Politica

Josefa Idem: «Io canoista (e mamma) a 42 anni»

Articolo pubblicato il 18 agosto 2008
Articolo pubblicato il 18 agosto 2008
Incontro con la campionessa di origine tedesca che ha appena vinto un argento alle Olimpiadi di Pechino.

Los Angeles, Olimpiadi 1984. La 20enne tedesca Josefa Idem vince la medaglia di bronzo nel kayak di velocità in coppia con Barbara Schuttpelz. Fino a conquistare, nell’agosto 2006, l’argento mondiale in Ungheria. Nel frattempo tanti successi: due nazionali, l’oro olimpico di Sydney 2000, il matrimonio, due figli e l’impegno in politica.

Quegli incontri segreti con gli atleti della Germania Est

Nata a Goch, nell'allora Germania Ovest, Josefa Idem ha conosciuto la canoa a undici anni e mezzo quasi per caso: «Facevano una dimostrazione nella scuola di mia sorella, così ho provato. All’inizio cadevo in acqua in continuazione Stare in equilibrio non era semplice, ma era divertente e ho continuato a provarci».

Le competizioni internazionali arrivano presto e a diciassette anni partecipa ai campionati del mondo. Qui incontra gli atleti della Germania Est. Un faccia a faccia che giudica impressionante ed inquietante. «Ricordo che loro non avevano il permesso di parlare con noi, di salutarci. Come se non esistessimo». Sui giovani dell’Est vigeva un controllo ferreo. «In realtà anche loro avevano voglia di conoscerci», ci dice. «Organizzavano incontri segreti nelle stanze dell’albergo. Con tanto di vedetta pronta a dare l’allarme in caso di controlli. Se venivano scoperti erano fuori gara e banditi dalle competizioni per sempre». Ma la curiosità valeva il rischio. A interessare la Idem erano, in realtà, soprattutto le tecniche di allenamento della Germania dell’Est, tanto da studiarne i trucchi a riunificazione avvenuta. «Al di là della risaputa questione del doping, usavano metodi di allenamento davvero all’avanguardia. La scienza applicata allo sport». Ma si parlava anche di sogni, della possibilità per gli atleti dell’Est di lasciare la Germania comunista. «Un’ipotesi comunque molto difficile. Lasciare la famiglia non era facile. Inoltre c’era l’abitudine di sposarsi molto giovani. E il tempo per dedicarsi a una disciplina sportiva prima di avere nuovi legami era limitato».

«I sensi di colpa quando ripresi gli allenamenti a diciotto giorni dal parto»

Ma presto qualcosa si incrina con la nazionale tedesca. Ai mondiali di Polonia nel 1989 arrivano due bronzi nelle gare individuali, ma Josefa non sente la fiducia del suo team. Intanto si trasferisce in Italia insieme a Guglielmo Guerrini, l'allenatore di pallavolo conosciuto a Praga l’anno precedente e originario di Santerno, il paese in cui vivono oggi vicino a Ravenna. Continuare ad allenarsi in Germania diventa sempre più problematico. Guglielmo non parla il tedesco, i lunghi spostamenti per allenarsi e i rapporti insoddisfacenti con la nazionale tedesca la spingono sempre di più verso l’Italia. Qui trova un ambiente più attento alle sue esigenze, inizia a frequentare il circolo canoistico di Milano e dal 1988 Guerrini diventa il suo allenatore personale. Il cambio di nazionale è ormai dietro l’angolo: «Mi sono stupita quando mi sono vista concedere subito il permesso per gareggiare nelle file dell’Italia», e aggiunge, «solo dopo ho scoperto che due campionesse della Germania Est avevano chiesto e ottenuto di gareggiare per la Germania Ovest». E con una certa soddisfazione fa notare: «In Germania han pensato di liberarsi di un bronzo scomodo e di mettersi in casa due ori, vinti entrambi da Katrin Borchert, l’ex atleta della Germania . Ma già nel mondiale del Novanta io sono arrivata prima per l’Italia mentre la Borchert,terza».

È solo il primo di una serie di successi impressionanti. L’oro a Sydney 2000 è il riconoscimento più prestigioso arricchito da una trentina di medaglie raccolte tra Mondiali, Europei ed Olimpiadi. Risultati ottenuti anche grazie ad allenamenti sempre più sofisticati e personalizzati: «Abbiamo iniziato a fare ricerca, a adeguarci all’età che cambiava. Merito di mio marito».

Sport politik

Ma la novità più importante arriva nel 1995, quando nasce Janek, il suo primo figlio. L’anno prima aveva disputato i mondiali in Messico incinta di dieci settimane riuscendo a ottenere il terzo posto. «Ho avuto tanti sensi di colpa, quando ho ripreso gli allenamenti solo diciotto giorni dopo il parto», ricorda la Idem. Ero molto turbata. Ripensavo a mia madre, che era sempre a casa». Alla fine la campionessa ormai italiana ha seguito la sua strada senza mai rinunciare a suoi figli, Janek e Jonas, il secondogenito, che la seguiranno ovunque durante le gare. «Molti atleti lasciano a casa i loro figli per le grandi competizioni, ma noi volevamo averli vicino».

Nel 2001 arriva anche una proposta insolita per un'atleta. Le propongono di candidarsi per le elezioni comunali di Ravenna, per la coalizione di centrosinistra. «All'inizio volevo essere sicura che non fosse solo un’opera legata alla mia immagine». Alla fine accetta e viene subito eletta. Quindi l’incarico di Assessore allo Sport. «All’inizio del 2006 non sapevo se sarei stata rieletta e mi ero anche presa un periodo di pausa dalle competizioni». Ma l'amore per lo sport vince anche sul suo nuovo impegno politico e torna a concentrarsi sulla canoa. «Ho deciso di riprendere a gareggiare, il lavoro che sapevo fare meglio». Pochi allenamenti ed è di nuovo in forma per la competizione. Arrivano il terzo posto ai campionati europei e l’argento nei Mondiali.

«Quest’anno è stato veramente grandioso per me. Dopo sedici mesi di pausa, due figli e a 42 anni, riuscire ad ottenere questo risultato è stato un grande risultato». Ma la Idem non è ancora sazia. E centra una nuova impresa: la qualificazione per Pechino 2008, la settima Olimpiade.

Questo articolo è stato pubblicato in settembre 2007