Politica

L'Europa e la libertà di stampa: l'Ungheria non è un caso isolato

Articolo pubblicato il 14 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 14 gennaio 2011
Il 21 dicembre l’Ungheria ha approvato la “legge sui media”, entrata in vigore l'1 gennaio 2011. L’Europa s'indigna per le conseguenze sulla libertà di espressione di stampa e dei blogger, ma non si tratta di un caso isolato: questa legge non è altro che  considerato che il contesto di questa legge non è altro che un’ulteriore segno di un’allarmante tendenza europea.

L'1 gennaio l’Ungheria è subentrata al Belgio nella Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Ma mentre il Belgio ha mantenuto una certa riservatezza sui propri affari interni per sei mesi, l’Ungheria invece si trova ad affrontare critiche feroci e lo scandalo provocato dalla nuova legge sui media. I critici sostengono che tale legge limiterà fortemente la libertà di stampa, costituendo una vera e propria minaccia per la democrazia. La Commissione europea sta esaminando, “da un punto di vista legale”, le 194 pagine di traduzione della nuova e controversa legge sui media “in una situazione estremamente complessa e delicata”, per valutare la compatibilità del testo con le leggi dell'Unione.

Le reazioni alla legge ungherese

“La nuova legge sui media varata dall'Ungheria viola gli standard dell'OSCE sulla libertà dei mezzi di comunicazione e mina l'indipendenza editoriale ed il pluralismo mediatico”, ha affermato l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa il 21 dicembre, lo stesso giorno in cui il Fidesz, il partito ungherese di centro-destra al potere, ha rafforzato il controllo del governo sui media. Con questa  è stata nata un’autorità che facoltà di imporre sanzioni fino a 700.000 euro a reti televisive e giornali e multe di 89.000 euro per pubblicazioni online "che violino l'interesse, la moralità e l'ordine pubblico", senza tuttavia specificare esplicitamente tali concetti. La principale preoccupazione delle organizzazioni internazionali come Reporter senza frontiere, dell’Associazione internazionale della stampa (API) e della Federazione europea dei giornalisti (EFJ), è che l’Ungheria stia violando la carta dei diritti fondamentali e la legge europea sulla libertà ed il pluralismo dei media. Alcuni gruppi politici del Parlamento europeo hanno ricordato che “il tempo della Pravda (il principale giornale dei soviet) è finito”, e affermato che “questa inflessibile legge sui media è un eco del passato antidemocratico dell’Europa”. Il 23 dicembre Neelie Kroes, Commissario europeo per l’agenda digitale ed ex rappresentate dell’OSCE per la libertà dei media, ha inviato una lettera al vice primo ministro ungherese esprimendo le proprie preoccupazioni.

Solo il 5 gennaio - alla vigilia della cerimonia ufficiale del passaggio della presidenza dal Belgio all’Ungheria – il presidente José Manuel Barroso ha detto senza mezzi termini che “la libertà dei mezzi di comunicazione è un sacro principio dell’Unione Europea”, promettendo far valere tale concetto anche quando sarà in visita ufficiale a Budapest. Le pressioni internazionali hanno ottenuto qualche risultati. Sebbene il primo ministro ungherese Viktor Orbán abbia in un primo momento affermato che la legge non sarà modificata per delle semplici critiche, un membro del partito di governo ungherese ha espresso la volontà di correggere la legge se questa "sarà mal applicata, o se ci saranno problemi". Ciononostante, il ministro degli affari Esteri ungherese ha dichiarato: “L’Ungheria è fermamente impegnata a svolgere il programma della presidenza di turno dell'UE, ma allo stesso tempo rifiuta categoricamente qualsiasi proposta che metta in dubbio la capacità di agire della presidenza ungherese o che suggerisca di limitare le responsabilità della presidenza”. Il portavoce del primo ministro ha inoltre aggiunto che “la legge sui media è una legge conforme alle disposizioni europee fino all'ultima virgola e non sarà modificata".

La libertà di stampa in Europa, una tendenza preoccupante

L’indice della libertà di stampa, un rapporto annuale condotto dall’ONG Freedom House sull’indipendenza dei mezzi di comunicazione in 196 paesi, ha classificato paesi dell’UE come Italia, Bulgaria e Romania come "solo parzialmente liberi”, alla stregua di paesi come Nigeria, Colombia e Sierra Leone. Nel 2009, il Parlamento europeo ha bocciato una proposta della Commissione destinata a preservare il pluralismo dei media nell'Unione. Per soli tre voti, gli europarlamentarei hanno respinto una mozione d'allarme sulla situazione della libertà di stampa in Italia (338 voti contro, 335 a favore), permettendo a Silvio Berlusconi di continuare ad influenzare circa il 90% del pubblico televisivo italiano. Rammaricati, molti europarlamentari  lo definirono il "giorno nero dekla libertà di stampa in Europa". Quello stesso anno, una nuova legge in Repubblica Ceca proibì ai media la pubblicazione delle intercettazioni; qualche tempo dopo, la Corte costituzionale del Paese rifiutò la legge.

Leggi controverse sui media, la prossima volta nessuna sorpresa!

Nonostante un'analisi legale sostanziale provi la compatibilità della legge sui media ungherese con le leggi dell'Unione, una possibile direttiva sul pluralismo mediatico e la libertà di stampa potrà sempre scatenare conflitti politici all'interno del Parlamento europeo. Varie le opinioni a riguardo. C'è chi afferma che l'Europa non dovrebbe interferire sulle decisioni interne che non sono materia del trattato e chi invece sostiene che tali situazioni siano anomalie nella democrazia europea e dovrebbero essere contrastate prima che si diffondano in altri paesi. Sarà sempre difficile ottimizzare la diversità ed il pluralismo nei mezzi di comunicazione, perché in fondo dipendono dal sistema di valori di ogni stato membro. Non bisognerà quindi sorprendersi la prossima volta che uno stato europeo voterà una  legge controversa sui media. E' innegabile che l'Europa abbia un reale problema con la libertà di stampa.

Image: main (cc) bubbo-tubbo/ Flickr