Politica

L'Europa svolta a sinistra?

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 19 febbraio 2015

Sono partiti anti-establishment, rivendicano programmi di assistenza pubblica e raccolgono "indignados" di tutte le età. Con leader carismatici che parlano al cuore del popolo, promettono di restaurare speranza e dignità in paesi messi in ginocchio da dure politiche di austerity. L'Europa svolta a sinistra o è soltanto un fuoco di paglia?

Da quando la crisi economica ha raggiunto il culmine, nel 2010, i paesi dell'Europa del Sud si sono impoveriti, con debiti che salgono a livelli impossibili da rimborsare. I tassi di occupazione sono precipitati e l'assistenza sociale è stata ridotta al minimo. Giovani e anziani sono stati lasciati senza speranze né aspettative.

Con diseguaglianza e corruzione senza freni in governi che paiono sensibili solo ai desideri dei mercati e un livello di austerità senza precedenti imposto dalla Troika, sotto gli occhi distratti della più grande economia europea (la Germania), i popoli dell'Europa del Sud hanno iniziato a protestare. Nati in Spagna nel 2011, questi movimenti di protesta hanno iniziato a chiedere un'alternativa all'impoverimento a cui sono costretti.

I partiti anti-establishment si sono diffusi in tutta l'Europa meridionale, con leader giovani e istruiti che salgono alla ribalta. Hanno adottato una retorica sferzante sul modo in cui la gente dovrebbe riprendersi i propri diritti, i propri benefici e in definitiva la propria vita. Presto, la sinistra è sembrata ringiovanire sulla scena politica europea.

Effetto Syriza

In Grecia Syriza (sinistra radicale) è stata fondata ufficialmente come partito nel 2012. Con lo slogan "apriamo la strada alla speranza" ha ottenuto oltre il 16% alle elezioni amministrative e si è imposta come il principale partito di opposizione. Mentre le politiche di austerità, chiaramente fallimentari, si inasprivano e colpivano duramente i più deboli, Syriza ha vinto le elezioni europee del 2014 con poco più del 25,6% dei voti. Alle elezioni del gennaio 2015, il partito è arrivato al potere con il 36% dei voti, a soli due seggi dalla maggioranza assoluta.

Per gli incarichi ministeriali, Syriza ha nominato tecnocrati e accademici mentre il suo leader - e ora Primo Ministro - il quarantenne Alexis Tsipras, ha promesso di ripristinare l'assistenza sociale per i più deboli e di rinegoziare il debito nazionale con un'istituzione più democratica che otterrà risultati solidi e plausibili.

I partiti anti-establishment di tutta la scena politica europea hanno gioito alla vittoria di Syriza, descrivendola come uno "schiaffo democratico" a un'Unione Europea dominata dall'austerity e cercando anche di sfruttarla per aumentare la propria popolarità. Non è una sorpresa che in Italia esista un'alleanza di sinistra chiamata “L’altra Europa con Tsipras”, fondata nel 2014 giusto in tempo per partecipare alle elezioni europee a cui Tsipras ha partecipato come candidato alla Commissione Europea per il Partito della Sinistra Europea.

Nel Regno Unito 15 parlamentari laburisti hanno diffuso un comunicato per chiedere un rapido cambiamento delle politiche di austerità e dei tagli alle spese, il ritorno delle imprese ferroviarie sotto il controllo pubblico, il ripristino del contratto collettivo e dei diritti del lavoro. Anche i parlamentari verdi hanno salutato l'esaltante vittoria di Syriza coe "l'inizio del rifiuto, da parte della gente comune, di un modello economico screditato".

Yes, we can

Lo spagnolo Podemos ("Possiamo") è forse il più importante partito di sinistra in Europa dopo Syriza. Fondato nel 2014, questo partito populista di sinistra intende affrontare i persistenti problemi di diseguaglianza, disoccupazione e declino economico, in particolare rinegoziando le misure di austerità e riaffermando la sovranità nazionale. Alle elezioni europee del 2014, Podemos ha ottenuto l'8% dei voti e ha vinto cinque seggi al Parlamento Europeo. Secondo un recente sondaggio di El Pais, Podemos potrebbe vincere le elezioni politiche di quest'anno con il 27,7% dei voti.

Il suo leader, il trentaseienne Pablo Iglesias, un ex assistente di scienze politiche all'Università Complutense di Madrid, è un giovane oratore che - come l'alleato greco Tsipras - sa come suscitare le emozioni del pubblico, stimolarne l'esaltazione e ottenerne il supporto. Il 31 gennaio 2015, ben 150mila persone si sono radunate alla Puerta del Sol di Madrid, dove Iglesias ha insistito sulla disaffezione della gente per l'austerity, sulla rabbia diffusa nei confronti della “casta”, l'élite economica e politica del paese, e ha ripetutamente esortato i presenti a resistere e tornare a sognare, perché il suo partito restituirà al popolo il potere di governo.

Con otto paesi europei che quest'anno si preparano alle elezioni, altri partiti anti-establishment cercano di trarre vantaggio dalla situazione. Il Partito Socialista Portoghese chiede la fine del periodo di austerità per l'Eurozona. Il partito irlandese di opposizione Sinn Féin spera in una reazione a catena che, dalla Grecia, stimoli l'ascesa dei partiti di sinistra.

E la destra?

Nonostante ciò, mentre la sinistra si afferma in un Sud piegato dall'austerity, il nord Europa deve affrontare il rafforzamento dell'estrema destra. Il Front National in Francia, l'Alternative für Deutschland in Germania, la Lega Nord in Italia e l'UKIP nel Regno Unito hanno tratto vantaggio dalla situazione (in particolare dalle elezioni europee del 2014) attaccando l'austerità e l'Euro, rifiutando di ridurre gli impegni di un Sud piegato dai debiti e aggiungendo a tutto questo l'antipatia per l'immigrazione.

In questo modo la crisi finanziaria in Europa ha aperto uno scisma tra destra e sinistra, polarizzando completamente la popolazione tra i due schieramenti. Questo collasso del centro rischia di causare una frattura nella costruzione dell'Unione Europea, a meno che non si raggiunga un compromesso.

Allora, l'Europa svolta a sinistra? Resta tutto da vedere, ma quello che è certo è che i partiti di sinistra stanno diventando più importanti e le loro voci si alzano sempre più contro il dominio dell'egemonia neoliberista. L'Europa ha bisogno dello shock di questi giovani leader senza giacca e cravatta (e senza l'aria da corporation che le accompagna). Se il punto è riguadagnare la fiducia della gente, bisognerà vestirsi, pensare e agire come loro e per loro, non come una minoranza che governa e opprime la maggioranza. Anche se dovesse fallire, la sinistra merita ancora un'occasione