Politica

L'Europa vista dalla Spagna: l'opinione di tre giornalisti catalani

Articolo pubblicato il 13 maggio 2013
Articolo pubblicato il 13 maggio 2013
Nonostante gli sforzi delle istituzioni in tutta la Spagna, solo pochi spagnoli sanno quando e perché si celebra la Festa dell'Europa. Stando ai dati dell'Eurobarometro dell'autunno 2012, il 51% della popolazione spagnola non sa nulla dei propri diritti in quanto cittadini europei, dice Marta Roqueta.

La mancata conoscenza dei propri diritti di europei, combinata con la bassa partecipazione alle elezioni del Parlamento Europeo (che si tengono ogni 4 anni, le prossime nel 2014, ndr), potrebbe far credere che agli spagnoli non interessi molto dell'Europa. Invece, sempre stando ai dati dell'Eurobarometro, gli spagnoli sono tra i cittadini comunitari che più si sentono europei – e pensano che l'Unione sia la soluzione alla crisi. Tre giornalisti specializzati in Affari internazionali di tre differenti generazioni provano a spiegarne le contraddizioni.

“La gente pensa che l'UE li aiuti a vivere meglio, ma che non abbia potere per stabilire linee politiche importanti”

Martí Anglada, 63 anni, è stato corrispondente estero per il canale TV3 della televisione pubblica catalana per 10 anni. È stato in Italia, nel Regno Unito e, negli ultimi due anni della sua carriera, a Berlino e Bruxelles. “In Spagna c'è l'idea che l'Europa aiuti le persone a vivere meglio, sia in termini economici che di democrazia”, dice Anglada. “Ma la gente sa anche che quelli che prendono le decisioni nell'UE sono Angela Merkel o François Hollande e pensa che l'unico modo di influenzare le politiche europee sia di votare per un presidente spagnolo”.

Dal suo punto di vista, votare per una costituzione europea attraverso referendum nazionali è stato uno sbaglio: “La gente ha percepito quanto il proprio voto fosse inutile, visto che il risultato di un solo Paese poteva fermare l'intero processo”. La crisi economica può cambiare anche l'immagine positiva che gli spagnoli hanno dell'UE. Secondo Anglada, le tre principali conquiste che hanno aiutato a creare una mentalità europea sono state l'istituzione dell'area Schengen, il programma Erasmus di mobilità per studenti e la moneta unica – le quali sono in pericolo per via della crisi. Anglada è ottimista: “La gente non vuole abbandonare l'UE, ma solo cambiare la sua direzione”. Propone due importanti traguardi: “Dobbiamo creare un Ministero dell'Economia europeo unificato ed eliminare l'approvazione all'unanimità in materia di difesa ed affari esteri”.

“La generazione più pro-europea – i giovani – è anche la più critica verso l'UE”

Xavier Mas de Xaxàs, 48 anni, è un giornalista dell'ufficio internazionale dell'importante giornale catalano La Vanguardia. A seguito delle recenti elezioni politiche in Italia, ha scritto riguardo i movimenti populisti nell'Europa meridionale e, commentando i risultatii ottenuti da Silvio Berlusconi e in particolare dal leader populista Beppe Grillo, ha scritto che essi “sono una punizione causata dalle misure d'austerità”. È qualcosa che la Grecia ha già sperimentato con l'ascesa del partito Syriza.

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Che dire della Spagna? “Il sistema elettorale tende a favorire i due principali partiti, quindi sarà più difficile che succeda”, dice Xavier. “Ma comunque, le elezioni si terranno di qui a 3 anni (2016, ndr) e se i vari movimenti civili che spuntano ogni giorno decidono di unirsi, possiamo aspettarci qualche sorpresa”. Nelle ultime elezioni in Catalogna del 2012, il partito radicale indipendentista Candidatura di Unità Popolare (CUP) ha ottenuto ben 3 rappresentanti in parlamento. Il partito difende un'alternativa al capitalismo moderno ed è contrario all'adesione all'UE. Xavier Mas de Xaxàs fa notare come molti di questi gruppi siano supportati dai giovani. “Loro sono i più pro-europei e al contempo i più critici. Cercano in tutti i modi un'alternativa ad un sistema che ha creato una crisi che li colpisce fortemente”. La maggior parte di questi movimenti populisti ha anche idee di sinistra: “Chiedono una democrazia più partecipativa e sono contro il modello della crescita economica, quindi è essenziale dare maggior potere al Parlamento Europeo per legiferare e creare partiti politici europei”.

“L'Unione favorisce gli interessi dei grandi poteri economici non dei suoi cittadini”

Marc Miras, 27 anni, è uno dei 6 co-fondatori di Extramurs, un giornale online che tratta di notizie internazionali in catalano, offrendo punti di vista differenti da quelli delle principali agenzie di stampa. Miras è a favore di un'Europa vista come una comunità di popoli. Sfortunatamente non è il caso dell'UE: “È un mercato che fa gli interessi dei grandi poteri economici”, dice, prendendo come esempio il Processo di Bologna. “Ci hanno detto che avrebbe permesso agli studenti di studiare nelle università europee liberamente, ma quello che abbiamo visto è stato solo un rialzo delle tasse universitarie”. Un'altra obiezione all'UE è la mancanza di potere legale. “La maggior parte dei Paesi europei viola le leggi riguardo l'immigrazione o non si adegua alle sentenze della Corte di Strasburgo, ma l'UE non ha il potere di punirli”. Questo, secondo Miras, fa sentire la gente raggirata.

Se l'Unione non è stata un grande profitto per gli europei, non lo è stata neppure per i non-europei. “Il conflitto in Mali era latente da 6 anni, ma solamente quando gli interessi francesi sono stati minacciati, allora l'UE ha deciso di intervenire. E intanto hanno venduto armi ai combattenti del conflitto”.

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Questo articolo è parte di una speciale edizione sulla “Festa dell'Europa”, creata grazie ai membri del Forum degli Studenti di Giornalismo Europei (FEJS) in collaborazione con Cafebabel.com.

Foto: copertina (cc) Anant N S/ thelensor.tumblr.com/ Anant Nath Sharma/ flickr