Politica

La Germania e l'Europa, tra ottimismo e paura

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2012
Articolo pubblicato il 07 febbraio 2012
I toni contro l’inerzia della cancelliera Merkel nei confronti della crisi dell’euro e contro un’Europa troppo filo-tedesca si fanno sempre più accesi. Ma come si può fare a meno della Germania, in questo momento di crisi? E qual è il ruolo riservato ai tedeschi? Confronto a tutto campo tra i mezzi d'informazione europei.

Nel vecchio continente si aggira un fantasma: l’Europa germanizzata. L’inglese Nigel Farage (Ukip), rappresentante della destra populista, impreca contro “un’Europa dominata dalla Germania”. A rincarare la dose il Daily Telegraph, secondo il quale la Germania vorrebbe riconquistare l’Europa. In Francia, invece, la situazione è bollente: un membro del governo dichiara che la Germania ha il dominio su tutto, un altro addirittura che si sta imponendo come “führer” d’Europa.

Sono diventati improvvisamente tutti germanofobi? Nella realtà dei fatti si tratta della possibilità che ha la Germania di trainare l’Europa. Solo la Germania è abbastanza forte finanziariamente da poter tendere la manina ai paesi dell’UE indebitati e per questo motivo anche la salvezza (o caduta) dell’Euro-zona è vista tutta nelle mani della Germania. Lo stesso ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha mandato un appello al governo tedesco affinché si faccia promotore di riforme europee e impedisca il tracollo dell’Euro-zona.

Il primo problema, che si presenta come conseguenza di un possibile aiuto finanziario da parte dei tedeschi, è la richiesta della Merkel di avere in cambio un maggiore controllo sui sistemi economici dei singoli Paesi. Secondo molti, ad esempio il Daily Mail, una pretesa che ricorda talune aspirazioni naziste: “laddove non è riuscito Hitler attraverso i mezzi militari, vogliono riuscirci i tedeschi di oggi imponendosi con la disciplina dei mercati e della finanza. Benvenuti nel Quarto Reich”.

"Come degli elefanti in un negozio di porcellane"

"La Merkel avrebbe la stessa percezione dell'Europa, da qui a sei mesi, che ha un disoccupato spagnolo, un contadino greco, una casalinga danese e un tornitore della Daimler Benz"

Il capogruppo parlamentare della Cdu, Volker Kauder, replicando all'egoismo britannico,  ha affermato una volta: “ora in Europa si parla tedesco”. I media britannici sono insorti all'istante, con il Daily Mail in prima linea, che ha usato questa affermazione come titolo sottintendendo un riferimento al ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Vale a dire “chi la fa l'aspetti”. Anche i commentatori tedeschi usano spesso un tono inopportuno e si comportano in Europa, a detta del blog Sprengsatz, come degli elefanti in un negozio di porcellane. Non c'è da stupirsi se ora in tutta Europa la critica si abbatta sulla Germania. In Grecia, un tempo occupata da Hitler, i giornali hanno ribattezzato il funzionario europeo Horst Reichenbach con l'appellativo “Il terzo Reichenbach” e hanno titolato le foto del suo ufficio come “La nuova centrale della Gestapo”. Anche in piazza i manifestanti protestano, regolarmente, in uniforme nazista, contro quella che sembra un'imposizione da parte dei tedeschi. Il quotidiano spagnolo ABC, a sua volta, punzecchia affermando che la Merkel avrebbe “all'incirca la stessa percezione dell'Europa, da qui a sei mesi, che ha un disoccupato spagnolo, un contadino greco, una casalinga danese e un tornitore della Daimler Benz”; secondo il quotidiano economico italiano Il Sole 24Ore, la Germania si sarebbe rinchiusa in una torre d'avorio mentre il giornale rumeno Dilema veche si è divertito ad assegnare gli Oscar. Ai due Merkozy spetta quello come migliori protagonisti nel film “2011: Odissea nel Bilancio”. Ma le critiche alla rotta presa dalla Merkel arrivano anche dalla Germania.

Di fatto la strategia merkeliana può apparire come priva di scrupoli agli occhi degli Stati membri. La cancelliera sarebbe quindi interessata a trarre vantaggio dalla situazione mentre gli altri Stati cadono dal precipizio insieme con l'Euro? Sicuramente l'austerità della Merkel avrà anche i suoi rischi politici: innanzitutto una spaccatura nell'unione monetaria e conseguentemente dell'Unione Europea, i cui scenari catastrofici sono già oggetto di discussione della borsa.

Se la Germania resta a guardare

La patata bollente è nelle mani della Germania. I lettori britannici e francesi pensano infatti che Francia e Regno Unito abbiano attribuito alla politica tedesca la responsabilità dei propri errori. Secondo il conservatore britannico Boris Johnson “la Germania è stata semplicemente spinta in questa situazione a causa della sua potenza economica e dalla necessità politica". La Germania si trova dunque “tra l'incudine e il martello”, come spiega l'ex ministro degli Esteri Joschka Fischer: “se i tedeschi agiscono, si innesca la paura di un nuovo dominio germanico. Se i tedeschi non agiscono, si innesca la paura che la Germania voglia staccarsi dall'Europa.”

Il progetto della Merkel prevede tutt'altro che escludere l'Unione dai propri piani. In realtà la disciplina finanziaria auspicata dalla cancelliera dovrebbe calmare i mercati e conseguentemente stabilizzare l'Unione. La Merkel si riserva di sottolineare però che i Paesi indebitati non devono fare solo affidamento alla generosità della Germania, ma dovrebbero anche ammettere che solo la sua finanza rigida e forte può correre loro in aiuto. Di fatto questa strategia ha portato dei frutti in quanto i conti dei Paesi finanziariamente deboli sono migliorati e i mercati finanziari hanno avuto un momento di tregua. Fino all'arrivo di ulteriori notizie catastrofiche.

Se la Germania dovesse rimanere ferma a guardare, accelerando così il collasso, l'Europa dovrebbe aspettarsi un futuro piuttosto tetro (o nessun futuro). I politici francesi parlano solo di “catastrofe” (Attali) con “morte per soffocamento” (Bourlanges) fino alla “fine delle democrazie nazionali” (Myard). L'unione regna solo in un Paese: la Germania ha le mani in pasta nel futuro dell'Europa; il quotidiano francese Le Monde vede il continente europeo totalmente nelle mani dei tedeschi. Ma esiste un dato che non può essere trascurato: la Germania da sola non può salvare l'Europa.

Foto di copertina: (cc) Pentadact/flickr; video (cc)europarl/YouTube