Politica

«La crisi greca rivela una zona euro a due velocità»

Articolo pubblicato il 07 maggio 2010
Articolo pubblicato il 07 maggio 2010
Tornerà tutto alla normalità il 7 maggio, data di convocazione dei capi di Stato della zona euro per confermare il piano di aiuti alla Grecia di 110 milioni di euro stabilito domenica 2 maggio dai ministri delle finanze dell'Euro-gruppo? Sembra di no. Cura drastica per la popolazione greca e dissidi profondi tra gli Stati membri, costretti alla solidarietà economica.
La crisi ellenica evidenzia che un'unione economica dell'Europa è ben lontana dal creare unanimità.

La crisi finanziaria della Grecia, e la decisione dei ministri delle finanze di risollevare il paese ellenico con 110 miliardi di euro in tre anni, rivelano tanto l'importanza quanto i limiti della solidarietà dell'Europa economica. Céline Antonin è un'economista dell'Osservatorio Francese delle Congiunture Economiche (OFCE), specializzata nella zona euro. Ha accettato di sciogliere tre grandi interrogativi che affiorano in questo periodo di crisi finanziaria in Europa, mentre venerdì 7 maggio i dirigenti della zona euro dovranno confermare il piano di aiuti per la Grecia.

cafebabel.com: Le agenzie diratingsono responsabili della crisi del debito greco?

La GSEE (Centrale sindacale del settore privato) ha condannato le violenze, convocando però nuove manifestazioni

Céline Antonin: Le agenzie di rating sono chiamate a esprimere dei pareri sul rischio di solvibilità di un'impresa o di uno Stato, vale a dire la loro probabilità di mancato pagamento. Le tre agenzie principali (che rappresentano quasi il 90% del mercato) sono le americane Standard and Poors, Moody's e Fitch. Sono state prese di mira durante la crisi dei sub-prime soprattutto a causa del possibile conflitto d'interessi tra l'attività di rating e il servizio di consulenza che forniscono alle banche (un problema risolto grazie alla normativa europea del 7 novembre 2009, che dovrebbe entrare in vigore in Francia alla fine del 2010, e che vieta alle agenzie di rating di esercitare contemporaneamente le due attività). Per quanto riguarda non tanto il debito privato, quanto il debito pubblico di uno Stato, è difficile ritenere responsabili le agenzie di rating. In realtà esse non sono direttamente responsabili della situazione delle finanze pubbliche greche. Hanno però la colpa di aver gettato olio sul fuoco. Infatti, abbassando il rating della Grecia, hanno contribuito ad aumentare il premio per il rischio richiesto dagli investitori, quindi ad appesantire il debito, alimentando così un circolo vizioso. Quindi non si possono ritenere responsabili della situazione greca, anche se non hanno fatto niente per evitarla.

cafebabel.com: Bisogna biasimare la Germania per aver indugiato troppo prima di aiutare la Grecia?

Céline Antonin: Non intendo difendere la Germania, ma bisogna riconoscere la sua forte implicazione in questa storia. Nel piano di aiuti di 110 miliardi di euro, di cui 80 saranno finanziati dai Paesi della zona euro con un tasso d'interesse del 5%, la quota pagata da ogni Paese sarà calcolata proporzionalmente alla sua partecipazione al capitale della BCE (Banca Centrale Europea). La Germania sarà quindi il primo creditore del salvataggio della Grecia: senza di lei, niente piano.

Leggi anche «La Grecia ha bisogno di un cambiamento di mentalità»

Sono due i fattori che bloccano la Cancelliera Angela Merkel. Innanzitutto, la Costituzione tedesca è molto restrittiva in materia di aiuti ai Paesi membri dell'Ue da parte dello Stato federale; per poter partecipare al piano di salvataggio negoziato dall'Europa e dal FMI (Fondo Monetario Internazionale), bisognerebbe modificarla. Inoltre, il 9 maggio avranno luogo le elezioni regionali tedesche, e secondo un sondaggio realizzato da France 24 e Die Welt (che ha intervistato 1.009 tedeschi), il 57% dei cittadini è contrario al piano di sostegno finanziario alla Grecia, cosa che non incita certo la Germania alla cooperazione. I tedeschi temono che acconsentendo ad aiutare la Grecia senza battere ciglio, altri Stati deboli come il Portogallo o la Spagna potrebbero essere i prossimi sulla lista delle richieste di aiuto. La Germania non vuole diventare un pozzo senza fondo. La sua esitazione è dovuta, inoltre, alla riduzione dei tassi di rimborso delle obbligazioni del debito greco. Diciamo che il tempo necessario ad Angela Merkel per entrare nell'ottica della solidarietà economica non ha attenuato le tensioni sulla Grecia.

La zona euro può dissolversi? Cosa ci dice questa crisi sull'unione economica dell'Europa?

Céline Antonin: Escludere la Grecia dalla zona euro non risolverebbe il problema. Primo, perché i testi non lo prevedono. Poi, perché il suo debito rimarrebbe valutato in euro, mentre la sua moneta si svaluterebbe, rendendo il debito molto più pesante. Invece l'euro al momento è un'opportunità per la Grecia. Questa è tra le crisi economiche più gravi che l'Europa ha affrontato in tempi recenti, finora i problemi erano prevalentemente di ordine politico (direttiva Bolkenstein, Trattato di Lisbona, etc.).

Tutto dipende dal raggiungimento di un accordo durante il vertice del 7 maggio: se gli Stati arriveranno rapidamente ad un accordo, la zona euro potrà evitare il peggio e uscirne rafforzata, ma gli indugi diplomatici di queste settimane sono senz'altro un duro colpo, se non un passo indietro, per la zona euro e per l'Unione Europea. La crisi greca mette in luce profonde discordie: la Germania non ha ancora rinunciato alla politica dell'euro forte e c'è un divario enorme tra chi rispetta il patto di stabilità e chi se ne distacca troppo. Insomma, le reazioni a catena intorno alla crisi greca lasciano trapelare l'esistenza di una zona euro a più velocità.

Foto: Estonian Foreign Ministry/flickr; troktiko/blogspot. Video: concsience48/Youtube