Politica

L’esperto: «Ma l’Asean non sarà mai come l’Ue»

Articolo pubblicato il 05 settembre 2006
Articolo pubblicato il 05 settembre 2006
L’integrazione regionale in Asia accelera e molti paragonano l’Asean a quella che fu la Comunità Economica Europea. Colloquio con Ludo Cuyvers, economista di Anversa, esperto dell’Asean.

Inizialmente l’annuncio da parte dell’Asean di voler creare una Comunità Economica Asean entro il 2020 aveva suscitato paragoni tra l’Asean e le precedenti versioni dell’Unione Europea. Ma la nascita di un’istituzione asiatica che ricalchi l’esperienza dell’integrazione europea sembra oggi estremamente difficile.

La Cee era un’unione doganale con un organismo di controllo sovranazionale: in altre parole, gli Stati membri cedevano alla Cee il controllo di alcune aree della loro economia. In quanto appartenente ad un’unione doganale, ogni Stato seguiva i principi del libero mercato ai prodotti degli altri membri Cee, e applicava un sistema di tariffe esterne comuni nei confronti di Paesi terzi.

Ma – come spiega l’economista Ludo Cuyvers, esperto di Asean – «i membri dell’Asean sono riluttanti a rinunciare a politiche economiche nazionali verso Paesi terzi, e a delegare potere ad un organismo sovranazionale». Ciò significa che l’Asean «sta cercando di dare vita a un mercato unico senza aver prima creato un’unione doganale o una qualche autorità sovranazionale».

Inoltre, a differenza dell’Ue, i sistemi politici dei membri Asean vanno da monarchie assolute a giunte militari, passando per regimi comunisti monopartitici. Con tali discrepanze non si può concepire l’integrazione politica dei suoi membri (Indonesia, Malaysia, le Filippine, Singapore, Thailandia e più di recente Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar e Cambogia).

Profonde differenze interne

Se l’Asean non sta ripercorrendo il cammino della Comunità Economica Europea, che cosa riserva il suo futuro? Non è facile dare una risposta, ma quel che è certo è che non mancano i rischi. Le aspettative degli Stati membri su ciò che l’Asean dovrebbe essere variano enormemente.

Frustrati dalla lentezza dei negoziati, negli ultimi anni, i maggiori partner commerciali – Cina e Giappone in primis, insieme a diversi membri Asean con a capo Singapore – hanno concluso accordi commerciali bilaterali. Si tratta di azioni rivelatrici delle «enormi differenze tra i membri: alcuni mirano a negoziati multilaterali, mentre altri vogliono progressi più rapidi e quindi ricorrono ad accordi commerciali bilaterali». Il professor Cuyver osserva che «gli accordi bilaterali, con la loro crescente complessità, potrebbero impedire la nascita di un’area di libero scambio in Asia orientale».

I membri più ricchi, entrati nell’Asean per «rafforzare la loro posizione competitiva globale» ora rompono le righe e concludono accordi bilaterali. Di fronte a questa mancanza di solidarietà, i membri più poveri «non tardano a ricordare a quelli più sviluppati che l’Asean dovrebbe soprattutto puntare alla promozione del commercio al proprio interno e alla riduzione delle differenze di sviluppo tra gli Stati membri». Ciò che ha spinto questi Paesi ad entrare nell’Asean era proprio la speranza di ridurre le disuguaglianze nella regione.

Finché le azioni e le aspettative degli Stati membri più ricchi e più poveri non saranno riconciliate, il futuro dell’Asean rimarrà incerto.

Asean, crisi di personalità?

Quanto ad organizzazione, l’Asean è molto diversa da ogni precedente versione dell’Ue. Il professor Cuyver spiega che «l’Asean è stata creata con una dichiarazione e non con un trattato, perciò è completamente priva di personalità giuridica». La debolezza del suo segretariato, privo di veri poteri, e le profonde differenze tra gli Stati membri hanno fatto sì che l’Asean, sin dalla sua nascita, non potesse sperare di rivaleggiare con l’Ue.

L’Asean non assomiglierà alla Cee, ma può comunque vantare dei successi. Ha raggiunto «risultati significativi in campo monetario», in particolare un accordo sui rapporti monetari noto come la cosiddetta iniziativa di Chiang Mai, che «è stato un passo importante verso la stabilità finanziaria nella regione». Ha inoltre incentivato il dialogo tra i Paesi asiatici, come dimostrato dai recenti colloqui Asem (Asia-Europe Meeting) in Finlandia, nel caso specifico incentrati sul sudest asiatico. Asean+3, l’incontro annuale dell’organizzazione con Cina, Giappone e Corea del Sud è, secondo il professor Cuyvers, «più promettente dell’Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) per l’Estremo Oriente».

Ma almeno un merito l’Asean ce l’ha. Ogni anno i ministri degli esteri degli Stati partner vengono invitati a una cena di gala. E le passate edizioni hanno visto Colin Powell esibirsi in Ymca con tanto di costume, il giapponese Taro Aso travestirsi da Humphrey Bogart, e il canadese Peter MacKay imitare la celebre testata di Zinedine Zidane. L’Asean potrà mancare di personalità giuridica, ma di certo non le manca il senso dell’umorismo.