Politica

Le assurdità dalla terra di Lukashenko: 1994, 2001, 2006,2010

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2010
Articolo pubblicato il 16 dicembre 2010
C’è una dittatura in Europa, è la nostra dittatura, proprio di fronte alla porta di casa dell’Unione Europea. Il 19 dicembre 2010 la popolazione della Bielorussia sarà nuovamente chiamata ad eleggere il suo presidente. Fino a questa data, una cittadina francese residente a Berlino presenterà su cafebabel.com la rubrica “Assurdità dalla dittatura”.
Il quinto fendente di Claudine Delacroix si occupa ‘delle tetre previsioni elettorali e degli imbecilli dell’opposizione’.

1994, 2001, 2006, 2010 – Lukashenko e le elezioni

Per qualcuno che dice di godere di ben oltre il 50 percento del consenso popolare, le campagne elettorali non dovrebbero essere altro che il preludio a una sfilza di successi. Ma ciò dovrebbe avvenire solamente nel caso in cui tali successi rispecchiassero in maniera veritiera l’opinione dei cittadini.

Sono tempi duri per Alexander Lukashenko, presidente della Repubblica di Bielorussia rieletto alle ultime elezioni (2006) con l’82,6 percento dei voti. Infatti, per salvare le apparenze di democrazia bisogna pur ammettere qualche candidato concorrente, al quale, come se non bastasse, spetta addirittura la possibilità di presentare le proprie opinioni alla televisione di Stato, dominio esclusivo di Lukashenko. Ma la presenza televisiva di quest’ultimo pare non risentirne affatto: sulla prima rete Lukashenko chiacchiera amichevolmente con i contadini di un villaggio, e sul secondo canale ringrazia gli operai di una fabbrica per il loro lavoro, per non parlare dello speciale sul suo incontro con i potenti della terra. Dopotutto agli avversari vengono concessi solo 60 miseri minuti di tempo, durante i quali i moderatori non risparmiano i loro sprezzanti commenti. Ma tutto ciò è sufficiente ad instillare un paio di dissonanze nell’armonioso mondo di Lukashenko.

Fortunatamente non è necessario affidare ai moderatori e agli speaker televisivi la battaglia d’odio nei confronti dell’opposizione. No!: Lukashenko stesso, in prima persona, dà regolarmente libero sfogo ai suoi giudizi su quegli avversari così fastidiosi definiti con gentili espressioni tipo ‘imbecilli’ o anche con l’epiteto ricorrente ‘i nostri imbecilli’.

Gli avversari? "Complottano".

Ma c’è dell’altro: gli avversari di Lukashenko vengono infatti anche accusati di complottare ai danni della Bielorussia. Essi sarebbero la cosiddetta ‘quinta colonna’ del complotto, anche se non è ben chiaro chi siano le altre quattro: forse la Russa, con la quale negli ultimi tempi i rapporti di amicizia si sono particolarmente deteriorati, o l’Occidente, l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Ma questa resta una questione secondaria. Decisivo è invece il messaggio: i nemici sono tanti e io, l’uomo forte, il salvatore dall’aura divina giunto in un momento di estremo pericolo per il Paese, io solo sono in grado di proteggere la nostra amata Bielorussia.

Ma torniamo ancora agli sforzi compiuti durante la campagna elettorale nel tentativo di donare una qualche parvenza di democrazia all’evento. Se da un lato gli pseudo-avversari sono tenuti a presentarsi agli elettori, anche se in maniera piuttosto frammentaria e parziale, e vengono in genere ufficialmente riconosciuti e accettati, su altre questioni Lukashenko esprime la sua particolare definizione di democrazia. Prendiamo per esempio il tema dei brogli elettorali. Come noi tutti sappiamo, sono un atto illecito e antidemocratico. Ma lo sono sempre e in ogni caso? Non è forse possibile che in qualche circostanza sia giusto e lecito farli?

I brogli? "Li abbiamo fatti in mio sfavore"

Chiariamo il paradosso presentato dallo stesso Lukashenko. Intervistato subito dopo le ultime elezioni presidenziali da un gruppo di giornalisti ucraini in merito al rapporto fra i brogli elettorali e il consenso spropositato ottenuto, Lukashenko ha risposto: ‘Naturalmente ci sono stati dei brogli. Siamo stati costretti a farli, poiché in realtà il risultato a mio favore sarebbe stato ancora maggiore. Ma visto che l’UE non avrebbe mai creduto a tali numeri e subito sarebbe volata l’accusa di aver adoperato metodi sleali, non ci è rimasto altro da fare che abbassare il risultato di qualche punto percentuale’. Stupore, agitazione fra i giornalisti: che sforzi gravosi richiede l’Europa! Persino il consenso così duramente guadagnato deve essere sottoposto alla tagliola dei brogli affinché le elezioni abbiano maggiori chance di essere ritenute democratiche. E si parla della Bielorussia come del Paese delle assurdità?!

Bisogna anche aggiungere che alla vigilia delle ultime elezioni nel 2006 Lukashenko indicò come risultato auspicabile esattamente la percentuale dei voti poi ottenuti. Oggi la situazione è chiaramente più complicata. Mentre le precedenti elezioni, bollate all’unanimità come antidemocratiche dall’UE, trovavano pur sempre legittimità nel riconoscimento ufficiale da parte della Russia, questa volta c’è il reale pericolo che la Russia neghi la propria benedizione. Ancora più importante appare essere dunque il riconoscimento da parte dell’UE: una percentuale di consensi simile a quella del 2006 (82,6 %) equivarrebbe dunque per Lukashenko a un suicidio politico. Perciò questa volta l’obiettivo ufficiale da gridare a gran voce, da inculcare anche nelle teste degli zelanti capi degli uffici elettorali di provincia è: maggioranza semplice dei due terzi per assicurare la vittoria a Lukashenko al primo turno.

Vogliamo dunque aspettare il giorno delle elezioni? Il risultato sarà davvero 66,6 percento dei voti per Lukashenko? E cosa dirà in questo caso la popolazione chiaramente più arrabbiata a proposito del risultato elettorale? Lo scopriremo il 19 dicembre.