Politica

López-Istúriz: «I tories ritorneranno al Ppe»

Articolo pubblicato il 15 maggio 2009
Articolo pubblicato il 15 maggio 2009
Le proiezioni degli esperti assegnano una terza vittoria consecutiva al Partito Popolare europeo, ma con minor vantaggio. I conservatori devono farsi carico del divorzio con i Tories britannici annunciato da William Hague, così come i cambiamenti del programma elettorale a causa della crisi.

Lo spagnolo Antonio López-Istúriz è il segreatario del Partito Popolare europeo. All'uscita dell'ultimo congresso del Ppe, che lui stesso ha organizzato, esprime la sua fiducia sul fatto che la famiglia conservatrice mantenga il controllo delle principali istituzioni europee dopo le elezioni del 7 giugno. Sostegno all'energia nucleare e flessibilità lavorativa, oltre a dare priorità ai cittadini dell'Unione al momento dell'assunzione di un lavoratore. Questi sono alcuni dei tratti distintivi del Ppe in vista delle elezioni europee di giugno.

Qual è il suo bilancio di questo mandato che sta volgendo al termine?

«Un bilancio positivo ma insufficiente. Il Parlamento europeo guadagna una quota sempre più alta d’influenza rispetto alle altre istituzioni, ma i cittadini non ne sono consapevoli. Nonostante gran parte delle leggi che li toccano vengano da qui, i cittadini pensano ancora che si tratti di un Parlamento “poco utile” e formato da politici in pensionamento. Non è così! Qui ci sono persone capaci, persone che stanno lottando per gli interessi nazionali».

(Image: ©Nabeelah Shabbir)

Qual è la causa di questo divorzio fra la popolazione e il potere reale del Parlamento?

«Il problema è che il linguaggio utilizzato al Parlamento è alquanto vasto, tecnico ed europeo. Non si capisce. Manca un master per capire espressioni come "retaggio europeo". Questo linguaggio nasce per mantenere un punto in comune fra le traduzioni a livello europeo, forzando pertanto la creazione di una lingua nuova recuperando parole vecchie. In secondo luogo, quello che dice il Parlamento non si vende bene. La politica non è solo “fare”, bensì fare in modo che le persone lo sappiano. Non per la gloria del politico o del partito, ma perché l'elettore sia informato e conosca i benefici che può trarre dall'Unione. Il cittadino non è consapevole di quanti benefici derivino dal Parlamento europeo. Ora che ci troviamo in tempi di epidemia (febbre suina), è necessario sottolineare che il coordinamento esistente in Europa è dovuto a legislazioni che sono nate da questo parlamento».

Per il Ppe il bilancio del mandato è positivo?

«Abbiamo avuto ma maggioranza in Parlamento in questi cinque anni, la Presidenza del Parlamento europeo con Hans Gert Pöttering e inoltre la Presidenza della Commissione con José Manuel Durão Barroso e anche la maggioranza al Consiglio europeo. La maggioranza ovunque. E ora la riavremo al Parlamento se i sondaggi non si sbagliano. Ce lo impone il senso della responsabilità. I cinque anni sono stati positivi, ma senza dubbio non abbiamo fatto fronte alla crisi attuale. Lo scenario cambia e pertanto al congresso del Ppe abbiamo introdotto modifiche al programma in materia economica, occupazionale e pensionistica».

Nel programma si parla di flessibilità nel mercato del lavoro. Sarà combinata alla sicurezza creando la "flessicurezza"?

«Questo può funzionare in alcuni paesi e in altri no. Ritengo necessario rispettare i quadri legali e gli usi e costumi di ogni paese. La flessibilità lavorativa è una tematica molto importante e deve essere analizzata secondo la filosofia e la cultura di ogni paese».

Concorda sul fatto che l'Unione promuova l'uso dell'energia nucleare per la lotta contro il cambiamento climatico?

«Ci sono paesi molto contrari, come l'Austria, e altri molto a favore, come la Francia. In mezzo, paesi come la Spagna che non si decidono. Bisogna aprire il dibattito. Il Ppe è abbastanza favorevole all'energia nucleare, purché si rispetti il quadro di ogni paese».

È d'accordo con il dare priorità europea al momento dell'assunzione di lavoratori in Ue, così come si stabilisce nel programma del Partito Popolare europeo?

«Siamo in un mercato interno. Migliaia di cittadini rumeni e bulgari vanno in cerca di un lavoro nei Paesi dell'Ovest, così come gli spagnoli fecero nel '96 per poter lavorare nella Ue. Pertanto si deve creare un quadro adeguato affinché lo spostamento dei lavoratori non crei problemi ai paesi riceventi».

Come ha reagito il Ppe all'annuncio di separazione amichevole dei Tory dal gruppo del Ppe?

«Ho il sospetto che si parli molto di questo perché alla fine ritorneranno dopo le elezioni. Avranno seri problemi a creare un partito politico, e anche se dovessero farcela, lo dovranno fare con partiti di dubbia tendenza».

In che senso?

«Persone come i Kaczińsky, o persone che odiano gli omosessuali. Persone dalle motivazioni strane che possono provocare una forte polemica fra l'opinione pubblica britannica. Noi siamo aperti a un loro ritorno. Fanno parte della famiglia e sono usciti solo per una promessa che David Cameron fece al suo gruppo politico nel Regno Unito».

Nel frattempo, avete intenzione di accogliere gli irlandesi del Fiánna Fail?

«Attualmente non stiamo trattando questa questione a livello interno».