Politica

Il 9 marzo la Spagna vota in tutta Europa

Articolo pubblicato il 03 marzo 2008
Articolo pubblicato il 03 marzo 2008
Spagnoli e francesi si recheranno alle urne il 9 marzo, rispettivamente per le legislative e per le amministrative. Come cambiano le campagne elettorali con la possibilità di votare dall'estero?

«Ho già preparato tutte le carte per votare». A parlare è il vicesindaco di Parigi, e non si riferisce alle elezioni amministrative francesi del 9 marzo. Lei è Ana Hidalgo, originaria di Cadice, Spagna. La Hidalgo, che si ripresenta nelle liste socialiste dell’attuale sindaco parigino, Bertrand Delanoë, parla delle elezioni politiche spagnole che si svolgeranno lo stesso giorno.

Per la prima volta gli spagnoli non residenti nel proprio Paese possono partecipare alle legislative senza dover votare tramite posta, ma semplicemente recandosi all'ambasciata.

Elezioni senza confini

Abbiamo incontrato Ana Hidalgo lo scorso 9 febbraio a Parigi, durante una manifestazione pre-elettorale del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe). Il Psoe-Europa incorpora tutte le federazioni presenti al di fuori della Spagna, come quella di Parigi, di Bruxelles o di Berlino.

Una simile organizzazione è presente anche tra i militanti del partito della Izquierda Unida (Sinistra unita), una coalizione di partiti di sinistra che ingloba anche il Partito comunista spagnolo, che raccoglie i quasi due milioni di esiliati per motivi politici ed economici che il Paese ha prodotto tra il 1936 e il 1976.

Anche il Partito popolare (Pp) crea la sua rete in Europa. Il suo candidato alle elezioni, Mariano Rajoy, lo scorso 30 gennaio ha ricevuto l’appoggio pubblico di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy durante un meeting dell'Ump, il partito del Presidente francese. In quest'occasione Sarkozy gli ha augurato la vittoria e ha esortato gli spagnoli di Francia a votarlo.

I militanti politici spagnoli in Europa non si occupano soltanto di cose che riguardano il loro Paese, ma trasferiscono le proposte di riforma di politica comunitaria alle direzioni dei rispettivi partiti.

«Si tratta soprattutto di temi di cooperazione giudiziaria tra Stati», spiega José Rojas, segretario generale del Psoe-Parigi. «Ad esempio, nei casi in cui un giudice francese conceda la tutela di un figlio portatore di handicap a uno spagnolo, le autorità spagnole devono riconoscerla senza attendere che lo faccia un altro giudice spagnolo».

Socialisti di tutto il mondo unitevi

Il Partito Socialista europeo (Pse) sta prendendo sempre più la forma di un’organizzazione di militanti anziché di partiti nazionali. A partire da questo presupposto come si organizzeranno i partiti nazionali all’estero? «Sebbene lo sviluppo attuale del Pse debba essere l’obiettivo finale della sinistra socialista», continua Rojas, «ci sarà qualche conflitto: i partiti socialisti in Europa ancora oggi hanno interessi esclusivamente nazionali e calendari elettorali distinti».

Il governo spagnolo sta ora pensando alla creazione di un’apposita circoscrizione elettorale per gli spagnoli che vivono all’estero: «Sono circa un milione e mezzo», ci conferma Bernardino León, vice-ministro degli esteri spagnolo. Parliamo di circa 15 seggi su un totale di 350, poco più di quanto serve a Zapatero per raggiungere la maggioranza assoluta. La stessa misura è stata applicata dall'Italia alle legislative del 2006. La creazione dell'Aire (Anagrafe degli italiani all'estero) ha fatto la differenza: Romano Prodi, con uno scarto di soli 20.000 voti, si è aggiudicato 12 deputati e 6 senatori, vincendo contro Silvio Berlusconi nel 2006.

Anche le amministrative francesi devono fare i conti con gli immigrati, ma tra le file del partito. Ad esempio l'Ump candida il Ministro della giustizia Rachida Dati, originaria del Marocco. «La maggior parte dei candidati sono portoghesi, magrebini e cinesi», indica ancora Ana Hidalgo, riferendosi alle liste della sinistra pluralista. Riesce a immaginare che un giorno l'Hotel de Ville (il comune di Parigi, ndr) possa venire occupato da un inquilino non francese? «Non francese non saprei, ma qualcuno che abbia la doppia naziolità, questo sì», confessa ammiccando. Forse un annuncio di successione?