Politica

Juliane Kokott: «Basta con l’idea di madre a tempo pieno»

Articolo pubblicato il 11 aprile 2008
Articolo pubblicato il 11 aprile 2008
La cinquantenne tedesca è uno degli otto avvocati alla Corte di Giustizia europea. Ha sei figli, ma questo non è un ostacolo né alla maternità né alla carriera. Sull’esempio di Ursula von der Leyen.

Che il terzo avvocato generale donna in più di 50 anni di storia della Corte di Giustizia abbia preso sul serio la sua funzione, lo ha già dimostrato. Chiamata il 7 ottobre 2003 dal Governo tedesco per prendere il posto in Lussemburgo di Siegbert Alber, l’energica signora si è subito fatta valere. Contro chi? Silvio Berlusconi. L’ex Presidente del Consiglio aveva appena varato la legge sul falso in bilancio. Ma non aveva fatto i conti con la Kokott, che gli ha mandato a monte i piani. Incongurenza con il Diritto Europeo, diceva l’accusa.

In una delle decisioni più importanti della Corte, il caso Manninen, fu il giudizio della Kokott a vincere. L’uomo d’affari finlandese doveva pagare doppie tasse, poiché aveva riscosso dividendi in un altro Stato europeo. In generale i giudici seguono i consigli degli avvocati generali nell’ottanta per cento dei casi. Con le loro perizie indipendenti, gli otto avvocati generali della Corte aiutano i ventisette giudici degli Stati membri.

«Ci sono persone più forti di altre»

La Kokott ci accoglie nel suo studio della Corte Europea a Plateau de Kirchberg, il quartiere degli affari del Lussemburgo. «Sono cresciuta a St. Ingbert e a Bonn», ci racconta mentre prendiamo un the. «Fu mia madre a insistere perché studiassi diritto». E lei non se l’è sentita di contraddirla. «Avrei potuto anche studiare biologia. Ma non era veramente una cosa per me. Inoltre il sistema tedesco non si occupa troppo delle scienze».

Seduta su una poltrona di pelle, ci parla dei suoi viaggi: Bonn, Ginevra, Heidelberg, Tunisi e Washington. Ha ottenuto un dottorato sia in Germania che negli Stati Uniti, dopodiché ha insegnato nelle università tedesche e svizzere. Ci troviamo davanti un esempio di donna la cui carriera è riuscita, e che allo stesso tempo è madre. Una bambina prodigio? «Non direi. Credo che ci siano persone più forti di altre. E io non ho mai dormito molto».

«Non ho mai sentito dei comportamenti machisti»

Ma non è sempre stato facile per la Kokott: essere donna, e voler essere avvocato, le ha creato qualche problema. «Quando ho preso l’abilitazione in diritto internazionale al Max-Planck Institut (prestigiosa scuola di ricerca tedesca, ndr) il mio professore, che mi ha appoggiato, è stato ostacolato per questo. Sono stata la prima donna a riuscirci». Da cosa dipende? «Ho sempre avuto chiaro quello che volevo, e nessuno può farmi cambiare idea».

Quando è in Lussemburgo ha a che fare con delle giornate da dodici ore, dal lunedì al giovedì. Infatti, la Kokott è una pendolare, perché non ha voluto che i suoi sei figli si trasferissero. Maternità e carriera tutto in uno? Ma la presenza maschile non l’ha ostacolata? «È vero che lavorano più uomini alla Corte Europea, ma non ho mai sentito dei comportamenti machisti. Inoltre, la Corte stessa, per sua vocazione, promuove l’uguaglianza tra uomini e donne». Non si è mai trovata a decidere tra carriera e figli: «Ho sempre trovato il modo di combinare le cose. Inoltre, l’ambiente giusto gioca il ruolo più importante». Suo marito, anche lui avvocato, l’ha sempre sostenuta e questo le ha permesso, ad esempio, di evitare di prendere lunghe pause per la maternità. «Non mi ha mai ostacolata», dice.

«Naturalmente, ciò non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di aiutanti qualificati», aggiunge la Kokott, riferendosi alle babysitter che l’hanno aiutata. E sa benissimo che le donne che non possono permetterselo sono limitate nelle loro carriere. «Devono sussistere le migliori condizioni», afferma. «Ammiro la signora Von der Leyen, che ha sette figli», dice riferendosi a Ursula, Ministro nel gabinetto di Angela Merkel. «Il suo impegno per il diritto all’asilo nido è fondamentale. Deve cambiare l’idea che una mamma debba esserlo a tempo pieno. In Francia nessuno si sogna di dire una cosa del genere. Quello che è importante è che ai bambini sia garantito l’affetto e sia loro data la possibilità di essere autonomi».

La Kokott vede allo stesso modo la crescita della Costituzione europea: «Non ci si deve preoccupare quando non ci accorda subito su qualcosa. Non può sempre accadere tutto velocemente. Si deve pensare in tappe. Dopotutto, la nuova riforma è già in essere». E poi, entro il 2009 tutti gli Stati membri dovranno ratificarla.

C’è qualcosa che vuole consigliare ai giovani per il loro fututo? «Non ci si deve fissare sulle sconfitte, ma ascoltare la propria coscienza, farsi un’idea precisa di come si vuole vivere e chiedersi se, tra vent’anni, si sarà felici con lo stesso lavoro che si fa oggi».