Politica

La Merkel, l'inquinamento e la lobby dell'auto

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2007
Articolo pubblicato il 09 febbraio 2007
La Commissione Europea vuole ridurre le emissioni di Co² . Berlino (e Verheugen) danno battaglia.

Per fortuna che c’è l’Unione Europea. Perché, se fosse per certi Stati, la salvaguardia del clima in Europa sarebbe morta e sepolta da tempo. La Commissione ha infatti da poco presentato un documento strategico che propone regole precise per le case automobilistiche europee. Secondo l'esecutivo brussellese, le automobili prodotte dal 2012 dovrebbero emettere solo 120 grammi di anidride carbonica (Co²) al chilometro.

Braccio di ferro nella Commissione

Il Commissario Europeo all’Ambiente, il greco Stavros Dimas, intendeva presentare il documento già due settimane fa. E con molta ambizione voleva raggiungere l’obiettivo dei 120 grammi di anidride carbonica al chilometro, soltanto apportando alcune migliorie alla tecnologia dei motori. Il tedesco Günter Verheugen, del Partito Socialdemocratico Tedesco, Commissario per le Imprese e l’Industria, ha però dato battaglia ottenendo così un limite di anidride carbonica pari a 130 grammi al chilometro. Le nuove flotte di auto, però, dovranno ridurre il carico di emissioni di ulteriori 10 grammi attraverso interventi che vadano al di là del motore; tra questi: l’uso di biocarburante, il miglioramento degli impianti di climatizzazione e l’ottimizzazione dei pneumatici.

«Con tutta la fermezza possibile». La Merkel contro l'ambiente

Verheugen ha ottenuto il sostegno di Angela Merkel, Cancelliere tedesco (Unione Cristiana Democratica) e attuale Presidente di turno dell’Unione Europea. Alla fine di gennaio la Merkel ha spiegato ai rappresentanti economici che avrebbe agito contro i progetti di Bruxelles sulla salvaguardia del clima «con tutta la fermezza possibile». Le case automobilistiche tedesche, Mercedes e Bmw in primis, fanno affari vendendo berline di lusso. Che consumano molto carburante.

Le dichiarazioni di Angela Merkel destano scalpore: la Presidenza tedesca dell'Ue si presentava per come la paladina della salvaguardia ambientale. In questi mesi sia al Parlamento Europeo che al Forum economico mondiale di Davos, la Cancelliera non si è mai stancata di definire il riscaldamento globale come «la sfida più importante per l’umanità».

«Deve essere chiaro a tutti che ogni Paese dovrà attivarsi per ridurre la produzione di sostanze inquinanti» affermava consapevole dei problemi ambientali in un’intervista pubblicata a gennaio dalla rivista Cicero.

Posti di lavoro in pericolo?

Queste parole sono, quindi, un fulmine a ciel sereno. E rischiano di aumentare ulteriormente le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Certo è plausibile pensare che i provvedimenti della Commissione minaccino indirettamente, come ha spiegato la Cancelliera, decine di migliaia di posti di lavoro nell'industria automobilistica. Ma se non si agisce con fermezza saranno proprio i cambiamenti climatici a minacciare sul lungo periodo l’economia globale, come ha dimostrato il premio Nobel Nicholoas Stern alla fine di ottobre nel suo rapporto. La settimana scorsa, per la prima volta, anche l’Onu ha fugato gli ultimi dubbi a riguardo, affermando che i gas di scarico sono la principale causa del surriscaldamento della terra. Questa situazione potrà avere conseguenze negative, se i governi non diminuiranno le emissioni di anidride carbonica in breve tempo e in modo rigoroso.

Angela Merkel lo sa e sa anche che i cittadini europei hanno paura delle conseguenze dei cambiamenti climatici. La tematica in questione, infatti, è sempre ai primi posti nei sondaggi e a questo hanno contribuito sia i capricci del tempo negli ultimi mesi sia alcuni ambientalisti molto popolari, come Al Gore e il suo film Una scomoda verità.

Ma la Cancelliera tedesca difende le case automobilistiche del suo Paese per permettere ai loro agiati clienti di scorrazzare per le metropoli a bordo di veloci fuoristrada. Tutto questo è anacronistico e irresponsabile. Proprio ora l’Europa deve mantenere ben saldo il timone delle politiche ambientali. E questo per non rischiare di perdere la rotta. Il futuro è delle auto ad alto risparmio energetico: e chi non lo ammette rischia di compromettere non solo l’ambiente, ma anche molti posti di lavoro.

Le associazioni ambientaliste affermano che la Commissione Europea sia alla mercé delle lobby automobilistiche. Ma il commissario Dimas ha ottenuto comunque un successo importante. Per la prima volta, infatti, l’industria europea dell’auto è chiamata a dare il suo contributo alla salvaguardia del clima. È un piccolo, ma importante passo avanti. E tutto grazie all’Europa.