmente comprensibili dal popolo.

Una costituente europea in grado di federare i cittadini e mettere le basi per un’Unione democratica efficace, che a lato delle politiche economiche giudiziose sia in grado di integrare in questi principi di base anche delle misure sociali, i diritti civili e lo sviluppo sostenibile, mettendo sempre il cittadino al primo posto, è un obiettivo che vale la pena raggiungere.Ad ogni modo, bisogna attendere che Angela Merkel scopra di avere già in mente questo trattato.

Foto di (cc)Werner Schnell(1.stream)/flickr; testo:(cc)[henning]/flickr; Video (cc)IchWillEuropa/YouTube.