Politica

L'Europa ha bisogno di una rivoluzione pacifica

Articolo pubblicato il 25 marzo 2014
Articolo pubblicato il 25 marzo 2014

Le ele­zio­ni va­li­de per il rin­no­vao del Par­la­men­to eu­ro­peo eu­ro­peo si ter­ran­no tra soli 2 mesi, a mag­gio 2014. L'Eu­ro­pa però è an­co­ra in crisi e i cit­ta­di­ni sono esa­spe­ra­ti dalle dif­fi­col­tà eco­no­mi­che. Per­ché do­vreb­be­ro re­car­si a vo­ta­re? Ca­fé­ba­bel pro­po­ne un ar­ti­co­lo di opi­nio­ne.

I po­li­ti­ci hanno la ten­den­za a ri­man­da­re le de­ci­sio­ni dif­fi­ci­li", dice il pro­fes­sor Lou­kas Tsou­ka­lis, ti­to­la­re della cat­te­dra di In­te­gra­zio­ne Eu­ro­pea all'Uni­ver­si­tà di Atene e Pre­si­den­te della Fon­da­zio­ne El­le­ni­ca per la Po­li­ti­ca Este­ra ed Eu­ro­pea (ELIA­MEP).  

la crisi in ma­trio­sche

Tsou­ka­lis de­scri­ve la crisi eco­no­mi­ca come una serie di ma­trio­sche: la  più gran­de è rap­pre­sen­ta­ta dalla bolla dei mutui sub prime esplo­sa nel 2008; poi viene la crisi eu­ro­pea che ha di­mo­stra­to i pe­ri­co­li le­ga­ti a una mo­ne­ta unica senza isti­tu­zio­ni di sup­por­to; in­fi­ne, ven­go­no i pro­ble­mi fi­sca­li na­zio­na­li af­fron­ta­ti dai sin­go­li Stati mem­bri. “Ora la festa è fi­ni­ta”, dice Tsou­ka­lis. Ma chi pa­ghe­rà il conto? 

Ci sono stati er­ro­ri e sba­gli sia a li­vel­lo na­zio­na­le che eu­ro­peo. L'Ue ha man­da­to in fumo il la­vo­ro di un in­te­ro de­cen­nio e, come ri­pe­te Tsou­ka­lis, “sa­re­mo for­tu­na­ti se riu­sci­re­mo a ri­tor­na­re ai li­vel­li di cre­sci­ta e pil del 2007, entro il 2016”. L'Ue ha sot­to­va­lu­ta­to le con­se­guen­ze del­l'au­ste­ri­tà fi­sca­le e in par­ti­co­la­re le di­vi­sio­ni che così ha crea­to tra gli Stati mem­bri. 

sul­l'or­lo di una crisi di nervi

La qua­li­tà della vita della po­po­la­zio­ne greca è di­mi­nui­ta dra­sti­ca­men­te nei 3 anni du­ran­te i quali è stata sog­get­ta alle dure mi­su­re di au­ste­ri­tà (2009-2012). Ora, lo Stato el­le­ni­co si piaz­za al­l'ul­ti­mo posto per di­su­gua­glian­za nei sa­la­ri e li­vel­lo di sod­di­sfa­zio­ne della vita nel­l'Ue. I tassi di di­soc­cu­pa­zio­ne sono an­co­ra a un li­vel­lo inac­cet­ta­bi­le e osta­co­la­no la cre­sci­ta e lo svi­lup­po. Non im­por­ta quan­to fosse buona la si­tua­zio­ne degli Stati mem­bri prima della crisi: tutta l'Eu­ro­zo­na sta sof­fren­do le con­se­guen­za di una ge­stio­ne sba­glia­ta. 

