Politica

Jérôme Cahuzac, le vite degli altri

Articolo pubblicato il 21 marzo 2013
Articolo pubblicato il 21 marzo 2013
Il ministro del bilancio francese Jérôme Cahuzac ha presentato le dimissioni nella serata di martedì scorso, in seguito alle indagini condotte da un sito d'investigazione. Per la Francia, paese noto come la patria dei Diritti Umani, è quasi una prima volta, ma altrove, in molti stati europei, quando si tratta di corruzione le cose funzionano in modo un po' diverso.

Accidenti, 5 anni! 5 anni di onorata carriera per il sito di giornalismo d'inchiesta francese Mediapart ed ecco che per la prima volta serve la testa di un ministro su un piatto d'argento. Sì, perché diciamolo subito, se Jérôme Cahuzac, ormai ex-ministro del bilancio, si è dimesso martedì 19 marzo, è in gran parte per le inchieste condotte dal sito sull'esistenza di un probabile conto in Svizzera. Conto che Cahuzac avrebbe menzionato in una conversazione telefonica e che costituisce dunque il punto di partenza per un'altra inchiesta, stavolta giuridica, istruita dalla procura di Parigi per evasione fiscale.

"Mediapart non accusa. Mediapart informa".

Le fonti della prova

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Da qualche parte, ma soprattutto in Francia, il fatto che Cahuzac si sia dimesso per le pressioni del governo non smuove molte anime. Ciò che fa parlare è come venga incensato il mondo del giornalismo dopo questa decisione. Di rado era successo che un membro del governo del Paese dei Lumi avesse ceduto a un titolo da prima pagina. Lo sa bene Mediapart, perché durante il caso Bettencourt, ÉricWoerth, il ministro del bilancio dell'epoca, si era tenuto stretto la propria poltrona nonostante le accuse e le informazioni sul suo conto che mostravano quanto fosse implicato in questo scandalo di conflitto d'interessi. Inamovibili, i ministri francesi negano a gran voce, imputando di malafede e reclamando "delle prove" ai giornalisti. Sottolineiamo che Cahuzac reclama  la propria innocenza, esige ancora la testimonianza della sua colpevolezza e si dimette, secondo alcuni, solo nel nome del dovere di integrità.

Il problema della "prova" era già stato sottolineato da Frédéric Bonnaud, direttore della redazione de Les Inrockuptibles nonché contribuente del sito Mediapart, che afferma: "Non sarà mai abbastanza. In Francia è opinione comune che il giornalismo non debba svelare ai cittadini comuni le pratiche delittuose di coloro che li rappresentano e agiscono nel loro nome. Questa è roba da film americani". Avrebbe potuto aggiungere che andrebbe bene anche per le serie tedesche, le sit-com inglesi o gli sceneggiati polacchi.

Un credito, un poker e un eccesso di velocità

Se altrove in Europa i politici sembrano aver avuto lo stesso interesse di quelli francesi in materia di "pratiche delittuose", rari sono quelli che non hanno capitolato davanti ai titoli di giornale. Ricordiamo Christian Wulff l'anno scorso. Il 17 febbraio 2012, l'ex presidente tedesco crolla. Si dimette dopo due mesi di pressioni a seguito di vari affari risalenti all'epoca in cui era ministro-presidente del Land della Bassa Sassonia. Concretamente, colui che resta il più giovane presidente della Repubblica tedesca ha lasciato le sue funzioni per - tenetevi forte - aver approfittato di un credito a tasso preferenziale sull'acquisto della sua residenza principale. Inoltre, è giusto dirlo, anche perché ha cercato di far pressione sul giornale Bild per insabbiare l'affare. Vi rendete conto, lo scostumato? Per non parlare di Peer Steinbrück, candidato alla cancelleria e conosciuto come il più serio avversario di Angela Merkel. Accusato di non essere stato abbastanza trasparente nel settore privato e soprattutto - aprite le orecchie - di non aver divulgato tutti i finanziamenti necessari all'elaborazione del sito della propria campagna, Steinbrück è malvisto dalla maggior parte dei commentatori politici nella corsa alla cancelleria ed è politicamente morto.

Tuttavia, il più vile dei farabutti si troverebbe in Polonia. Miroslaw Drzewiecki, ex ministro dello sport, è stato accusato, nel periodo dell'organizzazione degli Europei del 2012, di traffico d'influenza in un progetto di legge sul gioco d'azzardo. In altre parole, Drzewiecki avrebbe voluto modificare il detto progetto di legge a beneficio dei proprietari di casinò. Uno scenario da romanzo giallo il cui esito finale non poteva che essere la dimissione e la mortificazione.

Chris Huhne è stato appena condannato a 8 mesi di reclusione per - tenetevi forte - eccesso di velocità

Fino a prova contraria, nessun amante dell'alta velocità ha rischiato o fatto la galera. E questo perché i comuni mortali non sono che teppistelli se paragonati al capo di tutti i capi: Chris Huhne. Questo liberal-democratico di 58 anni, ministro dell'energia e del cambiamento climatico del governo Cameron, è stato appena condannato a 8 mesi di reclusione per - allacciate le cinture - eccesso di velocità. Beh, non è del tutto esatto. Nel 2003, Chris aveva chiesto a Vicky Pryce, sua ex-moglie, di prendere i punti di penalità al suo posto perché era stato colto in flagrante mentre superava i 50km/h. Conclusione: intralcio al corso della giustizia.

In ogni caso, in questi "scandali" non si è dovuto aspettare molto perché intervenisse la giustizia o perché i principali interessati si prendessero le proprie responsabilità. La questione è sapere cosa si rischia in Francia quando si resta invischiati nel conflitto d'interessi, nelle retro-commissioni o nell'appropriazione indebita di fondi pubblici. Comunque non l'umiliazione. Jérôme Cahuzac ha pagato il proprio errore, ma si è dimesso "per dovere". E tutto il mondo applaude.

Foto: copertina © Adrien Le Coarer; testo: Mediapart © screenshot dal sito, Steinbrück (cc) vorderstrasse/flickr