Politica

«L'Europa ha bisogno di un nuovo Atto unico»

Articolo pubblicato il 19 giugno 2007
Articolo pubblicato il 19 giugno 2007
L’Unione va riformata urgentemente sui piani istituzionale ed economico. Ma in che modo? Per Claude Fischer, leader dell'associazione Confrontations Europe, serve un nuovo Atto unico.

La francese Claude Fischer, 57 anni, è segretaria generale dell'associazione Confrontations Europe, uno dei più dinamici “pensatoi” europei, fondato nel 1991. Alla vigilia del Consiglio Europeo che si svolgerà a Bruxelles il 21 e il 22 giugno, tutti sperano che l’Unione possa tirare un piccolo sospiro di sollievo, soprattutto grazie al rilancio della riforma istituzionale. Confrontations Europe propone la creazione di un nuovo Atto unico, sul modello di quello firmato a Lussemburgo nel 1986, che modificò il funzionamento delle istituzioni europee e ampliò le competenze comunitarie, in particolare nei settori della ricerca, dell'ambiente e della politica estera. Un nuovo accordo che dovrebbe rilanciare la crescita, la competitività e l'integrazione europea.

Un trattato semplificato come quello proposto dal presidente francese Nicolas Sarkozy potrebbe realmente far progredire la costruzione europea?

Certamente. Sbloccherebbe la crisi istituzionale e costituzionale e darebbe all’Unione i mezzi per adempiere ai propri doveri. Questo trattato, poi, permetterebbe alla Francia di rientrare in gioco. Il progetto rappresenta infatti un compromesso interessante tra quelli che volevano una Costituzione e coloro che vi si sono opposti. La sua ratifica da parte dei parlamenti dei Ventisette eviterebbe l’organizzazione di referendum nazionali che io definisco “anti-democratici” nella misura in cui si sono trasformati, di fatto, in un diritto di veto per le popolazioni.

Ma il testo sarà sufficiente, soprattutto se si rinuncia all’inserimento della Carta dei diritti fondamentali?

No, ma senza questo mini-trattato non ci sarà una riforma istituzionale e sarà impossibile andare avanti. Bisogna camminare su due gambe: una è il Trattato; l'altra, lo sviluppo di politiche comuni e del mercato interno.

Lei pensa che un’azione intergovernativa possa essere più efficace per saldare la costruzione europea o privilegia una maggiore responsabilità del Parlamento Europeo?

Non le considero in opposizione: propongo di rafforzare le loro responsabilità e la loro legittimità. La Commissione, a mio avviso, è l'istituzione che difende meglio gli interessi dell’Unione. Vorrei delle istituzioni più forti, anche se questo non basta: è necessaria una maggiore partecipazione della società civile, che deve organizzarsi sul piano internazionale.

Non c’è il rischio di dar vita a un'Europa a più velocità, con un livello d'integrazione differenziato?

Perché? Al contrario...un'Europa a più velocità è sempre esistita. L'integrazione era molto più disuguale prima dell'allargamento. C'erano i paesi dell'Est e quelli dell'Ovest, senza parlare delle fratture sociali all'interno di ciascun stato. Chi può negare che tutti questi Paesi si stanno sviluppano, con tutto il bene che ne consegue per i loro cittadini e i nostri? Oggi bisogna lavorare per essere più competitivi e favorire la cooperazione tra comuni, regioni e stati. Per fare questo, diventa più che mai necessario aumentare il budget comunitario al 2% del Pil di ogni paese europeo (attualmente si attesta intorno all'1%) e seguire la strategia di Lisbona, che vuol fare dell’Europa la società della conoscenza più competitiva al mondo.

Il nuovo Atto unico proposto dall'associazione è compatibile con il trattato semplificato suggerito da Nicolas Sarkozy?

Assolutamente, a condizione di non lasciar perdere la cosa e di aprire un dibattito. Prima di tutto bisogna approvare un trattato semplificato, come aveva già proposto all’indomani dell'esito negativo del referendum in Francia Philippe Herzog, il fondatore e presidente di Confrontations Europe. Bisogna poi stabilire un nuovo Atto unico di cooperazione e partecipazione, ovvero un contratto tra stati mirante a favorire la partecipazione delle società nella creazione di politiche comuni. Tre le priorità: energia e trasporti eco-compatibili; educazione, ricerca e innovazione; mercato del lavoro europeo, che deve diventare più flessibile e sicuro.

”Sicuro” in che senso?

Nel senso che permetterà ai lavoratori che si trasferiscono all'estero di conservare i diritti acquisiti nel loro Paese d’origine.

Che metodo suggerisce per realizzare tutto ciò?

Si discute il progetto nel 2007, lo si ratifica nel 2008 e lo si mette in opera entro il 2009-2014. In che modo? Il Consiglio europeo dà un mandato alla Commissione per creare dei gruppi di lavoro e questi ultimi consegnano le loro sintesi ai parlamenti nazionali ed europeo. Il Consiglio, alla fine, metterà in pratica il tutto.

Quali sono le riforme economiche prioritarie in Europa?

L’Unione deve favorire la formazione e l’innovazione. Abbiamo bisogno anche di una politica industriale e finanziaria che seduca i mercati finanziari e li persuada a investire nell’industria, invece di speculare.

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