Le so­cie­tà sono sul­l'or­lo di una crisi di nervi. Men­tre con­ti­nuia­mo a re­sta­re in­trap­po­la­ti in un cir­co­lo vi­zio­so di au­ste­ri­tà e re­ces­sio­ne – i sa­la­ri di­mi­nui­sco­no e le tasse au­men­ta­no – il ri­schio di di­sor­di­ne so­cia­le au­men­ta. Ep­pu­re, la mag­gio­ran­za delle per­so­ne in Eu­ro­pa è an­co­ra fa­vo­re­vo­le al­l'Eu­ro, per­ché ha paura che la si­tua­zio­ne po­treb­be peg­gio­ra­re tor­nan­do alle va­lu­te lo­ca­li. È cio che Tsou­ka­lis de­scri­ve come un "equi­li­brio del ter­ro­re".

Un nuovo ac­cor­do

L'Eu­ro­pa ha bi­so­gno di una “ri­vo­lu­zio­ne pa­ci­fi­ca”, dice Tsou­ka­lis. Per far sì che le na­zio­ni e l'Ue esca­no dalla crisi, ci sono molti cam­bia­men­ti da intraprendere, sia a li­vel­lo nazionale che europeo. L'Ue ha bi­so­gno di "un nuovo gran­de ac­cor­do" per cam­bia­re il suo ap­proc­cio alla ge­stio­ne delle crisi e per "sfug­gi­re alla men­ta­li­tà del gioco a somma zero che ha pre­val­so tra cre­di­to­ri e de­bi­to­ri, tra Nord e Sud".

Tsou­ka­lis so­stie­ne che la sfida più gran­de che l'Ue si trova ad af­fron­ta­re è riu­sci­re a "gua­ri­re in modo at­ti­vo", senza spo­sta­re la pol­ve­re sotto il tap­pe­to, ma dando il via a un'at­ti­va e so­stan­zia­le cre­sci­ta. La crisi ci ha ri­cor­da­to che l'Ue non si basa su un strut­tu­ra sta­bi­le a cui fare ri­fe­ri­men­to. “L'Eu­ro non so­prav­vi­ve­rà senza nuove basi po­li­ti­che ed eco­no­mi­che”. Un'u­nio­ne ban­ca­ria e una un'Unio­ne Eco­no­mia e Mo­ne­ta­ria più forti sa­ran­no vi­ta­li per ar­re­sta­re il de­cli­no. 

"UN ATTO CO­RAG­GIO­SO, UN ATTO CO­STRUT­TI­VO"

C'è sem­pre meno fi­du­cia nel­l'Eu­ro­pa. La gente non si fida più del si­ste­ma politico e ciò ha spia­na­to la stra­da al ri­tor­no del na­zio­na­li­smo, fi­lo­so­fia se­con­do la quale ogni Stato do­vreb­be guar­da­re prima ai pro­pri in­te­res­si. Que­sta di­na­mi­ca si ri­flet­te anche nelle so­cie­tà: la gente sta di­ven­tan­do sem­pre più ego­cen­tri­ca e meno pre­oc­cu­pa­ta per il bene co­mu­ne.

Ma que­sto non è il mo­men­to di com­bat­te­re da soli. C’è bi­so­gno di una forte al­lean­za tra gli Stati mem­bri del­l’Ue che possa am­pli­fi­ca­re il pre­sti­gio, lo sta­tus e il po­te­re del Vec­chio con­ti­nen­te nel mondo glo­ba­liz­za­to.

Il per­du­ra­re della crisi ha però anche rin­vi­go­ri­to il di­bat­ti­to eu­ro­peo. Qual è l’i­dea di fu­tu­ro che ab­bia­mo in mente per l’Ue? La que­stio­ne non è se si vo­glia “più" o "meno" Eu­ro­pa, ma se sia possibile crear­ne una mi­glio­re. Le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri eu­ro­pee di mag­gio 2014 of­fro­no ai cit­ta­di­ni un'oc­ca­sio­ne per far sen­ti­re la pro­pria voce e per con­cre­tiz­za­re le pa­ro­le di Ro­bert Schu­mann: "Non è più una que­stio­ne di pa­ro­le vane, ma di un atto co­rag­gio­so, di un atto co­strut­ti­vo".