Politica

Liv Holm Andersen, deputata a 24 anni: "Flessibilità e sicurezza, in Danimarca siamo felici"

Articolo pubblicato il 20 settembre 2011
Articolo pubblicato il 20 settembre 2011
Parla e ride muovendo le mani con la gestualità tipica dei mediterranei, sa un po’ di greco, ma non fatevi ingannare: questa ventiquattrenne è in realtà uno dei più giovani politici danesi, eletta parlamentare alle elezioni dello scorso 15 settembre, con il secondo partito più piccolo del paese scandinavo, il Radikale Venestre.
L’abbiamo incontrata ad Atene dove ci ha parlato di Europa, Balcani e degli Indignati spagnoli.

Non è una sorpresa sentire che Liv Holm Andersen si sia interessata alla politica fin da quand’era piccola. Quando aveva 15 anni fu indirizzata al dibattito da un suo professore, socialdemocratico. “Ho scelto di studiare scienze politiche all’università perché volevo diventare un politico e nient’altro”, spiega Liv. Dopo aver fatto parte del partito politico universitario, lanciò la sua campagna personale. Aveva trovato la sua strada: ora Liv Andersen a soli 24 anni, ha guidato i Radikale Venestre (social-liberali) alle ultime elezioni alla conquista di 17 seggi parlamentari, raddoppiando lo score del 2007.

La Danimarca e la sfida dei Balcani

La prospettiva europea di Liv è stata influenzata dalla sua esperienza di bambina cresciuta nella città di Støvring, nel nord del Paese. Molte famiglie bosniache, a quel tempo, fuggivano in Danimarca dall’ex Jugoslavia, e i genitori della Andersen ospitarono una famiglia di rifugiati. E’ stato allora che Liv realizzò che esisteva un mondo al di fuori della Danimarca. Dopo aver lavorato per 6 mesi all’ambasciata danese ad Atene, la Andersen ora supporta quello che lei chiama “approccio greco”; il ministero degli affari esteri sta promuovendo l’adesione dei paesi balcanici all’UE con l’iniziativa Agenda 2014. A differenza della Grecia, la Danimarca non è geograficamente vicina ai Balcani e quindi la gente semplicemente non se ne preoccupa, ammette Liv. “La sensazione generale è che ora gli abitanti dei Balcani abbiano smesso di uccidersi a vicenda e non è sia più necessario preoccuparsene. E’ sbagliato perché nella regione c’è ancora tensione. Una nuova crisi causerebbe molte sofferenze e porterebbe alla totale instabilità della regione. I Balcani sono nel cuore dell’Europa. L’UE deve pagare il fatto di non aver fermato la guerra in casa propria negli anni ’90, aiutando i paesi verso un futuro ricco e prospero. La sfida più grande nei Balcani è la stabilità, soprattutto con le tensioni di origine etnica in Kosovo, nella regione musulmana di Sandzak in Serbia, in Macedonia e in Bosnia.

L’euroscetticismo danese

“E' danese, sa!”. Faccio notare alla coppia che ci guarda, seduta nel tavolo accanto al nostro al Buenos Aires, un caffè argentino nel centro di Atene. Liv conosce qualche parola greca, conosce i problemi comuni ai due paesi, come l’alto tasso di fiscalità. La Danimarca non fa parte della zona euro, e quindi è meno colpita dalla crisi attuale (la Grecia ha un debito di 335 miliardi di euro). Ma ha uno dei tassi più alti di tutto il mondo, che va dal 39% al 63%. “Se il reddito di un individuo è superiore a 390.000 corone danesi, si aggiunge un ulteriore 15% a quella parte dello stipendio per assicurare che i redditi maggiori siano tassati di più”, spiega.“Il patrimonio sociale è il pagare le tasse con un sorriso. Ogni partito politico crede nel welfare state. Mentre i greci si chiedono se vogliono veramente lo stato sociale o no, in Danimarca, tutti sanno che funziona abbastanza bene e si prende cura dei gruppi sociali meno abbienti, protegge dalla criminalità e così via. E’ la nostra storia! I più forti portano i più deboli sulle spalle a beneficio di tutti.” “Flessicurezza “è la parola giusta. Secondo il World Bank Group, la Danimarca ha il mercato del lavoro più flessibile d’Europa. E' facile assumere e licenziare (flessibilità), e nei posti di lavoro l’indennità di disoccupazione è molto alta (sicurezza). 'La soluzione migliore sarebbe quella di ispirarsi a vicenda e aiutarsi a vicenda per far funzionare le cose, come quando vi fu la crisi dei rifugiati in Grecia, e i politici danesi accorsero in aiuto.'

Liv Anderson è più attratta dall'idea di una carriera politica in patria che da una in Europa. I danesi sono divisi sull’appartenenza all’UE, a cui hanno aderito dopo lunghe riflessioni nel 1973. 'Essere danesi basta, perché la società danese funziona bene politicamente ed economicamente. L'UE è percepita da molti come una perdita di tempo. L'idea è che in qualche modo i danesi dovranno fare sacrifici per l'UE, senza guadagnare nulla. Se intellettuali e uomini d'affari esista difendono le ragioni dell’esistenza dell’Unione, altri si chiedono: “Perché una comunità europea e non una internazionale?” Liv è convinta che la Danimarca dovrebbe collaborare più strettamente con l'UE. I problemi transfrontalieri non si risolvono certo da soli. Riguardano l'inquinamento, gli immigrati clandestini e la droga. I nazionalisti dicono che dovremmo chiudere i nostri confini. Ma isolarsi nel nostro piccolo paese non ci aiuterà a risolvere i problemi a lungo termine.”

La Spagna come modello

I danesi saranno pure 'euroscettici', ma non per questo chiusi. “Agli scandinavi piace viaggiare per collezionare avventure”, sorride Liv. “Siamo molto soddisfatti della nostra vita, ma ci piace perdere questo senso di sicurezza. Siamo una delle nazioni più felici del mondo, ma non siamo gente frizzante. Ci piace andare in Italia, in Grecia e in Spagna, dove le persone sono più aperte, alla mano e in qualche modo più felici. Sappiamo di poter tornare nella nostra piccola casetta sicura”. Liv ha trascorso un anno in Spagna. “Mi è piaciuto il movimento spagnolo a favore di una società più liberale. Chiedono maggiori possibilità per gli individui e di sbarazzarsi della zavorra culturale e religiosa presente in politica da diversi anni. E' ammirevole che gli spagnoli stiano facendo tanti sforzi per separare idee politiche e culturali, ad esempio limitando il potere della Chiesa. Mi ha stupito il grande paradosso per cui la Spagna ha permesso i matrimoni omosessuali prima della Danimarca”. Europa non significa solo cooperazione, spiega Liv, significa anche imparare dagli altri paesi.

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