Politica

La crisi è democratica (o quasi)

Articolo pubblicato il 06 luglio 2015
Articolo pubblicato il 06 luglio 2015

Qual è il significato storico della crisi del 2007? Come nasce? Si tratta di una crisi finanziaria o economica? Che ruolo hanno giocato i mutui "subprime"? 

Una serie di quesiti che, per l'importanza e l'attualità dei problemi che vanno a toccare, esigono una risposta: cercheremo di darla in un ciclo di articoli.

All'epoca degli antichi greci, la parola "crisi" (da κρίσις, decisione, n.d.r.) era usata con il significato di "capacità di giudizio, discernimento". Nel linguaggio moderno, questa parola è spogliata della sua connotazione positiva ed indica esclusivamente una negatività, generalmente un passaggio da una circostanza favorevole ad una del tutto sfavorevole.

Cosa abbiamo imparato dalla crisi del 2007?

Comprendere l'evoluzione di tale termine è utile perché permette di inquadrare un certo tipo di approccio ai problemi economico-sociali di oggi. Il primo significato storico della crisi del 2007 è difatti una constatazione: dalla crisi si impara poco o nulla. Durante gli ultimi quattro decenni si sono manifestate almeno quattro rilevanti crisi finanziarie, prima di trovarci di fronte a quella dei cosiddetti "subprime" (prestiti ad alto rischio finanziario, n.d.r.).

Le sue immediate e profonde conseguenze mostrano come vi abbiamo fatto fronte in maniera del tutto impreparata, forti di una "mega-macchina" finanziaria capace di creare ricchezza con estrema facilità e rapidità, ma allo stesso tempo fragilissima. E sguarniti di un sistema istituzionale sufficientemente preparato a regolare e controllare questa realtà.

Il suo secondo significato (che è più una conseguenza) ha a che fare con la distruzione della ricchezza, un carattere che accomuna più o meno tutte le crisi finanziarie ed economiche, almeno nella loro fase più virulenta. Tuttavia gli effetti distruttivi della crisi dei subprime sono stati enormi: nel suo rapporto del 2009 sulla stabilità finanziaria, il Fondo monetario internazionale stimava in 945 miliardi di dollari le perdite sul mercato del credito; nel periodo 2008-2010, l'Europa ha perso 4 milioni di posti di lavoro; dal 2008 al 2013, il PIL annuale di molti paesi è diminuito, in certi casi anche di due punti.

Un passo indietro

La crisi dei sub-prime nasce nel 2007 negli Stati Uniti. Uno dei presupposti per poter delineare un quadro più chiaro dei suoi sviluppi è un'analisi del mercato immobiliare statunitense nel periodo 1997-2006. In quest'arco temporale, infatti, il prezzo degli immobili è in costante crescita, e attira ingenti investimenti nei settori che a loro volta sostengono questo processo. L'appetibilità del mercato immobiliare diventa però talmente elevata da provocare una "bolla" speculativa al suo interno. 

Sebbene questo sia un elemento da considerare per comprendere la crisi, è anche vero che gli effetti nel mercato immobiliare non costituiscono che un fattore secondario della crisi in sé, il cui nucleo virale deve essere invece rintracciato nel circuito bancario: nell'ambito ristretto dei mutui immobiliari, e ancora più precisamente nello strumento dei cosiddetti "subprime".

Cosa sono i "subprime"

I subprime sono una tipologia particolare e relativamente recente di mutui, ampiamente utilizzata dalle banche statunitensi a partire dagli anni Novanta. Si caratterizzano non tanto per il loro contenuto, quanto per il soggetto che ne usufruisce. Tali mutui erano infatti stati concessi a clienti che presentavano scarse (se non scarsissime) garanzie creditizie, dunque difficilmente in grado di ripagare il proprio debito.

Tra l'altro, l'accesso al credito di questi soggetti dal profilo finanziario ad alto rischio era compensato da tassi di interesse fissi e relativamente bassi per i primi anni, che poi diventavano altamente variabili, generalmente agganciati ad un indice di riferimento esterno. Molti di questi mutui subprime sono stati accesi per acquistare la prima casa.

Il miraggio di poter acquistare un'abitazione con relativa facilità, accedendo al credito nonostante la propria situazione finanziaria, ha attirato migliaia di famiglie statunitensi in cerca di una sistemazione. Secondo una ricerca, dal 1994 al 2005 il valore del mercato dei subprime è cresciuto da 35 a 665 miliardi di dollari.

Chi ne fa le spese e chi ci ha guadagnato

La situazione degenera a partire dal 2004, quando, di fronte a tassi di interesse divenuti insostenbili, molti debitori non sono più in grado di pagare le rate del mutuo. Ma ciò che può sembrare un disastro per molti, si rivela un vantaggio per pochi: la banca pignora l'immobile; sulla scia dell'aumento dei prezzi delle abitazioni, lo rivende ad un prezzo maggiore del valore dell'intero mutuo che essa stessa aveva concesso per finanziarne l'acquisto. Le banche, così facendo, ne traggono un profitto del tutto legale.

Adesso, immaginate le facce dei consulenti finanziari e degli addetti ai lavori quando, nel corso del 2006, iniziano a capire che la bolla speculativa del mercato immobiliare sta per scoppiare, con l'inevitabile crollo del prezzo delle abitazioni che l'accompagnerà e l'eccessiva esposizione che dovrà affrontare l'intero sistema bancario. Il "trucco" legale del pignoramento, seguito da una nuova vendita dell'immobile sul mercato, non funziona più: quella casa varrà molto meno e la banca avrà delle perdite. Enormi perdite.

Qualcuno potrebbe parlare di karma. Ma la realtà è che nel mondo dell'economia contano solo i numeri, i dati e l'oggettività. Quando una crisi come questa colpisce il mondo, nessuno vince. A parte pochi. (1. Continua.)

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Cosa vogliamo fare: Come una crisi iniziata in un paese specifico (gli Stati Uniti) e in un ambito ben determinato della finanza (il credito bancario) ha finito per assumere una portata di livello globale? Per capirlo è necessario introdurre e analizzare le diverse sfaccettature di un fenomeno complesso, per renderlo più semplice. Dopo questo passo indietro agli albori della crisi nel 2007 e ai mutui subprime, nel prossimo articolo affronteremo la "cartolarizzazione", ovvero come nel 2008 la crisi si è propagata nell'economia reale da un continente all'altro.