Politica

MÉNAGE A CINQUE IN EUROVISIONE: SINISTRA, DESTRA, SINISTRA, DESTRA…?

Articolo pubblicato il 20 maggio 2014
Articolo pubblicato il 20 maggio 2014

Normalmente i rivali politici si affrontano in un faccia a faccia nei dibattiti televisivi. A volte può trattarsi di "un faccia a faccia a faccia", cioè di un litigio a tre. Ma la scorsa notte, l'Europa si è superata. I cinque candidati alla presidenza della Commissione Europea si sono scontrati attraverso "un faccia a faccia a faccia a faccia a faccia" in un match politico unico nel suo genere.

Per se­co­li, la dicotomia de­stra-sinistra si è adat­ta­ta bene alle ana­li­si po­li­ti­che. Il ter­mi­ne ha ori­gi­ne dalla di­spo­si­zio­ne dei posti du­ran­te la prima As­sem­blea Na­zio­na­le fran­ce­se del 1789. I so­ste­ni­to­ri del re se­de­va­no alla de­stra del pre­si­den­te, quel­li della Ri­vo­lu­zio­ne alla sua si­ni­stra. Que­sta op­po­si­zio­ne bi­na­ria fa­vo­ri­sce quel ge­ne­re di ten­sio­ne po­le­mi­ca che i po­li­ti­ci ali­men­ta­no. Ma cosa suc­ce­de quan­do l’op­po­si­zio­ne non è bi­na­ria? Cosa suc­ce­de quan­do ci sono cin­que fa­zio­ni, come è ac­ca­du­to nel se­con­do di­bat­ti­to alla pre­si­den­za della Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea della scor­sa notte? Ne viene fuori forse una mo­struo­si­tà a cin­que ali? Op­pu­re il tra­di­zio­na­le mo­del­lo di si­ni­stra-de­stra è an­co­ra utile?

L’E­CO­NO­MIA

Da quan­do si è ab­bat­tu­ta la crisi nel 2007, le que­stio­ni eco­no­mi­che hanno ri­pe­tu­ta­men­te mi­nac­cia­to di di­strug­ge­re l’Eu­ro­zo­na. Per que­sto, non sor­pren­de che l’e­co­no­mia do­mi­ni il di­bat­ti­to. Una con­sue­ta frat­tu­ra si­ni­stra-de­stra si è aper­ta, con netta dif­fe­ren­za, tra Ale­xis Tsi­pras (Si­ni­stra Eu­ro­pea), Ska Kel­ler (Verdi) e Mar­tin Schulz (So­cia­li­sti e De­mo­cra­ti­ci) a si­ni­stra e Guy Ve­rhof­stadt (Li­be­ra­li e De­mo­cra­ti­ci) e Jean-Clau­de Junc­ker (Par­ti­to Po­po­la­re Eu­ro­peo) a de­stra.

LA SI­NI­STRA AT­TAC­CA

Le tre si­ni­stre hanno at­tac­ca­to l’au­ste­ri­tà.  “Quel­lo che è suc­ces­so in Gre­cia non è una fe­li­ce esem­pio ma una tra­ge­dia so­cia­le che non do­vreb­be ri­pe­ter­si da nes­sun’al­tra parte in Eu­ro­pa” ha af­fer­ma­to Tsi­pras. Tutti e tre danno la colpa alle po­li­ti­che di au­ste­ri­tà adot­ta­te per l’im­pie­go gio­va­ni­le. Mar­tin Schulz, Pre­si­den­te so­cia­li­sta uscen­te dal Par­le­men­to Eu­ro­peo, ha so­ste­nu­to con em­pa­tia i sei mi­lio­ni di gio­va­ni di­soc­cu­pa­ti in Eu­ro­pa: “Stan­no pa­gan­do con il loro fu­tu­ro una crisi che altre per­so­ne hanno cau­sa­to” ha escla­ma­to at­tra­ver­so la sua ca­ri­sma­ti­ca mi­ni-bar­ba alla Marx. Tsi­pras si è la­men­ta­to del fatto che l’U­nio­ne Eu­ro­pea metta le ban­che da­van­ti ai gio­va­ni, “l’U­nio­ne Eu­ro­pea ha tro­va­to li­qui­di­tà per ri­ca­pi­ta­liz­za­re le ban­che, ma non siamo riu­sci­ti a tro­va­re i soldi per dare la­vo­ro ai gio­va­ni”. Le so­lu­zio­ni della si­ni­stra? Tsi­pras ha re­cla­ma­to ri­du­zio­ni del de­bi­to. Ska Kel­ler ‘la Ver­de’ ha pro­po­sto la­vo­ri “green”. La pa­na­cea di Schulz è quel­la di con­tra­sta­re l’e­va­sio­ne fi­sca­le.

