Politica

La Turchia nell'UE? I giovani di Izmir non ci credono più

Articolo pubblicato il 11 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 11 ottobre 2012
Sul tavolo delle trattative ci sono la Siria, Cipro, i curdi e l'ingresso nell'UE - ma non troppo. Il dossier turco sembra essere stato rinviato alle calende greche. La colpa? "L'Europa deve smetterla di vivere nel passato", ci rivela un giovane spagnolo di Izmir, la terza città del paese.

La Turchia ignorata da Bruxelles? "Fortuna che sono contro l'ingresso della Turchia nell'UE", esclama Caner, 22enne turco e studente in management e logistica. Secondo Lukáš, studente slovacco di 23 anni in commercio internazionale, "è la Francia che blocca l'entrata della Turchia".

Con i suoi 75 milioni di abitanti, la Turchia rappresenta la quindicesima economia mondiale, la sua entrata nell'UE potrebbe "creare un asse Istanbul-Berlino e relegare Parigi ad un ruolo secondario". Per Victor, 20 anni, studente spagnolo in marketing e comunicazione, "l'Europa deve smetterla di vivere nel passato e prendere al volo l'opportunità di integrare un attore economico importante, invece che perderlo".

Izmir, siamo alla fine di settembre, nella terza città della Turchia, considerata la più liberale, il dibattito divide la comunità studentesca. Visto che noi siamo qui grazie a un soggiorno Erasmus, la questione merita di essere posta: se il programma Erasmus è aperto alla Turchia, perché bloccare l'accesso del paese all'UE?

Bruxelles e Ankara, schiena contro schiena

Ufficialmente Bruxelles (o Parigi?) resta in attesa di progressi sulla questione curda e armena. E sottobanco anche il dossier cipriota agita le acque. Tuttavia, la sconfitta di Nicolas Sarkozy - figura chiave dell'opposizione all'entrata della Turchia nell'UE - e il nuovo inquilino dell'Eliseo possono riportare il dossier turco sul tavolo delle trattative.

Dalla parte della Turchia, l'opinione pubblica oscilla. Il governo Erdoğan si è ripreso dal rifiuto europeo - come d'altronde tutti i suoi predecessori (la Turchia ha presentato la sua candidatura per entrare nella CEE nel 1987) voltandosi verso il mondo arabo. Ma la guerra in Siria ha dato una battuta di arresto al sogno turco di una leadership nel mondo arabo.

Che fare allora? Se Ankara e Bruxelles vogliono convolare a giuste nozze "l'UE deve cominciare a considerare la Turchia come un partner equo" analizza Gonca, studentessa turca in relazioni internazionali a Roma. "Quando sento alcuni miei insegnanti dire - vogliamo aiutarvi - ho voglia di rispondere che la Turchia non ha bisogno di nessuno, ma è un valido alleato". Le viene da sorridere su questa "ignoranza" degli europei, ("bagni turchi, si tratta di folklore", è la sua opinione). Allo stesso tempo, ci rassicura: "l'ignoranza è reciproca". In un momento in cui il programma Erasmus è minacciato, "i giovani europei devono continuare ad andare in Turchia, a esprimere la loro opinione, a criticare ciò che ritengono ingiusto, per continuare questo processo di apertura". Attenzione, però: l'articolo 301 del Codice Penale turco vieta qualsiasi insulto all'identità turca, nozione che la magistratura interpreta in maniera molto flessibile come nel caso di Sevil Sevimli. Le critiche sono ben accette, purché rispettose.

Lo scontro sul Bosforo

L'apertura del programma Erasmus in Turchia nel 2005 sembrava segnare un punto di svolta nelle trattative. Allo stato attuale, 25 anni dopo la prima domanda di adesione, i colloqui sembrano essersi di nuovo impantanati. Al di là delle semplici considerazioni politiche ed economiche, l'adesione della Turchia potrebbe nutrire dibatti di ordine geografico e religioso: dove finisce l'Europa? Si tratta solo di un'unione a maggioranza cristiana?

"I giovani europei devono continuare ad andare in Turchia, a esprimere la loro opinione, a criticare ciò che trovano orribile, per continuare questo processo di apertura"

Se il cittadino medio non dimentica i legami che uniscono Istanbul, capitale europea della cultura nel 2010, o ancora Izmir con l'Europa - più rari sono coloro che citerebbero le relazioni tra l'Europa e Batman, città frontaliera dell'est. Ma sarà tutta la Turchia ad entrare nell'UE, sia l'ovest sviluppato che l'est che arranca. Una sfida che non ha spaventato i dirigenti europei all'epoca dell'integrazione dei paesi dell'ex blocco sovietico. Che tutta la questione sia dunque una campanilistica querelle tra geografi?

Non solo. L'ascesa dei partiti di estrema destra ha riportato sotto i riflettori la questione delle radici cristiane dell'Unione Europea. L'adozione di questa posizione farebbe automaticamente decadere l'adesione della Turchia, al 95% musulmana, cosa non di certo in linea con lo slogan ufficiale dell'UE "uniti nella diversità", al di la delle nazioni, opinioni politiche e religioni. Allora, dove sta il problema?

Un'Europa spaventata

In visita ad Izmir qualche settimana fa, l'ex presidente delle Commissione Europea Romano Prodi, si espresse così: "la paura ha trasformato l'Europa, talvolta in un laboratorio innovativo, altre volte in un museo". Prodi ha da sempre sostenuto l'integrazione della Turchia "per piccoli passi", senza "affrettare le scadenze". Per questo deplora la mancanza di progressi fatti nella parte orientale del paese. Ad est nulla è cambiato, tutto resta come prima.

Questo articolo si conclude lasciando più domande che risposte, in attesa che i leader si assumano le proprie responsabilità nel far avanzare il dossier Turchia. Allora, presidente Hollande: "il cambiamento, è adesso?".