Politica

Legge slovena contro l'illuminazione: uccelli e falene ringraziano

Articolo pubblicato il 19 luglio 2011
Articolo pubblicato il 19 luglio 2011
Nel 2007, un movimento eterogeneo di astrologi, fisici, biologi e difensori degli uccelli ha convinto lo stato sloveno a siglare la legge contro l'inquinamento luminoso più severa al mondo. Bersaglio di molte critiche, la legge ha avuto effetti diretti sull'ambiente e in molti sperano che ispiri una nuova legislazione europea.

“Avete visto le lampade che vendete? Sono illegali! E quei LED blu, sapete che sono pericolosi per la salute?” Siamo in un supermercato di Lubiana e Andrej Mohar è un uomo molto irritato.

Questo appassionato di astronomia di 48 anni è diventato, nel giro di qualche anno, il principale lobbista di un movimento che è riuscito ad imporre una legge unica al mondo contro l’inquinamento luminoso. Tutto è cominciato quando la città di Lubiana decise di installare un nuovo lampione davanti alla sua abitazione. Andrej Mohar non poteva più dormire e, già stufo di non riuscire più a vedere le stelle oltre le colline che circondano la capitale slovena, iniziò ad interessarsi all’inquinamento luminoso.

Le ali degli uccelli si bruciano alla luce

L’astronomia è un hobby molto di moda in Slovenia, ma è sempre più difficile praticarlo intorno alla capitale. Il paese è si trova anche lungo uno dei principali percorsi migratori d’Europa. La maggior parte delle specie di uccelli si spostano e si orientano nella notte grazie alle stelle. L’illuminazione artificiale può indurre in errore e far deviare il loro tragitto. Può anche succedere che vengano ipnotizzati dai fasci luminosi tanto da esservi catturati e quindi morire.

In Slovenia il problema ha trovato, peraltro, un'eco particolare con il ritorno in auge della religione, in seguito all’indipendenza. “Quando la Jugoslavia era comunista, gli edifici religiosi erano più o meno lasciati in condizioni di abbandono. Con il ritorno alla loro illuminazione notturna, si è provocata la scomparsa di molti insetti. “A Kranj, c'erano 460 specie di falene su una collina dominata da una chiesa. Ora, ne restano solo una ventina”, spiega Tomi Trilar, capo del dipartimento degli invertebrati al Museo di Storia naturale sloveno, coinvolto sin dall’inizio nella stesura della legge contro l’inquinamento luminoso.

La Fifa, sotto i riflettori

Questa legge, adottata nel 2007, è unica al mondo. Il suo credo è “niente luci verso l’orizzonte”. Ma non sono mancati gli intoppi. Tutt’altro: “Ci sono voluti 12 anni di lavoro per arrivare ad un compromesso, continua Tomi Trilar. Abbiamo fatto fronte comune e unito le nostre competenze. Ci è voluto anche un enorme lavoro pedagogico per convincere l’opinione pubblica”.

Se è vero che la legge slovena è unica al mondo, non significa che sia solida. Approvata dal governo, la legge non è mai stata votata al Parlamento e può essere modificata in qualsiasi momento. E' già successo nel 2010 per l’inaugurazione dello Stadion Stožice. La Fifa aveva minacciato di non omologare lo stadio se non si fossero rispettati gli standard di illuminazione, cosa resa impossibile dalla legge. Spinto dall’urgenza, il governo ha modificato la legge, autorizzando i lampioni a ULOR=0.5%. Un tasso di illuminazione che resta il più basso del mondo.

Malgrado questo passo indietro, la legislazione sull’inquinamento luminoso ha apportato dei risultati evidenti. In quattro anni, Ljubljana ha sostituito il 50% dei suoi lampioni con altrettanti meno potenti. Il risparmio di energia è stimato dal 40% al 60%. Da buon astronomo, Andrej Mohar ha anche constatato visivamente gli effetti della legge. “È ancora complicato ma abbiamo la fortuna di poter vedere le stelle vicino a Lubiana”, spiega l’astronomo.

Ma se i risultati sono evidenti nella capitale, il resto della Slovenia ha più difficoltà nel conformarsi con la legge. “I piccoli comuni non hanno i mezzi per apportare questi cambiamenti, afferma Grega Bizjak. Lo Stato aveva promesso del denaro ma non è arrivato niente”. Professore alla facoltà di Ingegneria elettrica presso l’università di Lubiana, Grega Bizjak è anche direttore del Laboratorio per l’illuminazione e la fotometria, nonché presidente del comitato sloveno della Commissione Internazionale dell’Illuminazione. In breve, è un luminare del campo. E la legge contro l’inquinamento luminoso gli è andata di traverso. Sebbene non ne abbia contestato le fondamenta, stima che sia stata messa in pratica troppo rapidamente. “ Una legge come questa si prepara in dieci anni. A Celje, avevano risparmiato il 40% di energia nel 2005 cambiando l’illuminazione pubblica. Dovranno cambiarla di nuovo per rispettare la legge. Quanto alla nuova potenza dei lampioni, va contro gli standard di sicurezza moderni. Non sono neanche sufficienti per illuminare un parcheggio.Questa legge non soddisfa nessuno”.

Su quest’ultimo punto nessuno lo contraddirà. Tomi Trilar avrebbe preferito “una legge più severa, sebbene resti la migliore d’Europa. Se ci sono dei problemi, è perché sarebbe necessario fare qualche modifica.” Andrej Mohar è ancora più ambizioso. Ha già ottenuto l’eliminazione delle pubblicità luminose lungo le strade e giudica inutile la maggior parte dell’illuminazione notturna, militando perché si possa ugualmente eliminare. “Perché illuminare un parcheggio o una strada di notte se nessuno ci passa? È completamente inutile!”.

In ogni caso, i difensori della legge sperano che l’esempio sloveno serva a creare una legislazione europea. Il progetto “Life at night”, finanziato dall’Unione Europea per studiare l’inquinamento luminoso, probabilmente li aiuterà in questo senso.

Ventuno chiese slovene sono state selezionate per provare le nuove illuminazioni notturne, regolate secondo la forma degli edifici, con delle intensità diverse di luminosità e colore. Seguito da vicino dall’Unesco, questo progetto, spera Andrej Mohar, permetterà di fare un primo passo verso una normalizzazione internazionale dell’illuminazione dei monumenti. E permetterà di fare in modo che le chiese slovene illuminate non diventino un cimitero di falene…

Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati da cafebabel.com sullo sviluppo sostenibile. Per saperne di più su clicca su Green Europe on the ground.

Foto: home-page e testo © Andrej Mohar