Politica

"La Polonia è un paese decisamente sconosciuto"

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2015
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2015

Corrispondente da Varsavia per diversi media francesi, Maya Scymanowska ha scritto un libro, Les Polonais Audacieux, frutto dei suoi viaggi nel paese più vasto del blocco orientale. Nata a Varsavia, attraverso le sue storie la giornalista franco-polacca illustra i cambiamenti radicali di un Paese che ha deciso di intraprendere audaci riforme. Troppo audaci? Un'intervista senza peli sulla lingua.

cafébabelIn che senso i polacchi sarebbero audaci?

Maya Szymanowska: Di fronte all'atmosfera di cronico pessimismo che regna nell'Europa orientale, per esempio in ambito economico la Polonia se l'è cavata alla grande con un tasso di crescita del 3,5%. Ma ciò che mi ha colpito, è stata soprattutto la strategia di questo Paese. In Francia, quando lanci un'idea, la devi prima preparare, analizzare. In Polonia più l'idea è folle, e più suscita entusiasmo. Volevo anche contestare lo stereotipo del polacco antisemita, cattolico e così via... In realtà la società polacca si muove continuamente. Il Paese è composto da gente dinamica. In breve, volevo mostrare un'altra Polonia.

cafébabelDescrivi anche i cambiamenti che hai osservato al tuo ritorno a Varsavia. A che livello è cambiata la città?

Maya Szymanowska: È come un film in bianco e nero che diventa improvvisamente a colori. Torno spesso in Polonia a Natale, per stare con la mia famiglia. Ogni volta che arrivo ho l'impressione di vedere una nuova cartolina che si riempie di colori. Nel 1990, a Varsavia c'erano solo un bancomat e tre bar. Oggi ci sono banche ad ogni angolo della via e il grattacielo del centro finanziario si erge sulla città. L'ultimo film di Jerzy Skolimowski, 11 minuti, mostra ora Varsavia, ora New York. La città è cambiata radicalmente.

cafébabelLa fine del Comunismo ha accelerato il cambiamento?

Maya Szymanowska: Chiaro. Forse bisognava aspettare uno o due anni, ma l'elezione di Lech Walesa come Presidente nel 1990 ha segnato la fine di un'epoca. All'inizio siamo passati attraverso una fase di liberalismo estremo, all'americana, che si chiamava addirittura "Far East". Poi, tra il 1999 e il 2004, l'economia si è stabilizzata. Eppure non è stato facile. Si è parlato molto di corruzione e di conflitti tra lo Stato e le grandi imprese. La Polonia avrebbe potuto prendere un'altra strada, come l'Ucraina, e diventare una democrazia oligarchica.

Il trailer del film 11 minuti di Jerzy Skolimowski.

cafébabelLa Polonia è ancora molto attaccata al suo passato. Pensi che sia ancora un Paese in cerca di identità?

Maya Szymanowska: Credo che questa sia una definizione molto azzeccata. Non so se questo sia l'unico problema della Polonia, in ogni caso è evidente. Non bisogna dimenticare che la Polonia è un Paese giovane, che esiste solo dal 1918. Ed era un Paese semi-libero, perché nel 1945 è arrivata di nuovo la Russia. La democrazia in Polonia c'è solo dal 1989. La Nazione è preoccupata dalla questione dell'identità, perché la sta ancora cercando. È una dimostrazione evidente del suo dilemma interiore.

cafébabelLa gente parla molto della storia?

Maya Szymanowska: La gente conosce molto bene la storia. È un tema di discussione ricorrente, anche tra le generazioni più giovani. Quando ci si incontra, di sera, si parla di eventi attuali interpretandoli alla luce di avvenimenti passati. Questo non succede mai in Francia. In Polonia si parla di più, per esempio, della storia ebraica. Da 15 anni si organizzano dibattiti, anche informali, in cui vengono rappresentati tutti i punti di vista.

cafébabelCi sono però tensioni, soprattutto per quanto riguarda il tema dell'immigrazione...

