Politica

le elezioni europee nei social media: politica e rivoluzione digitale

Articolo pubblicato il 22 aprile 2014
Articolo pubblicato il 22 aprile 2014

Coi media digitali la democrazia può ri-diventare sexy, sostiene il consulente politico e blogger Martin Fuchs. La rivoluzione digitale influenza anche le elezioni europee? Quali strategie perseguono in rete i candidati per le elezioni al Parlamento Europeo? Qual è il modo più rapido di arrivare in Parlamento?

Ca­fe­ba­bel: Met­tia­mo che io vo­glia en­tra­re nel Par­la­men­to Eu­ro­peo, che tipo di cam­pa­gna do­vrei fare sui So­cial Media?

Mar­tin Fuchs: Otto set­ti­ma­ne prima delle ele­zio­ni è trop­po tardi, nes­su­na cam­pa­gna potrà più fun­zio­na­re. I so­cial media fun­zio­na­no solo se si è la­vo­ra­to per anni, re­go­lar­men­te, per co­strui­re una com­mu­ni­ty di so­ste­ni­to­ri su cui si può fare af­fi­da­men­to. Se ades­so tu dici: quasi quasi divento po­li­ti­co e apro un pro­fi­lo Twit­ter, parti male. Non hai bi­so­gno di 10.000 se­gua­ci qua­lsiasi, hai bi­so­gno dai 500 ai 1000 se­gua­ci, ma de­vo­no es­se­re dei veri so­ste­ni­to­ri, che dif­fon­do­no le tue idee tra­mi­te gior­na­li, blogs e di­scus­sio­ni off-li­ne. So­ste­ni­to­ri di que­sto tipo non si tro­va­no dal­l'og­gi al do­ma­ni.

#Happyvoting: l'annuncio delle elezioni europee

CB: Ma po­trei com­prar­mi i Likes e inau­gu­ra­re una cam­pa­gna con un sacco di poppe e culi, di si­cu­ro ver­rei no­ta­to.

MF: Ti scon­si­glio vi­va­men­te di com­pra­re i likes. Ci sono por­ta­li di ana­li­si che per­met­to­no di sco­pri­re molto fa­cil­men­te se qual­cu­no ha com­pra­to i likes. E que­sto pro­vo­che­reb­be uno scan­da­lo. Certo, si può scioc­ca­re un'in­te­ra città con le pro­vo­ca­zio­ni, ma l'at­ten­zio­ne me­dia­ti­ca non dura più di poche set­ti­ma­ne.

CB: Oggi i po­li­ti­ci che non si ser­vo­no dei So­cial Media hanno una spe­ran­za di es­se­re elet­ti lo stes­so?

MF: Ci sono po­li­ti­ci che sono an­co­ra­ti da ven­t'an­ni alla Schwäbische Alb (catena montuosa del sud-ovest della Germania ndr): qui non c'è nes­su­na bran­da larga o wi-fi. Da que­ste parti i po­li­ti­ci sono coin­vol­ti nel coro lo­ca­le o nel­l'as­so­cia­zio­ne di bo­w­ling. Co­no­sco­no per­so­nal­men­te i pro­pri elet­to­ri e non hanno bi­so­gno dei so­cial media, per­ché hanno raf­for­za­to le pro­prie stra­te­gie di mo­bi­li­ta­zio­ne per anni.

CB: I ca­na­li d'in­for­ma­zio­ne on-li­ne non sono su­per­fi­cia­li?

MF: Il pro­ble­ma è che oggi non si di­scu­te più con uo­mi­ni vec­chi nel re­tro­bot­te­ga. I gio­va­ni oggi si coin­vol­go­no at­tra­ver­so Twee­ts o con co­mu­ni­ca­zio­ni re­go­la­ri su Fa­ce­book. È un bene che l'in­for­ma­zio­ne po­li­ti­ca vada al passo col pro­prio tempo, anche se non si partecipa alle ma­ni­fe­sta­zio­ni.

CB: Anche un can­di­da­to no­io­so può mi­glio­ra­re la pro­pria im­ma­gi­ne con post o twee­t iro­ni­ci o pro­vo­ca­to­ri?

