Politica

L'UE ha gli occhi puntati sulla Grecia

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 15 gennaio 2015

Entro due settimane, la traiettoria della Grecia potrebbe sperimentare un profondo cambiamento nel suo modus operandi. Con il partito di sinistra Syriza, che propone la rinegoziazione del debito, il futuro dell'Europa potrebbe esser svelato il 25 gennaio.

Dopo tre insoddisfacenti tornate elettorali per le elezioni presidenziali, la Grecia si sta avvicinando alle elezioni parlamentari che si terranno il 25 gennaio. I sondaggi elettoriali danno per vincente il partito di sinistra Syriza, conosciuto per il suo radicalismo e per l'ideologia anti-austerity. Alexis Tsipras, leader di Syriza, ha già manifestato l'intenzione di cancellare sia parte del debito greco, sia le condizioni del piano di salvataggio imposto dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. «Con l'aiuto del nostro popolo, in pochi giorni il piano di salvataggio vincolato all'austerity sarà una cosa del passato» ha detto Tsipras. Tuttavia, il futuro rimane incerto dato che Nuova Democrazia, il partito conservativo di Samara, sta guadagnando consensi. Questo pandemonio politico in Grecia preoccupa i mercati finanziari, ma Alexis Tsipras ha promesso di mantenere la Grecia all'interno dell'euro e di rinegoziare il debito anziché ignorarlo completamente.

Stando ai recenti sondaggi Syriza, seguito dal centro-destra di Nuova Democrazia, ha il più alto numero di consensi. Terzo il partito comunista KKE, subito seguito dalla formazione di centro-sinistra To Potami. Il partito di estrema destra Alba Dorata è davanti al PASOK, membro della coalizione di centro-sinistra. La grande novità (o recente tendenza dei paesi colpiti dalla crisi) è stata la creazione di un nuovo partito politico, il Movimento dei Socialisti Democratici, da parte dell'ex primo ministro George Papandreou. Questo nuovo blocco merita alcune considerazioni dal momento che potrebbe togliere voti sia al debole PASOK che al temuto Syriza. Nonostante ciò, resta sempre concreta la possibilità di una coalizione governativa ma, per il momento, possiamo solamente fare congetture aspettando i risultati elettorali.

L'Europa è in chiaro stato d'apprensione e, nei confronti della Grecia, si stanno delineando differenti prese di posizione. La sinistra europea supporta la Grecia e la fine delle misure di austerità. Quello dei paesi sottomessi che fanno rapporto a entità autocratiche non è lo scenario auspicato dalla sinistra, per non parlare degli altri paesi del sud Europa colpiti da un identico attacco alla sovranità nazionale come il Portogallo, la Spagna e Cipro. Da una parte, se Syriza dovesse vincere, potrebbe prospettarsi l'avvio di una rinegoziazione economica e finanziaria in grado di ridare fiato alla collassata economia greca. D'altra parte, la paura per un debito crescente e cumulativo è aumentata insieme all'apprensione su cosa ne sarà della Grecia se non dovesse pagare. Sarà responsabilità degli altri stati europei?

Ma torniamo indietro nella storia, chiamando in causa l'Accordo sul debito di Londra (London Debts Agreement) del 1953, un trattato politico che permise alla Germania di rientrare nei mercati e svilupparsi come nazione dopo le catastrofiche conseguenze della seconda guerra mondiale. La Grecia prese parte a questa rinegoziazione, che fornì alla Germania un sostanziale sgravio del debito e permise infine al paese di tornare alla prosperità. Questa è l'idea che ha in mente Alexis Tsipras per il futuro della Grecia e dell'Europa. Se la storia è ciclica, perché non ripetere le buone azioni anziché soltanto disastri e crisi?