Politica

José María Gil-Robles: “Il 15-M un fenomeno passeggero, ma l'Europa ha sete di partecipazione”

Articolo pubblicato il 06 giugno 2011
Articolo pubblicato il 06 giugno 2011
L'ex Presidente del Parlamento Europeo non ha certo bisogno di presentazioni: parlano i 15 anni a Bruxelles da eurodeputato (1989-2004) nelle file del PPE e da presidente dal 1997 al 1999. Lo abbiamo incontrato per parlare della “rivoluzione spagnola”, delle cause della crisi, della politica estera impossibile dell'Ue e di quello che diventerà la nostra Unione.

“Caen piedras” (cadono pietre), dicono a Madrid le rare volte che piove fitto e grandina. Devo attraversare la città da un'estremità all'altra e sono terribilmente in ritardo. Di solito sono quelli che devono essere intervistati a tardare. Non il contrario. Arrivo al domicilio di José María Gil-Robles un'ora in ritardo. Con vergogna e un po' d'ansia suono al citofono e mi apre. Mi aspetta all'uscio di casa e con un sorriso mi stringe la mano ed invita ad entrare. “Tranquilla”, mi dice, “non ho niente da fare stasera. Poi ho immaginato che tardassi con questo diluvio!”.

Il 15-M? Un fenomeno passeggero

La casa non è grande. I mobili sono antichi e libri in varie lingue capeggiano tra gli scaffali della libreria. C'è un'aria di semplice austerità. Inizio a chiedergli che cosa pensi del movimento spagnolo del 15 Maggio (ribattezzato 15M) e del suo contagio in tutta Europa. “È un fenomeno passeggero”, mi risponde, con la calma e la spontaneità che lo caratterizza. “Queste manifestazioni sono affascinanti perché da un lato sono spontanee, ma dall'altra hanno un problema: mancano di concretezza, non hanno una chiara identità”. Mi sorprende. Soprattutto all'inizio, pensavo che questo susseguirsi di manifestazioni, protratte per settimane in tutte le piazze della Spagna e simbolicamente rappresentate dall'acampada della Puerta del Sol nella capitale, fossero il preludio di un movimento europeo e generazionale.

Gil-Robles: “Queste manifestazioni sono affascinanti perché da un lato sono spontanee, ma dall'altra hanno un problema: mancano di concretezza, non hanno una chiara identità”

"Queste assemblee popolari sono una grande innovazione”

“Più che un richiamo all'Unione Europea, mi sembra che sia un campanello d'allarme rivolto all'ordine sociale esistente. Alcune delle proposte che si stanno dibattendo nelle piazze sono simili a quelle del Partito Socialista Europeo, con la differenza che hanno una dimensione nazionale e contraria alla globalizzazione. Allora bisogna considerare due cose: in primo luogo, un malessere diventa produttivo quando si trasforma e dà vita a una soluzione alternativa, perché la novità smette presto di essere novità. Ecco perché i mezzi di comunicazione ne parlano: è stata una novità assoluta, e sicuramente col tempo i governi la prederanno in considerazione, ma solo a patto che le assemblee popolari che si stanno mettendo in marcia funzionino, e apportino alternative credibili. Queste assemblee popolari sono una grande innovazione”, continua Gil-Robles. “In secondo luogo, bisogna considerare che l'Europa è sempre stata conservatrice: la presa della Bastiglia è stata una rivoluzione borghese, ad esempio, e il maggio del '68 ha avuto connotatati utopici”.

Più partecipazione in Europa

In ogni caso, anche questa protesta di massa sta richiamando un problema da sempre presente nelle democrazie occidentali: quello della partecipazione. A livello europeo, si ha la percezione di un certo distacco tra i cittadini e un'Unione burocratizzata e complicata. Il Trattato di Lisbona, però, permette iniziative di leggi popolari da presentare alla Commissione, previa presentazione di 1 milione di firme (equivalente al 0,2% della popolazione dell'UE), distribuite in un numero minimo di paesi e proporzionalmente.

“La vera novità del Trattato è quello che puoi fare tu per l'Europa, ma bisogna avere pazienza".

Gil Robles assicura che ci sono state delle proposte. “La vera novità del Trattato è quello che puoi fare tu per l'Europa, ma bisogna avere pazienza. È in corso un processo di maturazione della coscienza degli europei. L'Unione Europea stessa si trova ancora in una fase adolescenziale, ma diverrà adulta e finirà per essere un’Unione federale. Anche l'Euro è una matricola, ma stiamo lavorando duramente per entrare nell'Unione economica”. L'ex Presidente del Parlamento Europeo ricorda che quando era giovane viveva un’altra crisi economica europea, “che è stata superata con l'unione monetaria. Poi c'è stata la crisi democratica, superata con la revisione dei Trattati e la concessione di maggiori poteri al Parlamento, ora c'è quella dell'euro ma si andrà avanti, perché l'Europa vive nella crisi e così sarà sempre”.

Leader storico del Partito Popolare Europeo, presidente del Parlamento dal 1997 al 1999

"Schengen sarà rivisto in tre punti chiave"

Siamo in una fase di cambiamento. Gil-Robles una avanza pronostici anche sulla politica estera europea che arranca e sulla revisione degli Accordi di Schengen, conseguenze dell'ondata migratoria nelle coste dell'Europa mediterranea per via delle proteste arabe. Schengen sarà rivisto in tre punti chiave: “Rafforzando Frontex (l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, ndr), sospendendo gli accordi in caso di imprevisto, e promuovendo un nuovo patto di buon vicinato. Tuttavia, “non ci sono ancora gli strumenti per realizzare una politica estera comune”.

Secondo Gil-Robles, una politica degna di questo nome dovrebbe prevedere almeno un esercito europeo, ma questo non è una priorità per i paesi membri, e sono ancora forti le resistenze a qualsiasi proposta politica che pretenda una riduzione della sovranità. “Il posto che occupa Catherine Ashton (Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza) è un posto impossibile”, conclude l'ex eurodeputato, “è come tentare di montare su due cavalli contemporaneamente”. Ma il giudizio è positivo: ”Sta facendo un lavoro importante con la messa in moto del Servizio Diplomatico Europeo, e recentemente ha aperto un ufficio di rappresentanza dell'UE a Bengasi: un gesto di grande coraggio e di speranza davanti ai capricci di protagonismo nazionali di alcuni paesi membri”.

Foto: home-page (cc) Mataparda/flickr; #acampadasol (cc) Ratamala/flickr; Gil-Robles (cc)

European Parliament/flickr