MF: Nei nuovi media devo com­por­tar­mi come se par­las­si per stra­da o in piaz­za. Pa­vo­neg­giar­si non porta a molto. Se sono un topo di bi­blio­te­ca in real­tà, è così che devo pre­sen­tar­mi anche su Twit­ter o su Fa­ce­book.

CB: Mar­tin Schulz ha il mag­gior nu­me­ro di se­gua­ci su Twit­ter e Fa­ce­book. Vuol dire che è il po­li­ti­co mi­glio­re, o il più in­te­res­san­te?

MF: Que­sto vuol dire molto. Ma ba­sar­si solo sul nu­me­ro dei se­gua­ci è un po' una gara di ego fine a se stes­sa. Mar­tin Schulz è si­cu­ra­men­te una fi­gu­ra di spic­co, per que­sto ha tanti am­mi­ra­to­ri. Ma la do­man­da è que­sta, ovvero se ha dav­ve­ro bi­so­gno di tutti que­sti am­mi­ra­to­ri. Può es­se­re vo­ta­to solo dai te­de­schi, e quin­di una buona metà dei suoi se­gua­ci di­ven­ta inu­ti­le.

L'utilizzo dei social media nel Parlamento tedesco e nel Parlamento Europeo

CB: Qual è il fu­tu­ro dei So­cial Media in am­bi­to po­li­ti­co?

MF: In Ger­ma­nia la te­le­vi­sio­ne è an­co­ra il ca­na­le di in­for­ma­zio­ne pri­vi­le­gia­to, ma sem­pre più per­so­ne uti­liz­za­no In­ter­net per rac­co­glie­re in­for­ma­zio­ni. I media tra­di­zio­na­li non rag­giun­go­no più tante per­so­ne. Molti hanno la­vo­ri im­pe­gna­ti­vi, non hanno il tempo di de­di­car­si alla po­li­ti­ca in modo at­ti­vo du­ran­te la set­ti­ma­na, o sono spes­so fuori casa. Oggi si con­su­ma la po­li­ti­ca a pic­co­le dosi: ci sono sem­pre meno per­so­ne che si con­fron­ta­no at­ti­va­men­te con la po­li­ti­ca. Per que­sto penso sia po­si­ti­vo il fatto che ci sono stru­men­ti come Li­quid Feed­back.

CB: Pensi che le ele­zio­ni eu­ro­pee siano una cam­pa­gna pan-eu­ro­pea ben fun­zio­nan­te?

MF:  Ho una con­tro-do­man­da: esi­ste, in ge­ne­ra­le, una cam­pa­gna ben fun­zio­nan­te? Ul­ti­ma­men­te ho l'im­pres­sio­ne che i par­ti­ti che par­te­ci­pa­no alle ele­zio­ni eu­ro­pee siano tutti ugua­li. Mi sono stu­pi­to quan­do i Grünen (il par­ti­to dei Verdi in Ger­ma­nia, ndt) hanno pro­po­sto le Green Pri­ma­ries. Hanno chie­sto a 20.000 per­so­ne chi sarebbe do­vu­to es­se­re il lea­der del par­ti­to.

CB: Cosa bi­so­gne­reb­be mi­glio­ra­re?

MF: Il prin­ci­pio del pan-eu­ro­pei­smo fal­li­sce se si scel­go­no i pro­pri can­di­da­ti at­tra­ver­so liste na­zio­na­li. L'i­dea di Schulz che si con­fron­ta con Junc­ker in un duel­lo te­le­vi­si­vo non è male, ma non credo che possa in­te­res­sa­re in modo par­ti­co­la­re a un greco o a uno spa­gno­lo. I due can­di­da­ti non pos­so­no es­se­re vo­ta­ti fuori dalla Ger­ma­nia o dal Lus­sen­bur­go, e quin­di non ri­guar­da la mag­gior parte delle per­so­ne. Tutto ciò che fi­no­ra è ve­nu­to dalla Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea nel­l'am­bi­to della co­mu­ni­ca­zio­ne è un tan­ti­no mo­no­to­no.

Mar­tin Fuchs con­du­ce l'Ham­bur­ger Wahl­be­ob­ach­ter, dove parla delle stra­te­gie delle cam­pa­gne elet­to­ra­li e af­fron­ta ana­li­si po­li­ti­che.