Politica

Il MENL: l'Europa che non ama l'Europa

Articolo pubblicato il 16 giugno 2015
Articolo pubblicato il 16 giugno 2015

Come se l'Europa della libertà e della democrazia diretta non fosse abbastanza, adesso tocca a Marine Le Pen e Matteo Salvini creare il loro partito europeo. Euroscettico, contro la moneta unica, contro l'immigrazione: un gruppo parlamentare contro l'Europa. Ecco il MENL, il Movimento per l'Europa delle Nazioni e delle Libertà. Paradossale? Forse è un bene.

Lo sognavano e l’hanno fatto. Raggiunti da europarlamentari di altri due Stati, sono arrivati alla quota minima delle nazionalità obbligatorie (sette) per fondare un gruppo presente al Parlamento di Bruxelles. È nata l’Europa delle Nazioni e delle Libertà capeggiata da Marine Le Pen – con il sostegno di Matteo Salvini della Lega Nord – che lo scorso 16 giugno dichiarava: «Con noi oggi finisce l'inciucio socialista e democristiano al Parlamento europeo: finalmente a Bruxelles nasce un’opposizione sana, forte, coraggiosa contro la moneta unica e contro il pensiero unico».

Il neonato gruppo assembla rappresentanti della destra populista ed euroscettica d’Europa: l’olandese Geert Wilders del Partito per la Libertà, quello che dichiarava che il Corano era un «Mein kampf islamico» e militava per la proibizione dell’immigrazione islamica nei Paesi Bassi. Poi abbiamo Janice Atkinson, che chiamò una donna thailandese «ting tong» mettendo in imbarazzo il leader Nigel Farage, che l’ha poi espulsa dall’UKIP per malversazioni finanziarie. E ancora un deputato del Vlaams Belang, partito nazionalista fiammingo, e i membri del partito polacco Congresso della Nuova Destra (che si batte per l’abolizione della tassa sul reddito, per il ripristino della pena di morte, contro il matrimonio gay e contro l’interruzione volontaria di gravidanza… tanto per citarne alcune). Infine, l’austriaco FPÖ, con ben quattro europarlamentari (occorre ricordare che il FPÖ era il partito di Jorg Haider, distintosi per antisemitismo e per aver accolto, al momento della fondazione, alcuni vecchi nazisti).

Quanto a Salvini, non lo presentiamo nemmeno più. Puro prodotto della Lega, ha appoggiato i governi delle Regioni italiane che hanno rifiutato i migranti e, all'interno del gruppo MENL, è spalleggiato dal leghista Gianluca Buonanno, sindaco di Borgosesia (Vercelli), noto per aver imposto alle coppie omosessuali il divieto di baciarsi in pubblico, pena la multa. Nel suo ufficio esibisce una fotografia di Putin.

Insomma, la crème de la crème.

Dura lex sed lex

Il gruppo parlamentare siederà nel cuore del Parlamento Europeo. Potrà presentare i propri emendamenti, deliberare su disegni di legge, esprimersi in pubblico. I partiti avranno diritto agli assistenti e ai segretari e riceveranno 2,43 milioni annui ciascuno, loro che hanno a lungo criticato i politici di professione e sputato su Bruxelles, il loro nuovo mecenate. Dura lex sed lex, dicevano i latini: la legge è dura ma è legge.

Eppure, anche questa è democrazia. Rispettandola, non sono soltanto la legge e la libertà d’espressione a essere onorate: la democrazia è anche uno strumento per lenire gli effetti dei movimenti populisti! Se l’estrema destra e i populisti hanno molti punti in comune, partiti come Lega Nord, UKIP o il Fronte Nazionale non sono “fascisti”, nonostante usino spesso quel tipo di retaggio per legittimarsi storicamente. Certo, il Fronte nazionale, nato nel 1972, usa ancora il logo della fiamma tricolore, in omaggio al fascismo. Ma la Lega Nord appartiene a un’altro tipo di destra reazionaria, poiché secessionista. Quanto all’UKIP, si tratta di un partito identitario di un’altro tipo.

L’estrema destra s’iscrive in una tradizione che include l’esistenza ed il rispetto (diciamo…) di una classe politica di cui accetta le regole, al fine di farne parte. Il populismo, invece, disprezza la classe politica e cede al culto dell’uomo comune. Permettendo ai populismi di destra di penetrare nell’arena delle istituzioni, gli si permette di esprimersi più facilmente – ed è un rischio, non lo si può negare – ma si amputa la radice stessa della loro identità.

I populisti si lamentano di una classe politica lontana dalle realtà del quotidiano e che si evolve in un universo ovattato? Benissimo, diamo loro accesso a quell’universo: lo troveranno di loro gradimento, si mostreranno improvvisamente meno affamati, più propensi a trattare con Bruxelles. I loro militanti finiranno per rimproverar loro la stessa cosa che rimproverano ai partiti che criticano. Panem et circenses? A grandi linee, sì.