Politica

In Turchia l'Islam è modernità

Articolo pubblicato il 30 luglio 2007
Articolo pubblicato il 30 luglio 2007
Durão Barroso crede che la Turchia non sia pronta all'ingresso nell'Ue. Ma l'Islam moderato potrebbe favorire la costruzione europea.

Con quasi il 47% dei voti l'Akp – il partito islamico moderato guidato dal premier turco Erdogan – il 23 luglio ha vinto per la seconda volta le elezioni legislative in Turchia, riscuotendo un grandissimo successo. Nel frattempo l'Unione Europea continua a non dare segnali chiari: vuole o non vuole la Turchia all'interno dei suoi confini? Lo scorso 27 luglio il segretario di Stato francese agli Affari Esteri Jean Pierre Jouyet continuava infatti ad appoggiare l'ipotesi di una partnership privilegiata con la Turchia al posto di un allargamento vero e proprio.

Diverse sono i motivi della vittoria consecutiva, con maggioranza assoluta, dell'Akp. Motivi che potrebbero essere usati dall'Unione per stimolare un cambio di mentalità negli stati musulmani più vicini e tra gli islamofobi europei.

Vittoria dallo stile europeo

L'Akp, per prima cosa, in Turchia è l'unico partito a rappresentare l'opposizione organizzata di una società civile contro l'ingerenza politica dell'esercito. Per due mesi i cittadini hanno manifestato contro il partito perché non volevano che un suo esponente venisse nominato Presidente della Repubblica. Ma nonostante questo i partiti laici turchi non hanno saputo presentarsi come i migliori garanti del potere civile rispetto a quello militare quando quest'ultimo minacciò di intervenire se si fosse nominato un presidente islamico. Questa identificazione degli islamici - in questo caso moderati - con la società civile forse non è un'eccezione e può spiegare il successo dell'Islam (moderato o no) in Paesi quali Egitto, Marocco, Algeria o anche in territori come Gaza e Cisgiordania, dove l'europeo Blair si è proposto di esercitare le sue doti diplomatiche per raggiungere una pace definitiva tra arabi e israeliani.

Il partito islamico di Erdogan, poi, ha vinto per essersi dimostrato il garante della stabilità economica del Paese. Non soltanto perché ha fatto uscire la Turchia dalla crisi in cui era caduta nel 2001 per colpa di alcuni forti terremoti, ma anche perché ha cercato di riallineare l'economia ai criteri suggeriti dall'Unione Europea. Criteri che riguardano diversi aspetti, dalla libera circolazione dei capitali, delle merci e delle persone, fino alla proprietà intellettuale, alle imposte o ai servizi finanziari. Per il 2007 in Turchia si prevede una crescita del Pil del 4,3% e un'inflazione del 7,7%: cifre lontane dal 66% della fine degli anni Novanta.

L'Akp, inoltre, è l'unico grande partito non nazionalista del Paese. E questo non stupisce: l'Islam tende a creare legami internazionali all'interno del mondo musulmano. Così è logico supporre che questa caratteristica permette al partito di Erdogan di ottenere il voto dei turchi che si identificano con una visione non nazionalista della politica. Un superamento del nazionalismo che va di pari passo con la costruzione europea.

Per questi tre motivi, quindi, sarebbe interessante far sapere agli europei islamofobi e contrari all'ingresso della Turchia nell'Ue che nel Paese sono proprio gli islamici moderati a rappresentare meglio i valori comunitari. Se Francia, Germania e Austria non fossero così reticenti all'ingresso della Turchia nell'Unione, questa lancerebbe un messaggio chiaro: quello di essere un Paese che crede nella compatibilità dell'Islam con la democrazia e pronto a svilupparla nel mondo musulmano.