Politica

Il Paese satellite

Articolo pubblicato il 01 agosto 2007
Articolo pubblicato il 01 agosto 2007
La Svizzera è da sempre considerata un piccolo paradiso per via della sua storica neutralità che la protegge dai tormenti del mondo.

Da dove viene, allora, il rifiuto ostinato degli svizzeri di unirsi all’Unione Europea? Loro danno differenti spiegazioni logiche: l’ipotetica incompatibilità del sistema comunitario con la democrazia diretta, il divario dei tassi d’interesse dell’Iva, il culto del franco svizzero e l’attaccamento alla sovranità nazionale. Ma la loro titubanza ha profonde radici emotive.

Risparmiata dalle guerre del 20° secolo, la Svizzera è convinta di dover mantenere una certa distanza dai suoi vicini. Non ha conosciuto le difficoltà affrontate nel dopoguerra dagli stati devastati dal conflitto, né le conseguenze della caduta del comunismo nei paesi dell'Est.

Uno stato euro-compatibile

Ma questo non le impedisce di avere i piedi per terra. L’economia elvetica è strettamente legata a quella europea perché la Confederazione ha concluso numerosi accordi bilaterali con l’Unione. Il Paese cerca di allineare la sua legislazione a quella del suo vicinato: in tutti i suoi ministeri alcuni funzionari controllano che le decisioni siano euro-compatibili. Questo sistema, gestito da abili negoziatori, ha permesso alla Svizzera di essere un membro di fatto del club europeo là dove lo desidera e di mantenersi a distanza dalle materie a lei meno congeniali, come la politica agricola comune. Una strategia sostenuta dalla maggioranza della popolazione e costantemente lodata dal Governo.

Una sovranità nazionale illusoria

Eppure i dirigenti politici ed economici più lungimiranti riconoscono oggi, a bassa voce, che questa strada è senza via d’uscita. Le trattative con l’Unione allargata sono più difficili di un tempo. Gli Stati membri considerano, infatti, la Svizzera un partner scomodo che vuole un’Europa su misura e non si associa al disegno politico dell’Unione.

È sempre più evidente che la sua posizione è quella di un paese satellite: segue la scia del treno europeo senza mai partecipare alle decisioni. Per esempio in Svizzera è prevista la libera circolazione delle persone, nonostante il Paese non si sia pronunciato sui tempi e le modalità dell’allargamento dell’Unione. Quest’ultima ha invitato lo stato elvetico a sostenere economicamente i nuovi membri: questo è stato fatto e anche approvato con un referendum. Sarà ripetuto per la Bulgaria e la Romania.

La piena sovranità nazionale è un’illusione. Per la Svizzera, ma anche per i membri dell’Unione. Con la differenza che quest'ultimi possono influenzare il futuro della comunità.

Non c’è bisogno di essere giovani per cambiare

L’opinione pubblica, tuttavia, è molto sensibile ai discorsi provenienti dagli ambienti finanziari – banche in testa – e della destra populista, secondo cui la Svizzera ha tutto da guadagnare a mantenersi distante dall'Unione. Le cose cambieranno? Per molto tempo si è creduto che la nuova generazione stesse voltando pagina. Ma oggi constatiamo che l’età dei cittadini non è determinante. Servirà altro per far pendere la Svizzera verso l’Unione: seri intoppi nella struttura bilaterale e l’indebolimento – già in corso – del franco sull’euro. Ma anche la presa di coscienza che solamente l’Unione potrà assicurarle pace e prosperità. Non è nei momenti tranquilli che si presta maggior attenzione a ciò che ci circonda. Ma c’è da scommettere che i sussulti della storia finiranno per scuotere la mitologia elvetica.