Politica

La Spagna di oggi, o quella di Franco?

Articolo pubblicato il 20 marzo 2014
Articolo pubblicato il 20 marzo 2014

La corruzione che dilaga, un tasso di di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le del 56,1%, 3 mi­lio­ni di per­so­ne in condizioni di po­ver­tà: la Spa­gna scappa dal progresso? Cafébabel vi propone un articolo di opinione.

La te­le­vi­sio­ne spa­gno­la non è mai stata fa­mo­sa per le sue tra­smis­sio­ni di qua­li­tà. Ep­pu­re, qual­che tempo fa, men­tre scor­re­vo i ca­na­li cer­can­do qual­co­sa di me­dia­men­te in­te­res­san­te o istrut­ti­vo, la mia at­ten­zio­ne, per una volta, non è stata at­ti­ra­ta dalle mi­ni­gon­ne delle pre­sen­ta­tri­ci. Ogni ca­na­le, man­da­va in onda qual­che sto­ria ri­guar­do le dif­fi­col­tà che il cit­ta­di­no spa­gno­lo medio af­fron­ta per sbar­ca­re il lu­na­rio. Dalla ra­gaz­za di 18 anni che non può per­met­ter­si di pa­ga­re le bol­let­te, alle cen­ti­na­ia di per­so­ne in fila pres­so una mensa pub­bli­ca, la si­tua­zio­ne sem­bra­va sem­pre più tetra. 

Chiun­que è a co­no­scen­za delle dif­fi­col­tà che l'e­co­no­mia spa­gno­la sta at­tra­ver­san­do, ma es­ser­ne te­sti­mo­ni in prima per­so­na è di­ver­so. Se nel 2006 qual­cu­no mi aves­se detto che una crisi avreb­be cam­bia­to la Spa­gna così dra­sti­ca­men­te, non gli avrei cre­du­to. Al­lo­ra le spiag­ge erano inon­da­te da tu­ri­sti in­gle­si, fran­ce­si e te­de­schi, ca­sual­men­te mi­schia­ti con quel­li spa­gno­li. Men­tre molti di­ce­va­no che la bolla spe­cu­la­ti­va edi­li­zia che so­ste­ne­va l'e­co­no­mia spa­gno­la sa­reb­be esplo­sa da lì a poco, nes­su­no era in grado di pre­di­re il li­vel­lo di mi­se­ria che avreb­be por­ta­to con sé. Oggi, la crisi del­l'Eu­ro­zo­na ha reso nu­me­ro­si cit­ta­di­ni in­ca­pa­ci di pa­ga­re mutui e bol­let­te, e il sui­ci­dio è di­ven­ta­ta la causa di morte più co­mu­ne dopo quel­le na­tu­ra­li.

Ben­ve­nu­ti nel pre­sen­te

Il 2013 è stato un anno estre­ma­men­te do­lo­ro­so per i cit­ta­di­ni spa­gno­li. Il Paese è sceso di 10 punti nel­l'in­di­ce di per­ce­zio­ne della cor­ru­zio­ne sti­la­to da Trans­pa­ren­cy In­ter­na­tio­nal: i mem­bri del par­ti­to al go­ver­no, non­ché la fa­mi­glia reale, si sono ri­tro­va­ti coin­vol­ti in nu­me­ro­si scan­da­li di cor­ru­zio­ne – la stes­sa prin­ci­pes­sa Cri­sti­na è stata rin­viata a giu­di­zio. Il go­ver­no ha ap­pro­va­to le leggi an­ti-pro­te­sta più se­ve­re mai viste dal 1975. Men­tre 3 mi­lio­ni di per­so­ne sof­fro­no la po­ver­tà, la clas­se po­li­ti­ca spen­de soldi per le nuove au­to­mo­bi­li dei de­pu­ta­ti, il cui unico obiet­ti­vo sem­bra sia rag­giun­ge­re le spiag­ge il più ra­pi­da­men­te pos­si­bi­le in vista del wee­kend. In­som­ma, il Paese di oggi co­min­cia ad as­so­mi­glia­re in­spie­ga­bil­men­te alla Spa­gna go­ver­na­ta dal dit­ta­to­re Fran­ci­sco Fran­co e al­cu­ni co­min­cia­no a mor­mo­ra­re che il fa­sci­smo stia ri­tor­nan­do.

