Politica

L’ assurdo dalla terra di Lukaschenko: dove la protesta eguaglia il presidente

Articolo pubblicato il 23 novembre 2010
Articolo pubblicato il 23 novembre 2010
E’ una dittatura, questa, ed è anche la nostra dittatura, perché si trova alle porte dell’ Unione Europea . Il 19 dicembre 2010 il popolo bielorusso sarà chiamato ancora una volta ad eleggere il suo presidente. Una cittadina francese risiedente a Berlino curerà fino al giorno cruciale delle elezioni la rubrica ‘L’ assurdo dalla dittatura’ su cafebabel.com.
Il terzo pezzo di Caroline Delacroix-questo il suo nome-racconta delle assurde forme di protesta adottate in Bielorussia.

3-Assurdità e società civile-davvero il presidente e il movimento di protesta si equivalgono?

Le dittature sono sistemi politici in cui generalmente il controllo dell’ intero apparato statale si concentra nelle mani di una sola persona. Di conseguenza questo spesso istrionico soggetto è continuamente sotto i riflettori-e ciò non vale soltanto soltanto per l’ immagine che ne propone la stampa normalizzata. Alexander Lukaschenko è stato finora il personaggio di spicco anche all’ interno della nostra rubrica. Ma com’ è la situazione degli oppositori del regime o di coloro i quali semplicemente vogliono contribuire attivamente a determinare le sorti del proprio Paese?

In questo articolo non ci occupiamo perciò solo dell’ opposizione politica in senso stretto, ma anche di quella struttura comunemente chiamata società civile-ossia di quei cittadini attivi ed impegnati politicamente nella propria nazione. A questo proposito, rispetto alla Bielorussia solitamente si riscontrano due ordini di aspettative:

1) in questo Paese, il cui regime percepisce l’ attività politica come una minaccia e cerca di limitarla il più possibile tramite vessazioni di vario genere, ci si aspetta una società civile piuttosto debole e poco organizzata.

2) chi si oppone alle autorità vigenti in un Paese simile è un ,osso duro’-e questo perchè , tra le altre cose, ci si ritrova puntualmente a dover protestare contro i brogli elettorali a venti gradi sotto zero e in balìa delle tempeste di neve.

La prima considerazione definisce altresì la condizione di molte fondazioni e di altri finanziatori, che, attraverso i progetti più disparati, cercano di promuovere lo sviluppo della società civile bielorussa. Forse 2500 organizzazioni nongovernative su 10 milioni di cittadini bielorussi non costituiscono neppure un numero davvero rilevante. Se considerata però in rapporto alle circostanze, si tratta già di una cifra considerevole.

Un’ altro dato stupisce: nell’ ambito del Partenariato Orientale dell’ UE è proprio la società civile bielorussa a contribuire in misura determinante a plasmare il dialogo tra le società civili dei vari Paesi e ha persino affidato a Sergej Maskewitsch l’ incarico di portavoce della commissione più importante del Partenariato, ovvero del Forum della Società Civile. Allo stesso modo alcune organizzazioni-faro del movimento anti atomico portano avanti, in modo assolutamente magistrale, la protesta contro la costruzione della prima centrale nucleare in Bielorussia-il Paese che più di ogni altro risente delle ripercussioni dell’ incidente avvenuto al reattore di Chernobyl-, servendosi di tutti i forum e meccanismi di risonanza internazionale. Si sta dunque supportando qualcosa che, al suo stato attuale, non necessita di alcun sostegno?

Una cosa tuttavia è certa: la protesta visibile all’ opinione pubblica all’ interno del Paese si trova in una situazione per niente rosea. Forse per questo un gruppo di attivisti antinucleari bielorussi si è messo in moto, nell’ ambito di un progetto, per prendere parte in qualità di osservatori alle proteste organizzate in Germania contro il trasporto Castor di scorie nucleari. Per molti dei partecipanti si tratta di un’ azione di rete molto utile, nell’ ambito della quale è possibile scambiarsi informazioni e fare nuove esperienze, sia inerenti a forme non convenzionali di resistenza civile, che relative alla problematica gestione gruppi di grandi dimensioni.

Ma c’ è stato anche un fatto sorprendente, che è consistito in una stupefacente contestazione, peraltro formulata in modo puntuale, del progetto organizzato da parte tedesca: uno dei partecipanti-per la precisione, uno che pure si sentiva parte dell’ opposizione bielorussa più degli altri-ha denunciato il fatto che i manifestanti abbiano dovuto dormire per strada. Dobbiamo dunque dire addio all’ immagine d’ acciaio dell’ opposizione bielorussa, che né il vento, né le condizioni metereologiche possono scalfire?

O forse questa reazione mostra come lo sforzo di supportare la società civile dall’ esterno possa anche far sì che la protesta assuma una forma unica nel suo genere e, in alcuni casi, far fiorire una certa mentalità-all-inclusive? Ossia laddove ci si aspetta che i promotori e gli organizzatori si occupino di ogni cosa, dalla A alla Z, dimenticando così di prendere coscienza dei propri punti di forza?

Ma, comunque si interpreti la problematica basilare dei finanziamenti esterni, ciò non basta a spiegare come sia possibile anche solo avere dei dubbi, nel momento in cui si partecipa ad un sit-in qualità di spettatori, circa il fatto che questo possa comportare anche il trascorrere la notte proprio sulla strada occupata! Dobbiamo quindi chiederci se l’ assurdo in Bielorussia sia ormai giunto al punto da portare a dare l’ ‘Addio al buonsenso tra le fila dell’ opposizione bielorussa?’.