Maya Szymanowska: È vero, non bisogna dimenticare la preoccupante rimonta dei conservatori. Jarosław Kaczyński ultimamente ha fatto un'uscita abominevole sul fatto che gli immigrati porterebbero malattie. D'altra parte c'è una porzione della popolazione che ha paura, che non ha tratto beneficio dalla manna europea ed è molto mobilitata. Sono persone che vanno in chiesa, molto disciplinate, che in un certo senso diventano il braccio armato dei conservatori.

cafébabelPerò tu insisti molto su una gioventù militante, aperta alle questioni sociali, pronta a scendere in piazza per difendere le sue libertà.

Maya Szymanowska: I giovani si mobilitano e scendono in piazza, ma principalmente quando sono cose che li riguardano, come internet. Una reazione particolarmente forte è stata la protesta contro il trattato ACTA del 2012 (Anti-Counterfeiting Trade Agreement, sulla protezione del diritto d'autore, n.d.t.). Si sono riuniti in massa, con 20 gradi sotto zero, per protestare contro la mancanza di trasparenza durante le negoziazioni.

cafébabelTutta questa mobilitazione si ritrova alle urne?

Maya Szymanowska: No, perché i giovani non vengono rappresentati. Una cosa importante: in Polonia non esiste la sinistra. Non si è potuta ricostruire dopo la caduta del Comunismo. C'è solo una coalizione di sinistra, ma secondo gli ultimi sondaggi non entrerà in Parlamento nemmeno dopo le elezioni legislative di questo weekend.

cafébabelChi potrebbe incarnare le loro rivendicazioni?

Maya Szymanowska: Nessuno. E quindi di solito i giovani votano per uno sconosciuto. Alle ultime elezioni presidenziali, i giovani hanno sostenuto un rockettaro degli anni '90 (Pawel Kukiz, n.d.r.). È stato il terzo uomo più noto sulla scena politica, ma solo perché era diverso e non veniva dalla classe politica tradizionale.

cafébabelSi parla sempre più spesso di Razem, conosciuto come "il Podemos polacco". Non potrebbe essere lui a rappresentare il cambiamento secondo te?

Maya Szymanowska: Sì, sì, ma a piccole dosi. Come nel partito dei Verdi in Francia, i suoi membri non vanno d'accordo. Le lotte intestine ostacolano la sua crescita. Non riescono a trovare un leader.

cafébabel: La Polonia è entrata nella UE nel 2004. Dieci anni dopo l'adesione, qual è l'immagine del Paese in Europa, secondo te?

Maya Szymanowska : Inesistente. Secondo uno studio i polacchi in Germania non sono più visti come ladri di automobili, ed è già qualcosa. Ma da nessun'altra parte si parla della Polonia. Penso che sia un paese decisamente sconosciuto. Se ne parla solo attraverso stereotipi. Ed è triste. Prima i rapporti con la Francia erano molto più stretti. La classe politica parlava francese, gli scambi culturali erano molto più frequenti...

cafébabel: Ma sulla scena europea sembra che il Paese abbia sempre più peso. Donald Tusk (l'ex Premier) è presistente del Consiglio europeo, e la Polonia è spesso vista come la nuova eldorado economica.

Maya Szymanowska: Sì, in relazione all'Europa, non possiamo negare che i polacchi siano decisamente europeisti. Il problema è che hanno bisogno di ideali. E l'Europa è percepita come un'istituzione meramente economica. Quindi la popolazione si interroga sulla propria identità e lo Stato-nazione resta l'entità più importante.

cafébabelChe ruolo dovrebbe ricoprire il Paese all'interno dell'UE?

Maya Szymanowska: Nonostante tutto, penso che la Polonia stia attraversando un nuovo cambiamento. Suscita molto interesse a livello economico. Ho incontrato molti investitori stranieri soddisfatti dell'attività del Paese. Trovano che i polacchi siano buoni lavoratori, che parlino bene inglese, che il livello di istruzione sia molto alto rispetto alla media dei salari, che alta non è. La Polonia è diventata il laboratorio dell'Europa.

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Il 25 ottobre 2015, in Polonia si terranno le elezioni per eleggere il nuovo Parlamento: questo articolo fa parte di una serie speciale di approfondimenti, notizie e curiosità per conoscere un po' meglio questo Paese. Se vuoi leggerne delle belle, questa settimana continua a seguire cafébabel.