Politica

Il «no» irlandese e l’allargamento

Articolo pubblicato il 22 luglio 2008
Articolo pubblicato il 22 luglio 2008
Il voto irlandese contro il Trattato di Lisbona cambia i programmi sugli ulteriori allargamenti dell’Unione Europea: «Senza il Trattato, nessun allargamento», dicono Merkel e Sarkozy. Il caso della Croazia.

Le reazioni in Europa al «no» irlandese al Trattato di Lisbona sono state drammatiche. «Senza il Trattato, nessun allargamento», hanno annunciato il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente francese Nicolas Sarkozy all’apertura del summit di Bruxelles del 17 giugno. «Il trattato è morto», ha minacciato il Presidente polacco Lech Kaczyński al quotidiano Dziennik il 1 luglio. In accordo con le sue dichiarazioni anche il Presidente ceco Vaclav Klaus.

«Tutti vogliono far parte dell’Ue: è la più grande calamita del mondo», spiega Diego Lopez Garrido, Ministro spagnolo per le Politiche comunitarie. «Ma se il Trattato di Lisbona non verrà ratificato, l’allargamento sarà seriamente compromesso». E allora qualcuno si chiede perché l’Ue propone trattati quando i suoi cittadini non li approvano. È forse un modo di creare pressioni al fine di rendere Paesi come Irlanda e Repubblica Ceca “responsabili” della frustrazione di candidati quali la Turchia o la Croazia, che dal 2005 stanno negoziando l’accesso all’Unione Europea?

La necessità di una doppia corsia nell’Ue

Il percorso verso l’inclusione della Croazia si è notevolmente “accelerato” nel 2008. Due nuovi “capitoli” verranno aperti durante i sei mesi della Presidenza francese all’Ue nella seconda metà del 2008. Economicamente, la Croazia è in una fase di sofferenza: i prezzi degli alimentari sono aumentati del 7,5% nel 2008. A questo si aggiunge il già esistente pessimismo nei confronti della disoccupazione: il livello occupazionale è del 30% più basso rispetto alla media europea. Un articolo pubblicato l’11 luglio sul maggiore quotidiano croato, Večernji List, dice che l’82% dei cittadini sente di essere stato forzato a determinate scelte in materia di politica europea. Il 57% ritiene che la voce dei cittadini croati non venga sufficientemente ascoltata. C’è una certa preoccupazione per il futuro dell’industria della pesca, e dei settori agricolo e navale, tematiche verso le quali l’Ue dovrebbe mostrare maggiore sensibilità.

Vari interventi sono stati messi in atto al fine di conformare il Paese agli standard Ue. Riforme per sanare il sistema giuridico corrotto, un miglioramento nelle relazioni diplomatiche con la Serbia e l’adozione del processo di Bologna nel 2005. Tuttavia, la Chiesa è sempre più critica nei confronti del governo cristiano democratico. «Alcuni gruppi forzano la società croata al cambiamento con il pretesto che è ciò che l’Ue si aspetta da noi», afferma l’arcivescovo Josip Bozanić, a capo della Chiesa romano cattolica di Zagabria, in seguito all’adozione, il 9 luglio scorso, di una legge contro la discriminazione.

Il 71% dei croati a favore dell’Ue

«Lo scetticismo nei confronti dell’entrata della Croazia è crescente», riportava il 27 giugno la versione inglese online del settimanale croato Nacional Neovisni, «anche se le autorità e i diplomatici croati continuano a pensarla diversamente». Alcune ricerche condotte dall’agenzia Večernji List and Puls hanno rilevato che il 71% dei croati è a favore dell’ingresso nell’Ue, mentre il 52% dei cittadini dell’Ue è a favore della Croazia, dopo la Norvegia, l’Islanda e la Svizzera.

Nel frattempo l’opinione pubblica croata non è diventata anti-irlandese: entrambi i Paesi sono cattolici, entrambi condividono vicende nazionali simili. I croati vedono il voto irlandese come il diritto democratico di esprimersi, sebbene possa avere ripercussioni sulla loro entrata nell’Ue. Il Presidente croato Stjepan Mesic ha puntualizzato: «Ora che l’Irlanda ha utilizzato i fondi strutturali, e che ha avuto uno sviluppo enorme, mi sorprende che la solidarietà sia finita». È assodato che il voto irlandese è dovuto a cattiva informazione: non biasimate i cittadini, ma i politici.

Diciotto mesi per gli irlandesi, nel 2012 i croati?

E ora? Il summit del Consiglio Europeo nell’ottobre del 2008 avrà bisogno dell’unanimità dei 27 stati membri. La ratifica del Trattato di Lisbona continuerà il suo percorso, la cui conclusione è prevista per il gennaio del 2009. Le elezioni europee del 2009 si terranno con le attuali norme di Nizza o le nuove di Lisbona? «Non è compito nostro dire agli irlandesi cosa devono fare, ma loro dire devono dirci cosa vogliono», sostiene Chantal de Bourmont, ambasciatore francese, rivolgendosi alla Slovenia, Presidente uscente dell’Ue. Nel corso di un dibattito, le autorità irlandesi hanno suggerito la necessità di attendere diciotto mesi prima che l’Irlanda possa nuovamente esprimersi.

In Croazia, la sfera politica è ovviamente molto irritata dopo il «no» dell’Irlanda. Il Primo Ministro Ivo Sanader e il Presidente Stjepan Mesic fanno eco alle dichiarazioni di politici stranieri come l’austriaco Hannes Swoboda, relatore del parlamento europeo in Croazia («Il 2012 è una probabile data di ammissione all’Ue»), o Sarkozy («Dobbiamo continuare i negoziati»).

L’attuale ‘blocco’ potrebbe rafforzare in Croazia l’ala più pessimista (per lo più di destra) e danneggiare politicamente i partiti politici favorevoli all’Ue.