Politica

La Germania sedotta dall'economia turca

Articolo pubblicato il 13 aprile 2007
Articolo pubblicato il 13 aprile 2007
I rapporti economici tra Germania e Turchia, e tra Turchia e Europa, sono più stretti di quanto non si pensi. Ripubblichiamo un articolo sulla Fiera della tecnologia che si è tenuta ad Hannover nel 2007 che inquadra il dibattito.

Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha in programma di incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel alla Fiera della tecnologia, che si svolgerà ad Hannover dal 16 al 20 aprile. La sua visita in Germania avverrà nello stesso giorno in cui il suo partito islamico e conservatore, l’Akp (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), annuncerà il nome del proprio candidato per l'elezione presidenziale del prossimo maggio in Turchia (la candidatura di Erdogan non è ancora ufficiale).

Lo spettro di Sarkozy

Intanto in Francia Nicolas Sarkozy affila i coltelli per il primo turno delle Presidenziali, fissato per il 22 aprile. La possibilità che la sera del 6 maggio, il secondo turno dia la vittoria al candidato dell’Ump (Union pour un Mouvement Populaire), ostile alla candidatura turca all'Ue, complicherebbe le cose per Erdogan. Anche perché la Francia avrà nelle mani la Presidenza dell'Ue durante il secondo semestre 2008. Un Erdogan che spera nell'uscita di scena del Presidente attuale della Turchia, il leader della corrente secolarista turca Ahmet Necdet Sezer, per consolidare il suo potere. Economicamente e culturalmente, però, i rapporti col paese che attualmente presiede l'Ue, la Germania, sono stabili.

Martin Klein, addetto stampa della Fiera, non considera la visita di Erdogan un evento tanto straordinario. Innanzitutto la Fiera si tiene tutti gli anni ad aprile, mentre in Germania i dibattiti sull’ingresso della Turchia nell’Ue sono cominciati più di due anni fa. Per Klein però la Turchia resta «uno dei Paesi più importanti in e per l'Europa e che ha davanti a sé un futuro molto roseo».

«Se l’energia è un problema, allora la Turchia è la risposta»

Con più di 6.000 espositori e 60 Paesi rappresentati, la Fiera di Hannover è una delle più importanti al mondo. L’evento è la vetrina per alcuni settori strategici come l’automatizzazione industriale, la microtecnologia e l’energia. Già, l'energia. Il petrolio è una parola chiave anche in Turchia. Qui l’oleodotto che ogni giorno trasporta un milione di litri di petrolio dal Caucaso al Mediterraneo è stato convertito in un corridoio energetico che permette all’Europa di poter dipendere sempre meno dalla Russia e dall’Iraq. Il premier Erdogan è molto interessato a giocarsi questa carta. A fine marzo ha dichiarato che «se l’energia è un problema, allora la Turchia è la risposta». Attualmente, secondo i dati del Libro Verde della Commissione Europea, l’Europa importa il 60% dell’energia che consuma e ha tremato quando la compagnia energetica russa Gazprom è diventata monopolio di stato nel gennaio 2006, chiudendo i rubinetti dell’Ucraina e lasciando al buio l’intera Germania.

Le riforme imposte alla Turchia hanno poi portato affari, privatizzazioni e scambi commerciali molto floridi con l’Ue. L’ambasciatore tedesco ad Ankara assicura che gli investimenti diretti del suo Paese in Turchia sono cresciuti del 20% solo lo scorso anno. Stando alle statistiche 2006 dell’Istituto per il Commercio Estero, non solo la maggior parte delle importazioni turche proviene dalla Germania, ma anche le esportazioni del Paese sono dirette principalmente verso l’area tedesca (14%).

Lavorare sulle relazioni culturali

L’economia eccellente è un buon segno, ma cosa dire delle altre questioni che interessano da vicino questo Paese che aspira ad entrare nell’Ue? «La stampa tedesca non sta ancora parlando davvero dell’adesione», afferma Aydan Oezeguz, 39 anni, metà turca e metà tedesca. Oezeguz è la co-fondatrice dell’ormai concluso programma turco-tedesco per la Fondazione Körber, ente privato e indipendente con sede ad Amburgo. La donna definisce “teatrale” l’atteggiamento di Bruxelles verso la Turchia e sottolinea il silenzio della Germania durante il suo semestre di presidenza di turno dell’Ue. «Allo stato attuale il confronto non è onesto», riconosce la Oezeguz. «Si voleva avvicinare la Turchia ai criteri europei e questo sta succedendo. Mi pare però che si cerchino tutti i motivi possibili, come l’Islam ad esempio, per allontanare la prospettiva di un ingresso nell’Ue. Eppure anche i nuovi Stati membri hanno differenze culturali, ma di loro non si discute mai.»

La donna rinfaccia agli europei di essere culturalmente “poco informati”. Un altro programma organizzato dalla sua fondazione è l’Hamburg Prize che premia le iniziative turche private nei Paesi europei di lingua tedesca. Aydan Oezeguz è cinica sul fatto che sia necessario vincere un premio per ottenere visibilità, ma almeno si vedono i frutti. Nella prima edizione del concorso un gruppo di imprenditori turco-tedeschi è diventato famoso grazie a un servizio di ricerca di lavoro per i giovani di Amburgo.

Nel frattempo il 16 aprile aprirà i battenti la famosa Fiera di Hannover e questo vicino così a sud verrà descritto come “un Paese che offre interessanti opportunità di mercato e di crescita”. Turchia e Germania festeggiano 20 anni di rapporti economici stabili, di floridi programmi di culturali e dei benefici delle rispettive posizioni geografiche. Ma la questione dell’allargamento dell’Unione incombe e una soluzione, positiva o negativa, potrà essere trovata solo dopo l’elezione dei due nuovi presidenti di Francia e Turchia il prossimo maggio.

Copyright delle foto in ordine di apparizione: Deutsche Messe AG, David Ausserhofer/Koerber Foundation