Politica

Jasmina Prpić, avvocata senza frontiere

Articolo pubblicato il 19 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 19 ottobre 2012
Serena, nonostante i non pochi momenti difficili vissuti in qualità di giudice, avvocato e donna. Come ricompensa al suo coraggio, a fine settembre, il Movimento Europeo Germania ha eletto Jasmina Prpić "Donna d'Europa 2012". La storia di una donna nata due volte, grazie alla giustizia.

Jasmina Prpić nasce a Banja Luka (Bosnia Erzegovina). All'epoca, la Bosnia era ancora uno stato situato nel cuore della Jugoslavia, come parte della Repubblica Socialista Federale. I giuristi, in un regime del genere, avevano poche opportunità di pronunciarsi in materia di politica. Ma Jasmina non ci pensa due volte e sceglie la carriera di avvocata: "quello bosniaco era un sistema comunista, nelle mani di un solo partito accentratore. Io volevo qualcosa di nuovo". Conclusi gli studi, si scontra con le conseguenze difficili della sua scelta. La domanda di iscrizione alla Scuola Superiore della Magistratura viene respinta. La ragione: Jasmina non ha in tasca la tessera del partito comunista.

Questi ricordi non sembrano turbarla. Si dimostra serena, ma anche solida e tenace. Quando scoppia la guerra nei Balcani, una giovane Jasmina lascia la sua terra e fugge insieme alla sua famiglia in Germania. Ricominciare da zero in terra straniera non è stato semplice. La sua laurea in Giurisprudenza non era stata riconosciuta. Serve ai tavoli dei bar di Friburgo per anni e intanto, nel tempo libero, inizia a studiare il tedesco. Deve aspettare vent'anni prima di poter ricominciare a studiare, seguendo un corso di studi post-laurea presso la Facoltà di Giurisprudenza di Friburgo.

Avvocate senza frontiere

Il nome di Jasmina e la sua storia arrivano alle orecchie di Monika Hauser, "Donna d'Europa 1995". Con il sostegno della sua organizzazione medica mondiale e.V., Monika si dedicava alle donne e alle giovani donne traumatizzate e in difficoltà nelle zone di guerra. Per conto della sua organizzazione, Jasmina trascorre tre anni in Kosovo per assistere le ragazze e le donne vittime di abusi sessuali durante i processi e aiutarle a incriminare i responsabili davanti al Tribunale dell'Aia. Seduta accanto alle donne private della propria dignità, di fronte a situazioni terribili, si rende conto di come il rispetto dei diritti umani dipenda dall'applicazione delle leggi. "La presenza della legge è molto importante, soprattutto in tempi di guerra, quando le potenze si sentono legittimate a fare ciò che vogliono".

La pellicola racconta gli abusi sulle donne durante le guerre in Bosnia.

Le disparità tra uomini e donne, dal punto di vista giuridico ma soprattutto pratico, convincono Prpić a diffondere i principi della Convenzione sull'Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne (CEDAW), documento delle Nazioni Unite, già vecchio di trent'anni, sebbene rispettato e applicato solo in minima parte, volto a promuovere la parità tra i sessi.

Ecco perché, nel 2007, con 11 colleghe provenienti da paesi diversi, Jasmina fonda a Friburgo l'associazione di volontariato Avvocate senza Frontiere, al fine di battersi per l'eliminazione della discriminazione, in Germania e all'estero. La loro arma segreta? La legge, semplicemente. "Sono convinta che solo la giustizia possa aiutarci a riuscire in una simile impresa". E Jasmina Prpić è una che sa il fatto suo.

La giustizia sfida la morte

"Ho vinto il processo e sono tornata nel mondo dei vivi"

Dopo la guerra, Jasmina scopre, per puro caso, di essere stata espulsa Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bosnia. Nelle stanze dei bottoni della legalità, si pensava fosse deceduta durante la guerra. L'avvocata non tarda a farsi sentire: "Ebbene no, sono ancora viva". Il Consiglio tarda a rettificare. Non a caso, forse, visto che la domanda di Jasmina viene respinta a causa dei termini di prescrizione. Prpić controbatte e avvia un processo: "con la giustizia, si ottiene tutto. Ho vinto il processo e sono tornata nel mondo dei vivi. Cinque anni di lotta e, alla fine, la Corte di Giustizia di Bosnia acconsente: Jasmina è viva e, come tale, reintegrata nel Consiglio.

Quando racconta del suo lavoro, Jasmina è chiara: i suoi nemici non sono i singoli responsabili delle violenze ma lo status quo che consente e soffoca nel silenzio tali abusi."Questa è la cosa più triste", afferma Jasmina, 58 anni, "i veri colpevoli non sono i criminali, ma l'abitudine al silenzio, l'ordinarietà che ha intrappolato questi reati. Un nemico troppo grande e difficile da arrestare. Chi ha eletto Milošević ? Non è stata solo una manciata di nazionalisti. Il popolo ha trasformato in 'capri espiatori' queste 'pecore nere'. Ma chi li ha eletti? E perché?". Solo il futuro conosce la risposta. Prpić si preoccupa del passato, ma volge soprattutto lo sguardo in avanti. Intende dare vita e un meticoloso lavoro di informazione perché si possa imparare dalla storia, altrimenti, ci saranno sempre nuove guerre. La mentalità di ognuno di noi deve cambiare.

Il lavoro di squadra è stato fondamentale per Jasmina. Il premio "Donna d'Europa" le permetterà di sedere accanto ad altre donne impegnate sul fronte dei diritti umani che, dal 1991, lavorano insieme all'interno del Movimento Europeo Germania. Il premio è, infatti, un riconoscimento simbolico per chi si è adoperato in maniera coraggiosa e volontaria a favore dell'Europa. Prpić è felice di questa cooperazione. Infatti, anche se le donne sono impegnate su fronti differenti, condividono la stessa speranza in una pacifica convivenza in Europa.Jasmina si congeda con il suo messaggio ai giovani: "Lasciatevi coinvolgere dalla politica! Siate attivi! Perché la guerra non torni più".

Foto: (cc) Netzwerk Europäische Bewegung Deutschland/Facebook; testo: ©Avvocate senza frontiere