Politica

L'anello della pace di Oslo

Articolo pubblicato il 02 marzo 2015
Articolo pubblicato il 02 marzo 2015

Sabato 21 febbraio più di mille musulmani si sono riuniti a Oslo per formare un simbolico anello protettivo attorno all'unica sinagoga della città, in supporto alla comunità ebraica. L'evento, svoltosi dopo l'attacco terroristico di Copenhagen, ha sottolineato la solidarietà degli europei di fronte alle azioni violente di pochi estremisti.

Appena quattro giorni dopo l'attacco mortale che ha ucciso il regista danese Finn Nørgaard, che stava partecipando a un dibattito sulla libertà di opinione, e Dan Uzan, custode della sinagoga di Copenhagen, sette giovani musulmani norvegesi hanno organizzato a Oslo il “Fredens Ring”, l'anello della pace, un movimento in risposta alla violenza fondamentalista che sembra non conoscere fine.

L'obiettivo dell'evento era duplice: esprimere la vergogna e la frustrazione dei musulmani e mostrare un senso di unità tra paesi e religioni.

Vergogna e frustrazione

La comunità musulmana, non solo nella capitale norvegese ma in tutto il mondo, ha condiviso il suo senso di delusione e di frustrazione di fronte ai terribili crimini e agli attacchi terroristici commessi di recente in nome dell'islam. Uno degli organizzatori dell'anello della pace, Hassan Raja, ha detto di provare «un po' di vergogna che queste persone dicono di essere musulmane e uccidono degli innocenti». I musulmani sono anche stanchi di essere insultati e accusati di terrorismo, oltre che di vedere le moschee bruciate. Questi atti, motivati dalla religione, non fanno altro che fomentare l'idea sbagliata di un amalgama tra islam ed estremismo.

Purtroppo questa spirale discendente di violenza e odio comporta altra sfiducia e altra islamofobia. E come ha dichiarato Ronald S. Lauder, presidente del Congresso Ebraico Mondiale, «non ci sono abbastanza persone disposte ad agire contro l'odio e il terrore”. Ma forse altri sono più ottimisti.

Unità

Su una popolazione di 5 milioni di abitanti, la Norvegia conta appena un migliaio di ebrei e tra i 150.000 e i 200.000 musulmani. Secondo un sondaggio dell'anno scorso, il loro contributo alla società norvegese è considerato importante. Questo senso di unità potrebbe spiegare perché alcuni organizzatori fossero decisamente inclini a celebrare la pace tra religioni e paesi. Tra questi c'era anche Zeeshan Abdullah, che ha dichiarato che «l'umanità è una sola». Per lui, c'è «ancora speranza per il genere umano, per la pace e l'amore tra religioni differenti».

E' importante sottolineare che nel luglio 2011 anche la Norvegia ha subito un attacco mortale. E forse è la memoria recente di quell'attacco terroristico a guidare la risposta norvegese all'intolleranza. Dopo il massacro commesso dall'estremista di destra Ander Breivik, che uccise 77 persone, l'allora primo ministro Jens Stoltenberg disse: «La nostra risposta è più democrazia, più tolleranza e più umanità». Nessuno ha chiesto vendetta o ha tentato di uccidere Breivik durante il processo che si è svolto un anno dopo l'attacco. Ma c'è stato un allontanamento dai principi di Stoltenberg? Questa è un'altra questione.

L'ascesa dell'islamofobia?

Se il movimento tedesco Pegida (Patriottici Europei Contro l'Islamizzazione dell'Occidente) ha "beneficiato" dell'attacco terroristico di gennaio a Parigi, con una manifestazione a Dresda il 12 gennaio che ha radunato ben 25.000 persone, la Pegida norvegese non ha mai avuto risonanza nel paese. Questo è sottolineato dal fatto che il numero dei partecipanti alle manifestazioni è calato col tempo. Dopo l'attacco di Copenhagen, a Oslo hanno manifestato soltanto 70 persone.

Potrebbe sembrare utopistico ma, per citare (un'altra volta) Jens Stoltenberg, il modo migliore di andare avanti è «rispondere all'odio con l'amore». L'anello della pace di Oslo ha aperto la strada. La speranza è che questo movimento di unità possa durare nel tempo e diffondersi, invece di rimanere solo una reazione agli attacchi terroristici.