Politica

La Catalogna prepara le carte per il divorzio, sarà vero? 

Articolo pubblicato il 12 novembre 2015
Articolo pubblicato il 12 novembre 2015

All'inizio della settimana, la Catalogna ha annunciato che intende "divorziare" dalla Spagna senza avere il consenso da parte di Madrid, come hanno riportato i titoli della stampa internazionale.

Lunedì scorso l'Esecutivo catalano ha fatto approvare una mozione che promuove la creazione della Costituzione catalana, di un proprio Ministero del tesoro e di un sistema di previdenza sociale: le basi per una nuova Repubblica catalana indipendente.

La mozione costituisce il passo tanto atteso in seguito alla vittoria della coalizione indipendentista, Junts pel Sì, alle elezioni del 27 settembre scorso, e alla conseguente incertezza politica, che ha lasciato il Parlamento dell'autonomia locale senza un Presidente e in balìa di un futuro alquanto instabile.

Tuttavia, era solo una questione di tempo prima che una Catalogna fervida e impaziente giocasse la sua ultima carta contro il rifiuto del Governo centrale, dimostratosi immaturo e indisponibile a negoziare.

L'Esecutivo di Mariano Rajoy si è distinto per la mancanza di azione politica mentre il movimento di indipendenza per la Catalogna cresceva di dimensioni: Madrid si è rifiutata di trattare con il Presidente dell'Esecutivo catalano, Artur Mas, e sostenendo che l’unica opzione per la Catalogna fosse iniziare un processo di modifica costituzionale

Cambiare la Costituzione spagnola richiederebbe una maggioranza assoluta in Parlamento, irraggiungibile per i soli 47 rappresentanti catalani. Vista la scarsa collaborazione da parte di Madrid e in assenza di basi giuridiche per ottenere più poteri, l’unica soluzione evidente è stata chiedere il divorzio.

Malgrado fosse l’unica opzione percorribile, il problema è che un simile atto ha posto la Catalogna in un limbo politico. Con una dichiarazione unilaterale di indipendenza, la Catalogna infrange la Costituzione spagnola nella quale si afferma l'unità nazionale e "indissolubile" della Spagna.

L’unico modo per opporsi ad una Costituzione piuttosto datata potrebbe essere ricorrere al sostegno internazionale, in particolare quello dell’Unione europea. Tuttavia Bruxelles ha scarso interesse nel lasciare spazio ad un nuovo Stato catalano, dato che deve ancora riprendersi dagli imponenti flussi di rifugiati e dalle tensioni crescenti a est.

Il Consiglio europeo ritiene che la frammentazione della Spagna porterebbe ad una serie di altre separazioni, che riguarderebbero le altre regioni europee come la Scozia, le Fiandre, la Padania, le isole di Madeira, la Baviera o la Scania in Svezia. Questo produrrebbe diverse micro-regioni instabili, con il rischio di nuovi conflitti politici all'interno del Vecchio Continente.

Tale situazione lascia la Catalogna politicamente isolata di fronte al ricorso presentato dal Governo centrale di Mariano Rajoy davanti alla Corte costituzionale. La suprema Corte ha sospeso la mozione del Parlamento, un'altra decisone che continua a spingere i politici catalani ad infrangere la legge spagnola.

Che la questione finisca con la creazione dello Stato catalano, oppure con un'onta di portata internazionale per la Catalogna, nel complesso il processo indipendentista è servito a portare alla luce le evidenti carenze della politica spagnola, così come la necessità di rinnovare il suo sistema politico e giudiziario. Un sistema, a detta di molti, che continua a basarsi su principi non democratici, in barba a certi diritti fondamentali come quello di autodeterminazione. Sarà interessante vedere il risultato di questa domanda di "divorzio" per nulla amichevole.