Politica

Marine Le Pen, Geert Wilders, Pia Kjærsgaard: la nuova maschera dell'estrema destra

Articolo pubblicato il 28 marzo 2012
Articolo pubblicato il 28 marzo 2012
Se le formazioni di estrema destra gridano «alla dittatura dell’Europa», esse sembrano volersi collocare in una dimensione nazionalista europea. Pertanto, la popolarità delle une o delle altre differiscono da un estremo all’altro.
La fine della demonizzazione del Fronte Nazionale, dipenda esso da un’ideologia che si è veramente moderata o da un semplice slittamento da parte dei mezzi di comunicazione, è un fenomeno che si sta estendendo sui partiti di estrema destra europei?

A fine gennaio, Marine Le Pen si faceva notare sottobraccio ai dirigenti del FPÖ austriaco in occasione del ballo delle corporazioni studentesche di Vienna di cui certe confraternite, come l’Olympia, sono considerate vicine al neonazismo. Le formazioni di estrema destra sembrano volersi collocare in una dimensione nazionalista europea, come prova la creazione dell’Alleanza europea dei movimenti nazionalisti, presieduta da Bruno Gollnisch, candidato battuto alla direzione del Front National proprio da Marine Le Pen. Ad ogni modo, per guadagnare qualcosa in influenza, i partiti di estrema destra tentano alla meno peggio di non farsi dipingere come tali.

Il sito Internet contro gli immigrati che lavorano

Intervista a un giovane del Front National su cafebabel.com

In un biglietto del blog d’informazione di Bivouac-ID, l’autore commenta i risultati delle elezioni legislative nei Paesi Bassi che hanno avuto luogo nel giugno 2010, in cui il Partito della libertà aveva ottenuto la terza posizione. «Ricordiamo ai giornalisti da quattro soldi del pensiero automatico, che il PVV di Geert Wilders difende valori quali la democrazia, la separazione della chiesa e lo stato, l’uguaglianza delle donne e degli uomini, l’uguaglianza degli omosessuali e degli eterosessuali e la lotta contro l’antisemitismo. Se difendere queste valori significa essere di “estrema destra”, allora questo è ciò che siamo, in piena distorsione linguistica». Se il partito difende dei valori chiaramente repubblicani, condivisi da destra e sinistra, e li utilizza per la sua opposizione all’Islam, bisogna aggiungere che il PVV si mostra particolarmente virulento su altri punti chiave non citati dall’autore. Il sito internet lanciato da Geert Wilders a fine febbraio è la prova indiscutibile di un radicalismo profondo. Egli propone ai suoi cittadini di riempire un formulario per presentare querela contro i lavoratori venuti dall’Europa centrale e occidentale, che presumibilmente si portano con loro il crimine, il vandalismo, la prostituzione e l’ebbrezza pubblica. Delle nuove figure che si vogliono populiste.

L’attuale presidente del Partito popolare danese (PPD – Dansk Folkeparti) è stata una benedizione per i suoi militanti. Questi ultimi dieci anni, Pia Merete Kjærsgaard ha portato il PPD dal rango di piccolo movimento a quello di membro a pieno titolo della politica danese. Alle elezioni legislative del 2011, il PPD ha ottenuto il 12,30% dei voti, cosa che fa di esso il terzo partito più influente del paese. Il percorso professionale della nuova leader è stato fondamentale in questa impresa: ha lavorato come assistente di direzione in una società di assicurazioni e di pubblicità, poi come assistente a domicilio di persone anziane, distinguendosi dagli altri politici usciti da scuole più rinomate.

Il punto comune tra Pia Kjaersgaard e Marine Le Pen è il carisma. Gridano alla dittatura dei mezzi di comunicazione e del pensiero unico (sottoprodotto della democrazia moderna, se crediamo ai militanti FN del controverso reportage degli Infiltrés dell’aprile 2010). Per sottolineare il suo status di vittima, la presidentessa del FN non è a corto di espressioni. Possiamo citare il suo discorso del 12 febbraio a Starsburgo, un esempio tra gli altri, nel quale, per stabilire un legame tra l’insicurezza crescente e l’immigrazione, usa dei termini come «scandalizzerò le belle anime e i bobos (abbreviazione francese per bourgeois-bohème)», o ancora «forse sarò giudicata dal tribunale del libero pensiero per queste affermazioni». Sforzandosi di istigare il mondo operaio, Marine Le Pen ha capito bene in che modo bisognava attaccare il candidato uscente: «Sarkozy scopre il referendum, poiché sì, il popolo è pericoloso». E così il partito si diventa più "accettabile", corretto, pur restando originale.

La buona fede di Marine Le Pen

Lunedì 6 marzo, a un giornalista che puntava il dito sul suo incontro con gli estremisti austriaci a Vienna, Marine Le Pen ha risposto che «in Austria come in Francia abbiamo sopportato la gente come voi, dei tipi di estrema sinistra che dopo anni considerano che tutti quelli che non sono d’accordo con loro sono dei fascisti e dei nazisti». Come argomentazione più importante, avanza il fatto che l'FPÖ «è allo stesso livello del partito socialista». Detto in un altro modo, è un partito completamente rispettabile e, seppure povero, ha il suo posto nelle istituzioni officiali. Imbrogliandosi, la presidentessa del FN ha anche affermato che Martin Graf, membro del FPÖ, era copresidente dell’Assemblea nazionale austriaca e membro regolare del Consiglio europeo (istituzione politica principale dell'Ue). Ora, sappiamo che Martin Graf è stato ricevuto al Consiglio d’Europa (organizzazione internazionale per lo sviluppo della democrazia, i diritti dell'uomo e l'identità culturale europea), tutt'altra cosa rispetto al Consiglio europeo. Ciononostante, il messaggio resta lo stesso: l’integrazione di un partito nelle istituzioni che contano e la sua popolarità, una volta conquistato un certo numero di seggi, sarebbero garanzia della buona fede dei suoi militanti.

Nonostante questo, se l’ascesa di Marine Le Pen segna la fine dell’estrema destra storica in Francia, potremmo citare dei partiti europei che non si prestano ad un gioco di « facciata», come l'Npd tedesco o la Lega Nord. Al di là di questi esempi, ci sono almeno due famiglie di estrema destra che s’impongono in Europa. I marginali nostalgici da una parte, e quelli dai discorsi moderni dall’altra. Ma per quali di questi ultimi la normalizzazione è solo una maschera, una strategia di rinnovamento per accedere al futuro?