Politica

L'Europa nel 2013: quel che resta della sinistra

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 08 gennaio 2013
In tempi di crisi, spending review e lotta per la sopravvivenza, la sinistra europea cerca di tornare padrona del suo destino. Sia quella al potere, social-democratica, che quella all'opposizione, più radicale. Un panorama della sfide della formazione politica nell'Unione Europea, tra una non meglio specificata efficacia e la rassegnazione dei cittadini europei.

Nell'Unione Europea, la sinistra è al potere in nove paesi: in Finlandia, Grecia, Irlanda e Olanda fa parte delle coalizioni, mentre le presiede in Austria, Belgio, Danimarca e Romania. Infine in Francia, il partito socialista è al potere dalla scorsa primavera. Nel Parlamento Europeo, il gruppo S&D, con 190 deputati, è la seconda forza dell'Assemblea. Meglio ancora: in virtù dell'accordo fra S&P e PPE, che ha portato all'elezione di José Manuel Barroso a capo della Commissione, la presidenza quinquennale 2009/2014 del Parlamento è stata suddivisa in due parti uguali, per cui il socialista Martin Schulz è succeduto nel 2012 al conservatore Jerzy Buzek.

Si potrebbe pensare che, grazie alla crisi del modello liberale, la socialdemocrazia abbia davanti a sé un periodo felice. A un esame più attento in realtà l'avvenire è meno roseo. Ovunque l'astensionismo elettorale e i sondaggi esprimono l'impopolarità delle politiche di austerità, sia di destra che di sinistra. In Francia, grazie al duo Copé- Fillon, che si è battuto fino al ridicolo per la conquista della presidenza dell'UMP, si parla poco dei problemi di François Hollande.

Tuttavia, dopo la mancata riuscita di un'intesa al summit diBruxelles sul budget europeo, il budget dello stato francese è stato respinto il 28 novembre 2012 in Senato, con un tacito accordo: voto contrario dei senatori di destra, astensione dei senatori comunisti. Allora come reagire efficacemente contro la crisi economica e lo sconcerto che ne deriva? Arnaud Montebourg, ministro dell'Industria francese, è uno dei pochi ad aver colto l'entità della posta in gioco. La sua proposta di nazionalizzare temporaneamente il sito di Arcelor Mittal aFlorange ha il merito di definire i termini della discussione. Questo annuncio aveva scarse possibilità di avere buon esito, eppure ha riaffermato quella che potrebbe essere una vera politica di sinistra: quella di uno stato non più assistenziale, ma garante del lavoro. Il problema è che oggi Montebourg combatte da solo e, come spiega in un'intervista a Libération, si è quasi trovato sul punto di lasciare il governo.

Storie di coppia

Comunque , la Francia non potrà mettere in atto da sola una politica di sinistra. Se c'è una possibilità, dovrebbe potersi realizzare a livello europeo. La controversia fra Berlino e Parigi sulla politica economica, che esisteva già fra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, si è amplificata. D'accordo per la crescita, ma in quale settore? Tutte le economie europee sono in recessione, e con loro anche la Germania, ma cosa farà la SPD, se dovesse arrivare al potere nel 2013? Potrebbe esserci un discorso credibile di sinistra e la difesa allo stesso tempo del modello capitalista renano che, in un modo o nell'altro, mantiene la pace sociale in Europa? In Francia, in Germania e in qualsiasi altro paese, i partiti socialdemocratici potranno tenere in considerazione la sinistra radicale, se la crisi continua? Perché la sinistra di potere ha anche un problema di immagine, come ci ricorda la sua ideologia.

Al di là del continente

A livello mondiale i partiti socialdemocratici sono organizzati nell'Internazionale Socialista. L'IS raggruppa, come membri a pieno diritto, 104 partiti di 90 paesi, fra cui i partiti di sinistra al potere in Europa. Il 30 agosto scorso, il trentaquattresimo congresso dell'IS ha rieletto alla carica di presidente Georges Papandreou, candidato unico designato alla propria successione. L'ex primo ministro greco ha tuttavia condotto il suo partito a un livello di impopolarità senza precedenti: con un modesto 13%, il PASOK è il terzo partito, dietro la sinistra radicale (Syriza). La Grecia è un caso particolare, visto che due gruppi politici hanno trascinato la culla della democrazia al peggio del nepotismo. Ma non è l'unico caso. Ora i popoli d'Europa contano su politici responsabili. Non ci sarà un salvatore supremo, ma se la sinistra saprà dar prova di buon senso, potrà raccogliere i frutti del sostegno popolare, aspettando quelli del ritorno della crescita.

Foto: copertina (cc) benmciver. Testo: manifestazione (cc)  fabien-ecochard, Sigmar Gabriel (cc) vorderstrasse/ tutte via flickr.