LA DE­STRA RI­SPON­DE

E per quan­to ri­guar­da la de­stra? In preda a un su­do­re ba­gna­tic­cio e in­si­sten­te, raro ma ben ac­cet­to segno di ani­ma­zio­ne e vi­ta­li­tà in un’e­si­bi­zio­ne al­tri­men­ti stan­ca di un ma­ni­chi­no mo­ri­bon­do, Junc­ker ha pro­te­sta­to con tono grave: “Nel corso degli anni ho la­vo­ra­to gior­no e notte, più notti che gior­ni, per man­te­ne­re la Gre­cia nel­l’eu­ro.”  Anche Ve­rhof­stadt è par­ti­to alla volta di Tsi­pras spo­stan­do i ca­pel­li e agi­tan­do le mani: “In Gre­cia, in Ita­lia, non era una que­stio­ne di ban­che ma di cat­ti­ve po­li­ti­che da parte dei par­ti­ti po­li­ti­ci”. Ve­rhof­stadt non use­reb­be di certo quel­la vol­ga­re pa­ro­la con che ini­zia con la “s”, ma ha for­te­men­te di­fe­so l’au­ste­ri­tà: “Avete bi­so­gno di di­sci­pli­na fi­sca­le, al­tri­men­ti non po­te­te avere cre­sci­ta…E que­sto si­gni­fi­ca non contrarre nuovi de­bi­ti.

Le loro so­lu­zio­ni? Ve­rhof­stadt “il li­be­ra­le” ha ina­spet­ta­ta­men­te in­vo­ca­to la li­be­ra­liz­za­zio­ne del mer­ca­to unico. Junc­ker ha, invece, ri­po­sto le sue spe­ran­ze nel Trat­ta­to Tran­sa­tlan­ti­co sul Com­mer­cio e gli In­ve­sti­men­ti (TTIP) che se­con­do lui, ma er­ro­nea­men­te, met­te­reb­be 545 euro nelle ta­sche di ogni cit­ta­di­no eu­ro­peo. Kel­ler e Tsi­pras si sono in­ve­ce op­po­sti con vee­men­za ad esso poi­ché è stato ela­bo­ra­to a porte chiu­se e raf­for­za i di­rit­ti delle mul­ti­na­zio­na­li sugli Stati. Ad esem­pio, le mul­ti­na­zio­na­li sta­tu­ni­ten­si po­treb­be­ro fare causa ai go­ver­ni del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea qua­lo­ra pen­sas­se­ro di es­se­re di fron­te ad una con­cor­ren­za slea­le o qua­lo­ra le im­pre­se made in Usa non aves­se­ro pari ac­ces­so al mer­ca­to.

Le tre si­ni­stre hanno sta­bi­li­to un fron­te unito in re­la­zio­ne al sa­la­rio mi­ni­mo eu­ro­peo e al­l’im­po­sta sulle tran­sa­zio­ni fi­nan­zia­rie (Tobin tax). Junc­ker era l’u­ni­co Tobin tax-scet­ti­co tra tutti i can­di­da­ti, men­tre Ve­rhof­stadt, li­be­ra­le nel vero senso del ter­mi­ne, era il solo can­di­da­to ad op­por­si al sa­la­rio mi­ni­mo eu­ro­peo. 

In­som­ma, in ter­mi­ni di eco­no­mia, una ras­si­cu­ran­te tra­di­zio­na­le stra­ti­fi­ca­zio­ne de­stra-si­ni­stra.

LA CRISI IN UCRAI­NA

La que­stio­ne di­vi­de i can­di­da­ti di si­ni­stra. Ale­xis Tsi­pras ha af­fer­ma­to che le san­zio­ni con­dur­reb­be­ro l’Eu­ro­pa e la Rus­sia ad una nuova guer­ra fred­da. Ska Kel­ler ap­pog­gia Junc­ker e Ve­rhof­stadt i quali chie­do­no se­ve­re san­zio­ni eco­no­mi­che per la Rus­sia af­fin­chè venga fer­ma­ta l’at­tua­le crisi in Cri­mea.

Ve­rhof­stadt ha letto una let­te­ra di Gary Ka­spa­rov, genio degli scac­chi e at­ti­vi­sta po­li­ti­co, che ri­chia­ma l’Eu­ro­pa af­fin­chè pren­da po­si­zio­ne con­tro le azio­ni di Putin nei con­fron­ti dei paesi vi­ci­ni. Tut­ta­via Junc­ker vuole che l’Eu­ro­pa ri­man­ga una “po­ten­za soft”, un unio­ne pa­ci­fi­ca piena di di­plo­ma­ti­ci: “flo­wer power” dalla de­stra. Seb­be­ne i can­di­da­ti fos­se­ro uniti nella loro con­dan­na alle azio­ni di Putin, essi non si sono pro­nun­cia­ti più di tanto su ri­spo­ste con­cre­te. Ma nes­su­no si aspet­ta­va fos­se­ro menti ge­nia­li con doti pro­di­gio­se solo per­ché vo­glio­no di­ven­ta­re Pre­si­den­te della Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea…