Politica

Jeremy Rifkin: «Il capitalismo ha i giorni contati»

Articolo pubblicato il 30 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 30 ottobre 2014

Da più di tre decenni difende un modello economico capace di trasformere il mondo.  Attraverso le nueve tecnologie, le TIC, le energie rinnovabili ed il consumo collaborativo, Jeremy Rifkin (1943, Denver, Colorado), consulente di Angela Merkel, Barack Obama e José Luis Rodríguez Zapatero, sostiene che il cambiamento è già in corso, anche se molti non se ne rendono conto.

Cafébabel: Nel suo ultimo libro parla dell’eclissi del capitalismo. Non è il primo ad augurarne la fine. Cosa succederà?

Jeremy Rifkin: Stiamo assistendo alla comparsa di un nuovo sistema economico che sostituisce il precedente: l’economia collaborativa. Nel 2050, in appena 35 anni, il capitalismo continuerà ad esistere ma non nella forma che conosciamo, sarà completamente trasformato. Il capitalismo, così come oggi è concepito, scomparirà. Lo si vede già in settori e industrie di prim’ordine. Nel 2050, in soli 35 anni, avremo una nuova economia, ibrida e collaborativa. Non sparirà, ma il capitalismo, così come lo conosciamo, ha i giorni contati, sarà totalmente diverso. Il cambiamento è già in atto, anche se in molti non riescono a vederlo.

Cafébabel: Il suo nuovo libro, in cui sviluppa questa teoria, si intitola La società a costo marginale zero (Mondadori, 2014). In cosa consiste il costo marginale zero?

Jeremy Rifkin: Il costo marginale zero è il costo per produrre un’unità aggiuntiva di un bene o un sevizio  una volta pagati i costi fissi. Questa nuova economia arriva insieme alle giovani generazioni. Ha avuto inizio con Napster, poi con YouTube e Wikipedia ed è ormai presente in tutti i settori, compreso quello energetico e dei media. Le nuove generazioni lo hanno capito. Grazie ad internet, l’internet delle cose, disponiamo della tecnologia per democratizzare tutti i processi industriali, con stampanti 3D e attraverso le energie rinnovabili, adattandoci così al XXI secolo.

Cafébabel: Molti paesi europei non scommettono veramente sulle energie rinnovabili. Nel caso concreto della Spagna, ciò su cui si sta concentrando il governo di Mariano Rajoy è la promozione della ricerca di combustibili fossili, con politiche totalmente opposte alle rinnovabili e all’autoproduzione di energia in casa.

Jeremy Rifkin: Sì, conosco il problema personalmente. Sono stato consigliere del governo di José Luis Rodríguez Zapatero durante le sue due legislature. Ciò che sta succedendo è molto triste, con il cambio di governo si è invertito il processo e siamo tornati al modello del secolo scorso. Vogliono austerità e controllo del deficit? Mi sembra perfetto, però non si può retrocedere verso modelli obsoleti. Le nuove generazioni lo hanno capito e sono loro che ci devono condurre verso la nuova era economica. La cosa vale anche per altri paesi del Vecchio Continente.

Cafébabel: Lei sostiene che questa economia verde, sostenibile, collaborativa sia la chiave per creare nuovi posti di lavoro.

Jeremy Rifkin: Il punto è che c’è un problema enorme con la disoccupazione. Ma, a lungo termine, da qui alle prossime due generazioni, una grande quantità di persone lavorerà per il cambio del modello, per questa trasformazione. Il lavoro è lì, è nella riabilitazione degli edifici, nell'architettura sostenibile, nelle energie rinnovabili e nella tecnologia. Qual è il piano b del governo per creare posti di lavoro? Il modello caduco del secolo scorso, basato sulle energie contaminanti e la costruzione? La Spagna ha bisogno di una trasformazione, se la Germania lo sta facendo, perché non la Spagna?

Cafébabel: Non credo che la lobby delle aziende energetiche o di quelle petrolifere condivida le sue teorie…

Jeremy Rifkin: Mi lasci dire una cosa: in Germania, le 4 principali aziende energetiche hanno i giorni contati. Perché la gente ha capito che, attraverso le energie rinnovabili ed associandosi in cooperative, è possibile generare e condividere l’energia, diminuendone i costi. Sono ottimista, lo vedremo nel prossimo futuro, ho grandi speranze.

Cafébabel: Ogni paese europeo adotta una politica diversa in fatto di energia nucleare. Cosa pensa di questa fonte energetica?

Jeremy Rifkin: L’energia nucleare appartiene al XX secolo, è antiquata, non tornerà in auge, è superata, cara. In Francia, un paese eminentemente nucleare, il 40% dell’acqua si spreca nel raffreddamento delle centrali atomiche. Ciò vuol dire che non è possibile disporre di tale risorsa idrica per altri usi. L’energia nucleare è il passato.

Cafébabel: Cosa dice alla gente che non crede al cambiamento climatico?

Jeremy Rifkin: Non capisco come possa esserci gente che non crede al cambiamento climatico.  L’impatto è evidente, come lo dimostrano i cambiamenti dei cicli dell’acqua nella Terra. La gente lo deve capire. Ogni anno ci sono sempre più nevicate colossali, piogge torrenziali, terribili siccità, uragani di tipologia 4 e 5, con conseguenze drammatiche. Questo è cambiamento climatico. Se non prendiamo subito dei provvedimenti, rischiamo l’estinzione in massa, nel corso di questo stesso secolo, di molte forme di vita presenti sul pianeta. Quindi dico: aiutiamo i nostri figli, le future generazioni. Dobbiamo svegliarci, è un momento decisivo per il genere umano.

Cafébabel: Non solo il governo o le imprese, anche la società ha bisogno di cambiare mentalità, non crede? Quando dici in giro che condividi l’auto, la casa, ti sposti in bici, coltivi il tuo orto, ti associ per risparmaire e altre cose di questo tipo, la gente, come minimo, ti considera un hippy. Tutto ciò non è ancora ben visto.

Jermy Rifkin: [Ride]. È una questione di cambio di mentalità e questo avviene con le nuove generazioni. I giovani già non credono alla proprietà privata come lo si faceva una volta, rientra nella loro cultura condividere l’auto, la bici, la casa, il wi-fi, l’energia elettrica, il cibo. Essere unico proprietario è noioso, condividere è più divertente. Ogni persona deve essere un piccolo imprenditore e, attraverso il costo marginale zero offertoci da internet, dalle nuove tecnologie e delle energie pulite, è possibile ottimizzare le risorse del pianeta, rispettando l’ambiente. È la Terza rivoluzione industriale. Dobbiamo potenziare il talento, la creatività e le nuove generazioni, che lo hanno gà capito, porteranno avanti questo processo.

Cafébabel: Il costo marginale zero possiede questa componente di sviluppo, nel rispetto dell’ambiente, perché ecologico.

Jeremy Rifkin: Il costo marginale zero è il modo per avviarci verso una società ecologica, perché significa efficienza, significa ridurre al minimo il consumo delle risorse che ci offre il pianeta:  se tutto ciò che produciamo lo condividiamo una e una volta ancora - i nostri veicoli, le nostre case, i nostri vestiti, le nostre cose - questo comporterà un consumo minimo delle risorse e un altrettanto minimo impatto della nostra impronta sulla Terra. Grazie ad internet delle cose ed ai progressi tecnologici nelle comunicazioni, tutta la nostra energia potrà essere pulita e rinnovabile e ciò vorrà dire la fine delle emissioni CO2, frenando così il cambiamento climatico. Si deve incentivare la creatività, il talento, l’impegno delle nuove generazioni, per introdurre definitivamente questa nuova economia nel pianeta. E, attraverso questo processo, creeremo un’economia più giusta e democratica. C’è in gioco la nostra sopravvivenza.