Politica

In rivolta contro la neoliberalizzazione dell’università

Articolo pubblicato il 23 aprile 2015
Articolo pubblicato il 23 aprile 2015

L'istruzione superiore in Europa sta diventando sempre più una questione di marketing e le università, da centri del sapere, si stanno trasfor-mando in strumenti per produrre profitto. Tuttavia, i recenti avvenimenti in Inghilterra e nei Paesi Bassi mostrano studenti che lottano per bloccare questa tendenza e l’irresponsabilità dilagante che ne scaturisce.

Ricordiamo due esempi di attivismo studentesco nel Regno Unito. Nel 2012, durante il movimento di contestazione pacifica Occupy Wall Street, un gruppo di studenti dell’Università di Warwick organizzò la propria manifestazione di protesta davanti alla sede amministrativa dell’Università. Montarono una tenda e diversi professori si mostrarono disponibili al dialogo, affrontando tematiche che andavano dal marxismo alla poesia. La reazione da parte del personale di sicurezza fu una mix di curioso paternalismo e stupore. Stretti nelle loro uniformi di poliestere, quegli uomini sorseggiavano del tè, incerti sul da farsi. 

Veloce salto temporale: due anni dopo, un altro gruppo di studenti dà vita a un sit-in nella stessa sede amministrativa, discutendo tranquillamente di una manifestazione nazionale tenutasi poco prima. Quello stesso personale di sicurezza irrompe, questa volta, su veicoli appositamente adibiti per l’occasione, a sirene spiegate, dicendo che è stata chiamata la polizia ma per occuparsi di un'altra questione. Nessuno sembra quindi allarmarsi. Eppure, qualche minuto dopo, dei poliziotti giungono proprio sul posto della manifestazione e, non si capisce bene il perché, iniziano a strattonare gli studenti, a spruzzare gas lacrimogeni sui loro volti e a minacciarli puntando dei taser sopra le loro teste. 

A video of the incident between protestors and the police (YouTube)

Questi sono solo due degli avvenimenti che hanno interessato l'università  a partire dal 2010, momento in cui il governo di coalizione decise di triplicare le tasse universitarie, ma sono sintomatici delle conseguenze di una tale politica e di una sempre maggiore mercificazione dell’educazione superiore in Europa. 

Nonostante la promessa di mantenere gli “studenti al centro del sistema” (PDF) delle università inglesi, questo stesso sistema non fa altro che renderli dei sonnambuli consumatori di una formazione orientata al business e, allo stesso tempo, li converte in scintillanti prodotti di una catena di montaggio, stagisti in serie destinati a imprese senza soldi. 

Istruzione nella logica del profitto?

Ironia della sorte, nel tentativo di far diventare le università sempre più simili a delle multinazionali, il governo britannico ha raggiunto un’indiscutibile successo politico. Le università inglesi funzionano esattamente come delle aziende. E così, per chi si trova ai piani alti, lo stipendio aumenta di anno in anno. Al contrario, ai piani bassi, gli insegnanti vivono sempre più in una situazione di precarietà.

Come spiega brillantemente la scrittrice Marina Warner, sta emergendo una nuova nomenclatura di dirigenti e funzionari amministrativi legata al taglio dei costi. Ottenere invece un posto a tempo indeterminato come ricercatore post-doc è diventata una missione quasi impossibile. La nascita di queste nuove figure dirigenziali non deve essere però interpretata come un fallimento della mercificazione dell’educazione. Al contrario, ne rappresenta l’apice.

Inoltre, il culto della competizione alimentato attraverso discipline totalmente diverse, provando a trarre profitto anche dai progetti di ricerca più assurdi o inutili (“Cosa possono imparare gli imprenditori di oggi dalla teoria romantica dell'arte?”), non può che generare una sempre più costosa e autoritaria visione del futuro.

C’è un nome per questo genere di cose e l’antropologo radicale della London School of Economics (LSE) David Graeber colpisce nel segno quando afferma che gli incubi burocratici del neoliberalismo sono più in linea con lo stalinismo che con un qualsiasi altro capitalismo idealizzato. Del resto, come si è potuto costatare in queste settimane, l’Università di Warwick dispone addirittura di una sua polizia segreta.

Come reagiscono gli studenti che non vogliono passare la propria vita nell’inferno degli stage non retribuiti? C’è da dire che il fallimento, nel 2010, del movimento studentesco nel Regno Unito, guidato da quello che è ormai un surrogato del National Union of Students (NUS) è stato motivo di autocritica e ha portato alla volontà di guardare al di là delle tattiche ereditate da un NUS politicamente compromesso, con i suoi discorsi su discorsi.

Ispirandosi alle vittorie degli studenti del Québec, nuovi movimenti come quelli dell’Università di Warwick, del Sussex, della London School of Economics o dell’Università di Amsterdam hanno adattato le loro strategie a un sistema accademico neoliberale la cui amministrazione è visibilmente impermeabile a qualsiasi critica e soprattutto noncurante delle proprie responsabilità. 

Ciò non vuol dire che il confronto e il dialogo non siano importanti, lo sono senza alcun dubbio. Lo spirito di quei valori, però, può essere corroso a poco a poco da un sistema del genere, in grado di trasformare gli studenti in consumatori non pensanti.

Una nuova strategia contro la mercifcazione dell’educazione superiore

Per le manifestazioni che continuano a diffondersi in tutt’Europa si è deciso allora di ridurre l’ampio raggio d’azione di movimenti come Occupy Wall Street e si è preferito agire come se già esistessero le premesse per la creazione di un’università basata sullo scambio di idee

Ecco spiegato, quindi, come alcuni gruppi studenteschi - il Warwick for Free Education o quello dell’Università di Amsterdam - definiscano i luoghi delle proteste. Sono posti che vengono scelti non solo per il loro valore simbolico ma perchè sono direttamente coinvolti nel funzionamento delle stesse università. La sede delle facoltà umanistiche occupata dagli studenti di Amsterdam, per esempio, era destinata a essere trasformata in un lussuoso hotel prima di essere rivendicata in nome della realizzazione di una “nuova università”.

Allo stesso modo, il Senate House di Warwick è stato scelto perché è il luogo in cui si riuniscono i dirigenti dell’università. Così facendo, gli studenti non si limitano a dire ciò che vogliono o meno, lo mostrano direttamente. E quegli spazi non sono solo simbolici, quegli spazi generano. Cosa? Nuove esperienze di insegnamento e di apprendimento: lì si vivono momenti di solidarietà e di supporto tra studenti, docenti e personale a contratto “zero ore”, persone senza le quali l’università non potrebbe semplicemente esistere. 

Forse per il  vice-cancelliere dell’Università di Warwick questi ragazzi non sono altro che dei fannulloni ma per molti altri sono dei veri eroi.