Il Par­ti­to Po­po­la­re spa­gno­lo, fon­da­to dagli ex-mem­bri del go­ver­no di Fran­co, è sa­li­to al po­te­re nel 2011 nel mezzo del mal­con­ten­to che molti at­tri­bui­va­no alla cat­ti­va ge­stio­ne della crisi fi­nan­zia­ria da parte del Par­ti­to So­cia­li­sta. Dopo la vit­to­ria a furor di po­po­lo, il Par­ti­to Po­po­la­re non ha fatto molto per am­mor­bi­di­re i ma­lan­ni fi­nan­zia­ri che as­sil­la­no l'im­po­ve­ri­to Stato me­di­ter­ra­neo. Aven­do ot­te­nu­to la mag­gio­ran­za as­so­lu­ta nella ca­me­ra bassa del Par­la­men­to e aven­do ot­te­nu­to ef­fet­ti­va­men­te carta bian­ca, il Par­ti­to Po­po­la­re ha pas­sa­to il suo pe­rio­do al go­ver­no sal­van­do le ban­che che hanno im­bro­glia­to mi­glia­ia di cit­ta­di­ni. Da Marzo 2011, le pro­te­ste sono al­l'or­di­ne del gior­no, ma le ri­chie­ste di di­mis­sio­ni del go­ver­no sono state con­ti­nua­men­te igno­ra­te e le grida dei di­soc­cu­pa­ti si sono perse nel vento.

Fine al peg­gio?

L'e­sta­te scor­sa, il go­ver­no ha fatto pas­sa­re delle mi­su­re di au­ste­ri­tà an­co­ra più pe­san­ti e il nu­me­ro dei gio­va­ni spa­gno­li di­soc­cu­pa­ti ha rag­giun­to il va­lo­re re­cord del 56,1%. Non stu­pi­sce che la gente scen­da in stra­da per pro­te­sta­re. Ma ades­so anche le pro­te­ste più pa­ci­fi­che vanno "oltre i li­mi­ti". Una nuova legge, co­no­sciu­ta con il nome di “Ci­ti­zen’s Se­cu­ri­ty Act” ("Legge sulla si­cu­rez­za dei cit­ta­di­ni", ndr.), chia­ma in causa le fon­da­men­ta prin­ci­pa­li della de­mo­cra­zia spa­gno­la: sono pre­vi­ste mul­te esor­bi­tan­ti per chi par­te­cipa­ alle pro­te­ste; or­ga­niz­za­re le ma­ni­fe­sta­zio­ni è di­ven­ta­to ancor più dif­fi­ci­le.

Ma se cre­de­te che il Par­ti­to Po­po­la­re abbia di­men­ti­ca­to com­ple­ta­men­te le sue pro­mes­se elet­to­ra­li, vi sta­te sba­glian­do. Nel mese scor­so, a 3 anni dalle ele­zio­ni, è riu­sci­to a rea­liz­za­re parte del suo pro­gram­ma ap­pro­van­do una legge che li­mi­ta il di­rit­to al­l'a­bor­to. La legge è pas­sa­ta no­no­stan­te il pa­re­re con­tra­rio del­l'81% della po­po­la­zio­ne spa­gno­la e, di fatto, in­stau­ra una di­sci­pli­na pre­ce­den­te al 1985, quan­do abor­ti­re era con­si­de­ra­to reato. 

Sem­bra un Paese lon­ta­no an­ni-lu­ce da quel­lo che nel 2005 aveva le­ga­liz­za­to i ma­tri­mo­ni omo­ses­sua­li e ap­pro­va­to una sto­ri­ca legge che per­met­te l'i­den­ti­fi­ca­zio­ne dei ca­da­ve­ri delle vit­ti­me del­l'op­pres­sio­ne fran­chi­sta. La Spa­gna, tor­men­ta­ta dalla crisi, sta di­ven­tan­do un Paese con­ser­va­to­re in cui la re­pres­sio­ne è di­ven­ta­ta uno stru­men­to di po­li­zia le­git­ti­mo. I gio­va­ni e le per­so­ne istrui­te stan­no scap­pan­do e chi resta viene pri­va­to dei suoi di­rit­ti ci­vi­li.