Politica

La Slovenia svolta a destra

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2004
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 12 ottobre 2004
Il complicato teatrino politico sloveno ha partorito dei nuovi attori. Alle elezioni parlamentari di inizio ottobre, populismo e conflitti di frontiera hanno portato al potere l’opposizione.

Iztok Sori tira un sospiro di sollievo: “nel frattempo la situazione si è di nuovo tranquillizzata. Non c’è stata una grande rivolta, né in Slovenia né in Croazia. Tanti l’hanno interpretata semplicemente come una trovata da campagna elettorale.” L’etnologo sloveno, attento osservatore politico, si riferisce a un episodio verficatosi alla fine di settembre nei pressi della frontiera sloveno-croata che ha fatto drizzare le orecchie anche all’Unione Europea.

Josko Joras, uno sloveno politicamente attivo, può accedere al suo terreno solo attraverso la frontiera croata. Già questo basta ad innescare una situazione esplosiva. Poi il segretario del Partito Popolare Sloveno (SLS), Janez Podobnik, fa visita insieme ad alcuni compagni di partito al signor Joras. Piantano un albero e quando dieci deputati stanno per andarsene, vengono arrestati dalla polizia di frontiera croata. I politici si sono fatti sentire contro il governo di Zagabria, che a sua volta si è ostinato a voler aver ragione. In seguito a questo episodio la Slovenia ha deciso di congelare il suo appoggio all’adesione della Croazia all’Unione Europea.

Un’azione imprudente

Iztok Sori si è mostrato tranquillizzato dal fatto che gli sloveni non siano caduti in episodi di violenza nazionalista. L’uso della forza da parte della polizia croata non sarebbe in alcun modo giustificabile. “Va anche detto che Podobnik è stato molto imprudente con la sua azione, se si considera che manca solo una settimana alle elezioni”. Le elezioni del 3 ottobre hanno dimostrato ancora una volta che la politica slovena è un focolaio di rivolte che può esplodere da un momento all’ altro.

Dal ’91 in poi, anno dell’indipendenza dalla Jugoslavia, i due milioni di sloveni hanno tensioni coi vicini croati. Principale causa di scontro è l’accesso della Slovenia attraverso acque internazionali alla baia di Piran, che è stato anche lo sfondo dell’ultima contesa di frontiera. L’episodio del giardino del signor Joras ha contribuito al successo elettorale del Partito Popolare Sloveno (SLS), che ha raggiunto il 7% dei consensi, mentre alle ultime elezioni non era riuscito a superare la barriera del 4%. Ad avere buoni motivi per essere soddisfatto è però innanzitutto Janez Jansa, segretario del Partito Democratico Sloveno (SDS) che si attesta oltre il 29%, mentre i Liberaldemocratici (LDS) del premier Anton Rop, al governo da 12 anni, crollano al 23%. Il governo è stato punito soprattutto per la mancanza di una strategia politica unitaria, accuse di corruzione e nepotismo.

Politica contro le minoranze

Saranno soprattutto i cattolici ad accogliere positivamente il cambio di guardia. Sono stati loro a polemizzare spesso con il precedente governo. Iztok Sori critica la svolta a destra : “quel che più mi preoccupa di queste elezioni è che ha preso piede una politica di emarginazione. Sono soprattutto omosessuali, atei, rom e jugoslavi senza cittadinanza ad esserne vittima.” Quel che preoccupa l’etnologo è l’aumento dei consensi dei nazionalisti dell’ SNS che hanno guadagnato 6 punti percentuali rispetto all’ultima tornata elettorale e hanno aumentato i seggi in parlamento da 4 a 6. Il leader del partito, Zmago Jelincic, noto per il suo dichiarato populismo, ha recentemente attirato l’attenzione su di sé per la sua posizione contro l’ingresso della Croazia nella Ue assunta durante la campagna elettorale. A mostrarsi soddisfatto è anche Anton Rous, segretario del Partito Democratico dei Pensionati, che con poco più del 4% è riuscito in extremis ad entrare in parlamento. Senza alcun programma politico, questo partito che usa slogan semplicistici ha raccolto la voce degli invalidi, dei profughi e dei rifugiati.

I conservatori cattolici del partito “Nuova Slovenia” (Nova Slovenija) che ancora alle elezioni europee avevano aumentato i consensi riuscendo a mandare un deputato a Bruxelles, si devono ora accontentare di un misero 8,79%.

Pur avendo perso la maggioranza in parlamento, i Liberali dell’LDS possono vantarsi di alcuni importanti risultati: soprattutto del decisivo ingresso nella Ue e nella Nato, avvenuti sotto la loro gestione. Anche una buona crescita economica (+2,5%) nel 2003 va annoverata tra i successi del governo dei liberali dell’LDS, così come un tasso di disoccupazione di solo 6 punti percentuali. Per il nuovo governo di Janez Jansa non sarà facile eguagliare questi traguardi – perché le fondamenta di questa coalizione con tante piccole formazioni di destra rischiano di essere molto fragili.