Politica

Il giorno dopo il grande dibattito. Sarko? Non ancora KO

Articolo pubblicato il 03 maggio 2012
Articolo pubblicato il 03 maggio 2012
“Non è detta l’ultima parola”. Potrebbe essere questo il nuovo slogan dell’UMP. È l’espressione più utilizzata in attesa del ballottaggio. Nessun sentimento di sconfitta regna tra le file della maggioranza, unita intorno al proprio capo. Sarà scontro tra piccoli se Sarkozy verrà sconfitto al secondo turno, il 6 maggio. E, a tal proposito, non è detta l’ultima parola.

Nicolas Sarkozy, un presidente tutto nuovo su cafebabel.com

Ciò non ha alcun legame con il recente sostegno di Giscardal candidato uscente. Tale sostegno non è molto influente, soprattutto dopo la fanfaronata “Lady Didi”. Di gran lunga più imponente è invece il peso di Marine Le Pen, del Front National. Ottenendo il 18% al primo turno, la figlia non ha soltanto superato il padre. Quest’ultimo si era accontentato di offrire un secondo mandato a Chirac e una sbronza monumentale a decine di milioni di elettori; un veloce secondo turno e via. Con Marina, invece, si guarda più lontano...

Permane sicuramente un'ideologia un po’ limitata, come quella paterna, tuttavia c'è una visione decisamente più ampia a livello di calendario elettorale: Marine lo sa, se l’UMP imploderà, il grande partito di destra... sarà suo. L’attenzione è rivolta così alle urne. La sinistra guarda al secondo turno dell’elezione presidenziale, la destra alle prossime elezioni legislative. Strabismo di famiglia, facilmente spiegabile in riferimento a un semplice contesto: se Sarkozy perderà, i suoi collaboratori (Jean-François Copé, presidente del partito, e Xavier Bertrand, ministro del lavoro in carica) si scontreranno tra loro per aggiudicarsi il posto vacante in previsione del 2017. Essi pertanto faranno esplodere in un solo colpo l’UMP e il FN otterrà il posto vacante. Come volevasi dimostrare, ma con una piccola condizione, imporsi al di fuori di Henin-Beaumont, ovvero arrivare alle legislative.

Quest'uomo è pericoloso?

In sostanza, al quartier generale del FN (chissà se la cosa interessa gli elettori), non si conta affatto sulla vittoria di Sarkozy. E si spera ancor meno che questa si verifichi. Un po’ come in casa Bayrou, indubbiamente. L’ex terzo uomo, oggi quinto, il cantore del centro, il politico incerto, il “made in France” del Béarn, non ha (ancora?) dato la consegna di voto. I pochi eletti del Modem propendono perlopiù a destra. I suoi elettori sono indecisi. E lui propende per il centrismo: con un Hollande trascinato a sinistra da Mélenchon e una destra radicalizzata dal FN, matematicamente il centro dovrebbe guadagnare terreno.

"Quest'uomo è pericoloso?"Una scommessa come un’altra, basata su un presupposto: che Sarkozy non faccia il colpo dello straniero vittorioso, che Marielle Mathieu non ritorni a Place de la Concorde e che Enrico Macias non ricominci a sbraitare. E comunque, in questi tre casi, certamente non è ancora detta l’ultima parola. Sarkozy è un buon candidato in tempi normali. In quelli difficili, diventa eccellente. Il “vero lavoro” è una chicca di espressione provocante, pregna di populismo in tempo di crisi. Checché se ne dica, Sarkozy rasenta l’estremismo: dietro il “vero lavoro” si profila il “vero francese”. Grande arte di mostrare un disinibito sarkozysmo al Pantheon, il cui frontone recherebbe la massima: “La patria è riconoscente ai veri lavoratori”. Lavoro, patria... Pétain torna spesso alla mente in questi tempi.

Dal populo al popolo

Sarkozy può davvero vincere la battaglia del 6 maggio? I giovani dell’UMP del sedicesimo arrondissement, dalla pettinatura impeccabile malgrado il vento all’uscita della metro, non hanno dubbi. E se avessero ragione? Se Sarkozy dividesse abbastanza da vincere? Se gli elettori frontisti pensassero al loro futuro piuttosto che a quello di Marine Le Pen e optassero per il “candidato uscente”? Se Hollande avesse indossato troppo presto il costume presidenziale? Se la sinistra andasse in bianco alle elezioni? Peggio ancora, se lo stile del populo diventasse quello del popolo? Per l’ultima volta: “non è detta l’ultima parola”. Sono cinque anni che il candidato del potere d’acquisto gestisce le cose e, qualunque sia il bilancio, è sempre nella posizione di vincere.

Nicolas Sarkozy, un presidente tutto nuovo (II parte) su cafebabel.com

I lavoratori (non quelli veri, gli altri) non potranno che biasimare se stessi: il mal di testa del mattino seguente deriva spesso dal giorno precedente. In altre parole, la sbronza del 7 maggio va evitata il 6, (ma su Twitter a partire dalle 15), nella cabina elettorale. In caso contrario, avvolti da una collera generale, gli assistiti, i francesi di origine straniera, i professori, i medici, gli universitari, gli studenti, i disoccupati, i magistrati, i pensionati, i marinai di Seafrance, i pescatori, gli agricoltori, gli operai dell’industria metallurgica e automobilistica e tessile, tutti potranno approfittare dello spazio Schengen (prima che Sarkozy lo rinegozi), per emigrare in Romania. Laggiù ci sono Rom, ma l’opposizione di sinistraha appena rovesciato la destra dal potere.

Foto di copertina: (cc) vectorportal/flickr; testo: Meeting (cc) Gueorgui/flickr; Nouvel Observateur (cc) Philippe Martin/flickr ; video (cc) stylpy1/YouTube